Rapine nel campo sinti: 25 arresti
«Venite in via Chiesa Rossa, c'è un affare». Poi botte e minacce per le vittime. Venivano depredati anche interi Tir

MILANO - Sono arrivati prima dell'alba, col cielo nero gonfio di pioggia. Sono arrivati in trecento armati fino ai denti e sono sfilati veloci, poliziotti e carabinieri, sotto le telecamere che i nomadi del «Villaggio Lambro meridionale», l'accampamento comunale di via Chiesa Rossa, avevano sistemato sui pali della luce per sorvegliare l'unico ingresso al dedalo di stradine disegnato dalle villette a schiera e dai camper extralusso. Un paio di robuste cesoie per fare saltare il cancello chiuso all'entrata e poi via a rapidi passi verso le case dei trentuno rapinatori da arrestare, tra i lama e i pony, tra i cavalli e i cani lupo, tra i pavoni e i furiosi rottweiler che più di una volta le pattuglie delle forze dell'ordine si sono viste aizzare contro. Dormivano, i nomadi in giacca e cravatta col vizio di ripulire i malcapitati che si ritrovavano prigionieri del loro accampamento regolare, di quelli che la luce, il gas e l'acqua la paga il municipio. Questa volta i carabinieri e i poliziotti li hanno sorpresi in mutande, e così di agitare la solita sommossa di ragazzini, per potere sparire tra i muri delle villette e le pareti delle case su gomma, gli zingari non hanno proprio avuto il tempo. «È stata un'operazione militare — dirà qualche ora più tardi il pm Massimiliano Carducci, il magistrato che ha coordinato l'inchiesta — necessaria anche per ristabilire la legalità in un pezzo di Milano che era diventato off-limits». Le telecamere sistemate all'ingresso e collegate ai monitor dentro le case non sono servite a nulla, davanti ai video accesi non c'era nessuno e alla fine del blitz le forze dell'ordine hanno stretto le manette a 25 (quattro sono donne) dei 31 nomadi accusati di rapina. Sei sono latitanti. I nomadi finiti in manette sono tutti membri dei clan Deragna, Hudorovic e Braidich, tutti italianissimi e obbedienti seguaci del capo banda Giuseppe Deragna, 50 anni, antiche origini nel circo e nelle giostre, con un fittizio presente da impresario edile. Ben vestiti, affabili e bene educati, i trentuno banditi accalappiavano clienti nei vari supermercati del Milanese. Depliant alla mano, li convincevano che nel loro negozio, uno stanzone adibito a vetrina allestito all'interno del campo, avrebbero potuto trovare di meglio e a un prezzo certamente vantaggioso. Chi abboccava era segnato. Una volta entrato nel campo ne usciva ripulito di tutto, preso a sassate dai ragazzini e inseguito dai cani. I carabinieri del Gratosoglio e il commissariato di polizia Scalo Romana hanno ricostruito una cinquantina di colpi, e non mancano episodi in cui ad essere rapinati sono stati interi tir carichi di merce, a volte preziosi Swarovski o televisori al plasma, altre volte frigo e levatrici. Semplice la regia: i nomadi ordinavano il carico e dopo avere scaricato la roba al posto dei soldi o degli assegni tiravano fuori due o tre pistole giocattolo prive del tappo rosso, coltelli, badili e mazze. E il gioco era fatto, il malcapitato innestava la retro e se ne andava più in fretta che poteva. Nel campo, che ospita circa trecento nomadi sinti, ogni tanto entrava una pattuglia della polizia municipale per il controllo delle presenze. Ma i Deragna e gli altri stavano bene accorti a non insospettire nessuno. Meglio non fare entrare clandestini, tenersi alla larga dalle noie amministrative, farsi pagare le bollette dal Comune e poi fare affari con le rapine. Ma ieri mattina, prima dell'alba, sono arrivati in trecento. E tutti armati...
Corriere della Sera

Con Bush 2008, difenderà l'onore della Patria?

NO AL GAYPRIDE A BOLOGNA
Firma la petizione

FORZA NUOVA: INCIDENTI A 'LA SAPIENZA'
Pochi giorni fa Lotta Universitaria ( formazione universitaria vicina a FN) aveva richiesto al Rettore della Sapienza di poter tenere una conferenza sul tema delle foibe, dopo che la stessa università aveva ospitato un convegno in cui era stata negata l’ esistenza delle stesse foibe.La conferenza era stata negata dopo occupazioni e proteste violente dei Collettivi che avevano intimorito il Rettore.Oggi nei pressi dell’Università alcuni attivisti di Forza Nuova sono stati aggrediti da decine ( 20 secondo La Repubblica) di attivisti degli stessi Collettivi con sedie ( che solo dall’ interno dell’ università potevano provenire) e mazze di legno.Alcuni giovani di Forza Nuova e di sinistra sono rimasti contusi e sei giovani fra FN e Collettivi sono stati fermati. Dagli eventi possiamo solo dedurre che l’ Italia ha ancora zone franche dove chi parla, è chi nega le foibe o dove gli organizzatori degli eventi dicono “Fiore non entra ma Scalzone è benvenuto”. Lotta Universitaria intende battersi contro l’Università dei baroni e dei collettivi che ha portato l’ Italia ad essere fanalino di coda nelle tecniche, nelle scienze e nelle discipline umanistiche e oggi arriva a negare le foibe e a cacciare il Papa. Con buona pace del governo di centrodestra.
La Segreteria Nazionale
VERGOGNOSO E INFAME ATTO VANDALICO CONTRO LE LAPIDI
COMMEMORATIVE DEGLI EROI DI ROVETTA




Vent'anni fa moriva Giorgio Almirante, il ricordo di Storace
"Vent’anni sono passati dalla morte di un grande uomo che ha contrassegnato larga parte della nostra storia politica: Giorgio Almirante. E a lui, ancora oggi, alla sua memoria, ci inchiniamo con profondo rispetto di militanti politici. Per Almirante rischiammo la vita e molti nostri ragazzi – quelli sì, nostri camerati – la persero, vittime dell’odio rosso. Almirante fu anche geniale precursore di un modello di democrazia diretta che oggi vediamo rappresentata dall’elezione popolare dei sindaci, dei presidenti delle province e delle regioni. Fu inguaribile sognatore della stagione della pacificazione nazionale. Fu profeta inascoltato di un’identità che si richiamava all’affermazione di valori legati alla tradizione nazionale. Creò la destra italiana e la accompagnò per mano, amato dalla sua gente. In questa politica tutta melassa credo si troverebbe assai male. Anche noi, in un mondo che i leaders politici li detesta e non li ama più. Giorgio, noi ti amiamo ancora".
Francesco Storace

Campi nomadi: arriva la scorta. E a noi chi ci difende??
NAPOLI -E' stata rafforzata la sorveglianza della polizia nella zona che ospita i campi rom nel quartiere di Napoli di Ponticelli. La misura è stata adottata per evitare eventuali tensioni tra gli abitanti del quartiere e i rom, dopo il tentativo di rapimento di una bimba da parte di una ragazzina rom di 16 anni avvenuto nella serata di sabato. Le volanti della polizia hanno pattugliato per tutta la notte le strade adiacenti ai campi rom, che ospitano circa 700 persone: la tensione ha comunque portato, ieri sera, ad uno scontro con un ragazzo rom, non coinvolto nel tentato rapimento, che è stato accoltellato mentre andava in bici nel quartiere. A Ponticelli si è recato stamane anche un rappresentante dell'Opera Nomadi di Napoli, Enzo Esposito: "Purtroppo si respira un clima di odio ingiustificato nei confronti dei nomadi - dice - anche perché la maggior parte dei recenti casi che hanno avuto eco sulla stampa e di cui erano accusati i rom si sono poi conclusi con un proscioglimento in giudizio". L'Opera Nomadi sta anche valutando la possibilità di fornire assistenza legale alla minorenne accusata di tentato rapimento. Intanto la sedicenne si trova nel Centro di accoglienza per minori dei Colli Aminei, vicino al Tribunale per i minorenni: nelle prossime ore potrebbe essere sentita dal pm. Dalla polizia del commissariato di Poggioreale arriva la conferma che la ragazzina era già stata fermata 15 giorni fa per un furto in appartamento e portata in un altro centro di accoglienza da cui era però fuggita.

VERONA: ROMAGNOLI - SONO DELINQUENTI - ‘E certa stampa specula sulla presunta e subito smentita appartenenza di tali criminali al nostro partito’
“Accade che tra gli esseri umani ve ne siano alcuni che hanno spiccata capacità a delinquere, propensione che si concretizza in crimini efferati, ingiustificabili, esecrabili e stigmatizzabili neanche in modo adeguato”. “Questi individui sono capaci di compiere azioni, crimini, che definire da cerebrolesi è riduttivo ed eufemistico”. “Questi individui, indifferentemente se schermati da ‘fedi’ o simpatie politiche, sportive, religiose o quanto altro, non possono essere ascrivibili ad alcun contesto sociale, ne possono accampare giustificazioni di sorta”. “Questi individui per le loro scriteriate azioni devono essere perseguiti e devono pagare il conto con la giustizia e la società”. “Spiace dover stigmatizzare anche l’atteggiamento di certa stampa, non saprei se definire politicizzata o altrettanto scriteriata, che specula su tragici eventi che hanno a che fare solo con il teppismo criminale e la devianza ed il bullismo giovanile, e non con la politica”. “Soprattutto, men che meno, con la militanza e l’attivismo del Fiamma Tricolore, spesse volte oggetto misconosciuto d’aggressione, e che ha merito e metodo d’azione politica agli antipodi di quello che certa stampa e alcuni incauti fomentatori d’odio e scontro sociale vagheggiano e forse desiderano”. “Rimanere fermi testimoni della propria fede e delle proprie idee con onestà, disponibilità al confronto dialettico e lucida intelligenza: queste le doti del nostro militante. Per fortuna chi non le ha non era, non è, e mai sarà uno dei nostri”.
On. Luca Romagnoli
Segretario Nazionale
Movimento Sociale Fiamma Tricolore


Sergio Ramelli: PRESENTE!!
E' lo studente di destra (19 a.) selvaggiamente picchiato con sbarre di ferro il 13 marzo scorso in via Paladini - Aveva riportato lo sfondamento del cranio e non aveva più ripreso conoscenza - Non identificati gli aggressori.
E' morto Ramelli
lo studente massacrato dagli ultrasinistri Dopo quarantotto giorni di straziante agonia è spirato questa mattina, poco prima delle dieci, al reparto neurochirurgia padiglione Beretta, del Policlinico, Sergio Ramelli, 19 anni, lo studente simpatizzante per l'estrema destra massacrato bestialmente sotto casa da alcuni giovani di sinistra armati di spranghe di ferro il 13 marzo scorso. Il giovane, dopo l'aggressione, fu trasportato d'urgenza al policlinico e sottoposto ad un intervento chirurgico durato cinque ore, nel corso del quale i medici riuscirono a ricostruire una parte della calotta cranica e della membrana cervicale. Dopo la delicata operazione, Sergio Ramelli diede segni di miglioramento, dovuti alla reazione della sua forte fibra e alla giovane età; i medici del "Beretta", a un certo punto, manifestarono un cauto ottimismo circa le possibilità di salvare il ragazzo, che reagiva in maniera sorprendente. LA prognosi, tuttavia, rimase sempre riservata sia "per la sopravvivenza che per la funzione". Ciò significa che Sergio Ramelli, se anche fosse sopravvissuto, sarebbe probabilmente rimasto gravemente menomato, muto e semiparalizzato. Nei gironi scorsi, però, sono improvvisamente sopravvenute delle complicazioni polmonari che hanno rapidamente indebolito un fisico provato. Le energiche cure a cui è stato sottoposto non hanno potuto impedire il sopraggiungere di un collasso cardiocircolatorio che, stamane, ha spezzato l'esile filo che ancora legava Sergio Ramelli alla vita.
Aggressione Selvaggia
L'aggressione, messa a segno il 13 marzo in via Amadeo, davanti al palazzo segnato dal numero 40, dove il giovane abitava con i genitori ed i fratelli, non aveva avuto praticamente testimoni. Si sa che lo studente, dopo aver parcheggiato il suo motorino in via Paladini, si era diretto verso casa. Improvvisamente, all'angolo con la via Amadeo - era l'una e quindici - alcuni giovani armati di spranghe, bastoni, chiavi inglesi gli balzarono addosso colpendolo selvaggiamente al capo. Sergio Ramelli crollo al suolo sanguinante. A questo punto i teppisti trasformarono il pestaggio in un vero e proprio linciaggio. Infierirono sul giovane sino a sfondargli la calotta cranica. Poi fuggirono, lasciandolo a terra svenuto e sanguinante. Il Ramelli fu soccorso soltanto dopo qualche minuto da un commesso che avvertì immediatamente la portinaia dello stabile in cui la famiglia Ramelli abita da 22 anni. La donna, Graziella Zacchia, visto il giovane a terra, corse immediatamente ad avvisare la polizia ed una ambulanza. Lo studente, che perdeva materia cerebrale, venne ricoverato al Policlinico. Dopo l'intervento chirurgico Sergio Ramelli fu trasportato al reparto rianimazione. Qui è rimasto sino ad oggi in stato comatoso. Le indagini dell'ufficio politico della questura presero il via subito dopo l'aggressione; nella stessa serata furono arrestati una decina di giovani, studenti del "Molinari" l'istituto che il Ramelli aveva frequentato fino a poco tempo prima. Questi giovani, tutti di estrema sinistra, furono poi rilasciati perché risultarono estranei al fatto. L'inchiesta si spostò poi tra i gruppi della sinistra extraparlamentare che operano nella zona Città Studi, dove abitava Sergio Ramelli. Questi, infatti, pochi giorni prima del fatale agguato, aveva affisso nel quartiere dei manifesti del "Fronte della Gioventù" che riguardavano l'uccisione del simpatizzante di destra Miki Mantakos, fulminato da un colpo di pistola a Roma durante gli incidenti avvenuti in occasione delle prime udienze del processo per la strage di Primavalle. Anche questa seconda pista, però, non ha dato alcun frutto.
Espulso dalla scuola
Il Ramelli, figlio di Mario, 47 anni e Anita Pozzi [sic] di 49 anni, era stato fiduciario del "Fronte della Gioventù" all'Istituto Molinari dove aveva studiato a lungo prima di esserne espulso a causa delle sue idee politiche, dopo un assurdo "processo" avvenuto durante un'assemblea studentesca. Proprio per quel motivo il padre lo aveva trasferito in una scuola privata dove frequentava il biennio quarta e quinta e si stava preparando per l'esame per perito chimico. Era già stato picchiato in altre occasioni. In particolare, una ventina di giorni prima dell'aggressione mortale la stessa sorte era toccata a suo fratello Luigi, scambiato per Sergio. Lo stesso Sergio e suo padre erano stati ancora protagonisti di un'altra aggressione quando il giovane studiava la Molinari. Dopo una accesa discussione con il preside nell'atrio della scuola, erano stati circondati da un gruppo di studenti. Era nato un tafferuglio: insulti, sputi, botte. Un solo professore, al "Molinari" aveva difeso Ramelli, sostenendo che egli aveva diritto ad avere le sue idee politiche e che anche gli altri - proprio perché viviamo in una società democratica- dovevano rispettarle. Il suddetto professore era stato però "punito" per questo suo atteggiamento: la sua macchina era stata data alle fiamme dagli ultrasinistri. Sergio Ramelli apparteneva a una famigli di grandi tradizioni patriottiche. Due suoi parenti avevano ricevuto, nell'ultima guerra mondiale, la massima decorazione al valore: la medaglia d'oro al valore militare

25 APRILE: ROMAGNOLI, BASTA SPENDERE SOLDI PUBBLICI PER UNA MANIFESTAZIONE SUPERFLUA
“Chiudere finalmente la stagione dell'odio e rimuovere un falso storico: l'Italia non è stata liberata dalla ‘resistenza’ ma ha prima ceduto le armi agli Angloamericani poi, nello sbando completo dell'armistizio, ha lasciato che ognuno decidesse per se, infine è stata ‘liberata e rioccupata’ appunto dagli Angloamericani”. Lo dichiara Luca Romagnoli, segretario del Movimento Sociale Fiamma Tricolore alla vigila del 25 aprile. “Chiedete ai vostri nonni – prosegue l’europarlamentare – cosa hanno fatto dopo l'armistizio: In tutto il centro sud, a parte le eccezioni di chi si è arruolato nella RSI per difendere l'onore d'Italia e di quei pochi che hanno scelto la resistenza, gli altri si sono tutti arrangiati”. “Nel resto della Nazione non c’è stata contrapposizione di eserciti – sottolinea Romagnoli – c’è stata solo una crudele pagina di guerra civile combattuta con atti terroristici e un doloroso e criminale strascico postbellico”. “Non c’è dunque niente da festeggiare, il 25 aprile per questa tragica e francamente poco edificante pagina della nostra storia”. “Speriamo che la finiscano di spendere denaro pubblico per questa celebrazione che è superflua oltre che anacronistica”. “E arrivi finalmente il momento di una memoria, se non condivisa, almeno accettata che ponga finalmente sotto i riflettori - dopo i libri di Pansa e decenni prima di lui grazie alla penna libera di Giorgio Pisanò - tutte le violenze compiute in quel periodo dai ‘liberatori-partigiani’, che nel tempo – conclude Luca Romagnoli – hanno costruito l’epopea di una resistenza che non c’è stata”.
Fonte Fiamma Tricolore

Arrestati 16 sudtirolesi anti-italiani
16 giovani sudtirolesi, stando alle informazioni date dalla stampa locale, sono stati arrestati perchè più volte hanno partecipato a iniziative estremiste neonaziste. Inoltre sono state sequestrate bandiere naziste, poster di Hitler, cartelli con scritto “Ein Tirol” (slogan usato dai terroristi sudtirolesi degli anni 60) e “Suedtirol bleibt Deutsch” (L’Alto Adige rimane tedesco) così come altro materiale di propaganda neonazista. Questi ragazzi sudtirolesi, che hanno tra i 27 e i 16 anni e che provengono dal meranese, stando a quanto riportato dalla stampa, avrebbero preso di mira in circa 20 casi italiani e immigrati. Dispiace molto dover leggere ancora oggi simili fatti di cronaca, ma non mi sorprende per niente dato che in Alto Adige c’è un movimento politico, guidato dalla consigliera provinciale anti-italiana Eva Klotz, che non fa altro che alimentare l’odio tra tedeschi e italiani. Se poi alcuni, per fortuna pochi ma sempre più numerosi, giovani di lingua tedesca prendono di mira non solo verbalmente ma anche fisicamente i loro coetanei di lingua italiana, questa è solo la conseguenza della politica portata avanti dai movimenti politici anti-italiani presenti in Alto Adige, tra i quali appunto la Suedtiroler Freiheit di Eva Klotz.
Davide Orfino

16 Aprile 1973 rogo di Primavalle


Morte Mussolini: no alla riapertura delle indagini
ROMA (10 aprile) - No alla riapertura delle indagini e dell'inchiesta sulla morte di Benito Mussolini. Alfredo Montagna, sostituto procuratore generale della Cassazione, ha chiesto ai giudici della Prima sezione penale della Suprema Corte di dichiarare "inammissibile" il ricorso presentato dal nipote del Duce contro l'archiviazione del caso disposta l'ottobre scorso dal gip di Como. Spetta ora alla Cassazione decidere se procedere o meno con l'archiviazione definitiva del procedimento. Carlo Morganti e Luciano Randazzo, legali di Guido Mussolini, avevano fatto ricorso contro la decisione del Gip di Como sostenendo che l'omicidio del Duce non poteva essere prescritto poiché si trattava "dell'uccisione di un capo di Stato in violazione della legge sui prigionieri di guerra". «Se la Cassazione dichiarerà inammissibile il nostro ricorso - hanno fatto sapere i due avvocati - avremo la possibilità di chiedere la riapertura del caso in presenza di nuove prove».

Venezuela: stop ai Simpsons
Caracas, 8 apr. - (Adnkronos) - Il Venezuela censura i "Simpsons" perche' sono "inadatti ai bambini". L'Authority televisiva di Caracas ha ricevuto numerose lamentele sulla sitcom statunitense e per questo "Televen", l'emittente televisiva che trasmetteva i "Simpsons" ogni weekend alle 11 del mattino, ha dovuto eliminarla dal palinsesto e rimpiazzarla con la serie tv "Baywatch". "Abbiamo dovuto toglierli dal palinsesto - ha detto la portavoce di "Televen" Elba Guillen - la serie e' considerata inadeguata per quella fascia oraria, perche' e' inadatta ai bambini".

Il Fronte Nazionale appoggia La Destra
Carissimi,
dopo tanto tempo, torniamo a parlare di politica, torniamo a farci sentire. Le ragioni del nostro silenzio, espresse sul sito del Fronte nel corso di questo ultimo anno, possiamo sintetizzarle nel riconoscere inutili gli sforzi di ricondurre in un’unica grande struttura le formazioni che, anche se con modalità diverse, si riconoscevano nella battaglia sociale e nazionale: unica soluzione per rompere il giogo della globalizzazione culturale e risolvere, quindi, la drammatica situazione economico-sociale del nostro popolo. Noi ce l’abbiamo messa tutta! Falliti tutti i tentativi di unità di vertice, abbiamo tentato la strada di un’unità di base: ma anche in questo caso, tutti coloro che cianciano di unità si sono guardati bene dall’aderire, il perché lo lasciamo alla vostra intelligenza. A marzo dell’anno scorso, proposi a quel che rimaneva di Alternativa Sociale, anche in previsione dell’annunciata scissione che si prevedeva in A. N., di rivitalizzare il progetto facendo un atto di coraggio: sciogliere i nostri partiti e farli aderire ad un’ iniziativa più ampia che doveva essere promossa da ciò che rimane del mondo culturale e scientifico facente riferimento alla nostra più ampia realtà. Tale iniziativa avrebbe reso impossibile il nascere di altre formazioni politiche, che avrebbero dovuto necessariamente tener conto di questa nuova e forte realtà. La risposta negativa ci convinse che l’esperienza di Alternativa Sociale era definitivamente conclusa, ridotta, nonostante le grandi speranze iniziali, alla realtà di consenso elettorale da prefisso telefonico: parliamo di risultati elettorali, infatti, perché, per chi se lo fosse dimenticato, quello che ci manca, non è l’associazione culturale, il circolo elitario o il giornale di nicchia, ma proprio il partito di riferimento che capitalizzi il lavoro di tutte queste realtà. Ecco le ragioni profonde del nostro silenzio: l’inutilità di sprecare forze ed energie. Oggi qualcosa potrebbe cambiare! LA DESTRA, la formazione che, in questi primi mesi di vita, si è imposta decisamente sulla scena politica con una significativa presenza, ha acconsentito alla costruzione del soggetto unificante, accogliendo appieno le nostre istanze sociali e rendendosi disponibile ad affrontare seriamente tutte le tematiche che hanno causato la profonda crisi culturale politica e sociale dell’Italia, in questo senso, avendo già raccolto intorno a sé la Fiamma Tricolore Noi del Fronte, in vista di questo percorso, abbiamo deciso di aderire e di aiutare in questa difficile fase elettorale. Le elezioni sono capitate in un momento difficile per noi tutti, perché siamo impreparati, ma è un nostro dovere non far naufragare questa opportunità.Per questo motivo ti invito ad andare a votare ed a votare LA DESTRA, dimenticando i rancori ed risentimenti personali, le piccole e grandi frustrazioni, le cocenti delusioni. Il giorno dopo il voto, se saremo riusciti ad uscire dalla condanna di risultati da prefisso telefonico, partiremo per una nuova avventura, forse… l’ultima. L’alternativa è starsene a casa e decretare il nostro fallimento e la nostra incapacità a dare strumenti politici ad una grande idea: quella che, sola ,può risolvere i problemi del mondo intero. Noi abbiamo accettato con umiltà, senza chiedere posti in lista, questa nuova sfida a Voi la scelta.
Adriano Tilgher

Camera dei Lord: immigrazione dannosa!
Gli immigrati fanno più male che bene: non è lo sproloquio di un razzista né una dichiarazione burlesca da primo aprile, bensì l'esito di un'inchiesta della Camera dei Lord inglese, condotta dall'ex ministro dell'Energia Lord Wakeham. Secondo questo studio, l'immigrazione sarebbe decisamente dannosa, almeno per la Gran Bretagna: qui, registra l'indagine, l'afflusso di extracomunitari fa crescere il deficit in settori chiave quali la sanità e l'istruzione pubblica, rende inaccessibile per i lavoratori i prezzi delle case, riempie le scuole di allievi che non parlano l'inglese, crea conflitto sociale penalizzando, nell'accesso ai posti di lavoro, le categorie più deboli quali i giovani e i disoccupati. Immediata "l'adozione" dello studio da parte del politico leghista Calderoli, che ha detto: «Bisogna leggerlo, questo documento, per capire fino in fondo che la realtà dell'immigrazione che esso fotografa non è solo quella inglese, ma è quella di tutta un'Europa che solo ora, purtroppo tardivamente, sembra rendersi conto che molta parte del malessere sociale e delle difficoltà delle nostre economie sono causati o, quanto meno, favoriti da questo fenomeno incontrollato».

DESTRA: ROMAGNOLI SCRIVE A NAPOLITANO, COMUNE DI MILANO BLOCCA SITO FIAMMA ‘E’ UNA VIOLAZIONE DEI DIRITTI COSTITUZIONALI E UNA EVIDENTE TURBATIVA ELETTORALE’
“Una palese violazione dei diritti costituzionali”. Con un’interrogazionw all’Europarlamento e una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al ministro dell’Interno Giuliano Amato e al Prefetto di Milano, il segretario nazionale del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, Luca Romagnoli, chiede con forza “un intervento urgente in merito ad un'antidemocratica ingerenza e soprattutto all'evidente turbativa elettorale avvenuta e che avviene nella rete informatica del Comune di Milano. Da qualsiasi elaboratore elettronico della citata rete –spiega l’eurodeputato di Fiamma- non è possibile collegarsi al sito ufficiale del Partito MS Fiamma Tricolore (www.fiammatricolore.net)’’. ‘’Il sito –fa notare Romagnoli- risulta infatti bloccato alla navigazione, in quanto inserito, presumibilmente dall'amministratore della rete, nella categoria ‘Political Extreme/hate/Discrimination’. Poiche’ il sottoscritto –scrive il segretario di Fiamma- oltre che Segretario Nazionale e legale rappresentante del MS Fiamma Tricolore, e’ Parlamentare Europeo democraticamente eletto, e quindi rappresenta l'Italia nel massimo organo di rappresentanza parlamentare dell'Unione Europea, chiedo al Presidente della Repubblica, al Ministro dell'Interno e quindi al Prefetto di Milano immediato intervento per il ripristino dei diritti costituzionali del sottoscritto e del Partito che rappresenta’’. ‘’Si chiede inoltre –conclude Romagnoli- alle autorita’ giudiziarie e di polizia di svolgere le dovute indagini sull'accaduto, riservandosi ogni azione legale’’.

LARGHE INTESE E VOTO AGLI IMMIGRATI NELLA GIORNATA ELETTORALE
Duelli a distanza e varie tematiche nella domenica elettorale. Walter Veltroni? Un grande parlatore per Silvio Berlusconi, che aggiunge al settimanale Usa Newsweek: “Ma il suo spettacolo è finito. Gli italiani – continua il candidato premier del Pdl - hanno capito che in Italia ci sono due sinistre, che le sinistre significano 67 nuove tasse, aumento della pressione fiscale, apertura dei confini con una caduta della sicurezza, la tragedia dei rifiuti in Italia e lo stop ai lavori pubblici. Questi sono i fatti della sinistra. Poi ci sono le buone parole e le promesse”. E sempre sull’ex sindaco di Roma il Cavaliere promette pressing elettorale sui romani. Sotto accusa la gestione amministrativa della Capitale. Walter Veltroni, invece, sempre dal Newsweek, parla delle larghe intese. O meglio, presunte larghe intese: “E’ un tema che non esiste. Chi vince governa, poi le riforme istituzionali si fanno insieme, ma nessun inciucio”. Il candidato premier del Pd, nel giorno dei gazebo, il Democratic day, rassicura dunque i simpatizzanti circa la posizione del suo partito in caso di vittoria. Sul risultato delle urne pare decisamente ottimista. Ma in caso di sconfitta resterà saldamente alla guida del partito. Nella giornata, “Avvenire” ammonisce i candidati sulla necessità di parlare di temi reali. C'è inoltre spazio per la polemica sul voto agli immigrati. “Abbiamo fatto un patto su quello che è il contenuto del programma e delle stramberie come il voto agli immigrati non c’è traccia”. Questo lo dice Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord, che aggiunge: “Abbiamo una Costituzione che prevede che il voto e' solo per i cittadini italiani”. Gianfranco Fini, però, taglia corto: “Se ne parlerà a tempo debito”. Notizie correlate

Ue e Onu Contro Il Film Anti-Corano: ''e' Incitazione All’Odio''
Bruxelles - Il film anti-Corano 'Fitna' del deputato olandese Geert Wilders non fa altro che fomentare l'odio. E’ questa la posizione netta presa dall’Onu e dalla Ue sul controverso film pubblicato giovedì su internet. “Condanno nei termini più forti la diffusione del film anti-islamico offensivo di Geert Wilders”, recita una dichiarazione del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon letta dal portavoce Michele Montas. Secondo il segretario generale, “non c'è giustificazione per un linguaggio che promuove l'odio o per chi incoraggia la violenza e, in questo caso, non stiamo discutendo di diritto di libertà di espressione”, ha spiegato la Montas leggendo alla stampa il testo della dichiarazione. “L'Onu è il centro degli sforzi mondiali per portare avanti reciproco rispetto, comprensione e dialogo - conclude Ban - dobbiamo anche riconoscere che la vera divisione non è tra società musulmane e occidentali, come qualcuno vuole farci credere, ma tra piccole minoranze di estremisti che, da diverse parti, sono interessate a promuovere ostilità e conflitto”. In precedenza anche la presidenza slovena di turno dell'Ue si era scagliata contro il film sostenendo che la libertà di espressione "dovrebbe essere esercitata in uno spirito di rispetto per le fedi religiose e altre credenze e convinzioni. La tolleranza e il rispetto reciproci sono valori universali che dovremmo rispettare. Noi riteniamo che atti come il film sopra menzionato non hanno altro scopo che infiammare l'odio". Sulla stessa linea il presidente del Parlamento europeo Hans-Gert Poettering: "Il contenuto di questo film sembra destinato a offendere le sensibililtà dei musulmani, in Olanda, Europa e altrove nel mondo. A nome del Parlamento europeo - afferma in una nota - respingo totalmente l'interpretazione del film che l'Islam sia una religione violenta". Come era prevedibile, anche l'Iran ha duramente condannato la diffusione del film avvertendo che vi saranno "conseguenze per un simile atto provocatorio". Un comunicato stampa del portavoce del ministero degli Esteri, Mohammed Ali Hossein, definisce il video "insultante e antislamico", nonché simbolo del "profondo antagonismo" di alcuni Stati occidentali verso l'Islam e i musulmani. Ali Hossein si è poi rivolto all'Unione europea, alla Gran Bretagna e l'Olanda in particolare, perché blocchino la diffusione del video. Intanto la foto di Geert Wilders sta facendo il giro di tutti i siti e forum islamici vicini ad al-Qaeda. "L'olandese nemico di Allah ha fatto quanto aveva minacciato di fare e ha diffuso il suo film", si legge in un banner. Il messaggio è seguito da decine di post di frequentatori dei siti islamici che chiedono ai musulmani olandesi di agire contro il deputato olandese del Partito della Libertà. Dal canto suo Kurt Westergaard, il vignettista danese oggetto di minacce da parte dei fondamentalisti islamici per la sua caricatura del Profeta Maometto, ha detto di considerare un abuso l'uso della sua vignetta 'citata' all'inizio e alla fine della pellicola di Wilders. Parlando alla radio danese, Westergaard ha annunciato l'intenzione di intraprendere vie legali per bloccare la diffusione del documentario. Lo stesso giornale danese 'Jyllands Posten', che per primo aveva pubblicato la vignetta di Westergaard e altre caricature considerate blasfeme dai musulmani in tutto il mondo, ha preso le distanze dal contenuto del documentario del deputato olandese.

Era donna, ora e' uomo 'incinto'
WASHINGTON - La stampa americana lo tratta gia' come ''il primo caso di uomo incinto''. Si tratta di una donna/uomo dell'Oregon che anni fa decise di cambiare sesso e che anche all'anagrafe risulta registrata/o come maschio, Thomas Beatie. L'uomo/donna ha accettato di pubblicare su una rivista per omosessuali, 'The Advocate', la fotografia del suo stato di gravidanza: l'uomo (ha inequivocabilmente la barba) dice di essere 'incinto' di 5 mesi, e la foto non lascia apparentemente adito ad alcun dubbio: quella e' una pancia incinta. Thomas Beatie era una donna fino a dieci anni fa e si chiamava Tracy Lagondino. Dopo essersi resa conto di essere omosessuale, quando incontro' la sua attuale compagna, Nancy, decise di cambiare sesso. Si sottopose a una terapia a base di testosterone e a un intervento chirurgico per asportare il seno. Volle pero' mantenere inalterato il suo apparato riproduttivo femminile. Nel quale 5 mesi fa - stando a quanto da lei dichiarato alla rivista americana - si e' fatta impiantare il bimbo. Che - dice - ora ha 22 settimane. La fotografia pubblicata sulla rivista, e diffusa da tutti i principali media americani, e' effettivamente impressionante perche' Thomas Beatie appare inequivocabilmente un maschio. Solo che e' altrettanto inequivocabile il suo ''pancione''. ''La nostra situazione - sostiene Thomas Beatie riferendosi alla compagna Nancy e alla creatura che, come dice, presto li rendera' genitori - e' un territorio sconosciuto dal punto di vista legale, politico e sociale''. E' una situazione affatto nuova dal punto di vista legale, perche' non c'e' dubbio alcuno che se quel bambino nascera' sara' registrato all'anagrafe come figlio di Thomas Beatie, ma non si sa se Thomas potra' essere registrato come suo padre. E' una situazione nuova dal punto di vista politico, perche' in Oregon, dove pure esistono aperture nei confronti dei diritti delle coppie omosessuali, non esistono leggi che regolino una situazione di questo tipo. Lo e', infine, dal punto di vista sociale, perche' - sempre stando a quanto pubblicato sulla rivista - i vicini di casa di Nancy e Thomas hanno completamente cambiato atteggiamento da quando hanno visto che e' lui ad essere 'incinto'. ''Prima eravamo considerati una coppia normale, ora non e' piu' cosi'' ha detto Thomas, che sulla rivista ha spiegato come la sua gravidanza sia dovuta a un intervento di inseminazione artificiale. Il bimbo - dice - dovrebbe nascere tra la fine di giugno e l'inizio di luglio. Negli Stati Uniti non e' il primo caso di una donna transessuale che concepisce un figlio. Ma e' la prima volta che accetta di farsi fotografare il 'pancione'. Una foto davvero impressionante, anche se alcuni vicini oltre a manifestare incredulita' hanno espresso qualche diffidenza: ''Sinceramente non so se credere alla sua storia - ha dichiarato alla ABC Josh Love. che come Beatie vive a Bend, in Oregon -. Se mi ci provo, anch'io sono capace a farmi fotografare con una pancia come la sua''. (ANSA)

Boicottaggio a Pechino, Sarkozy: tutto è possibile
Seppure con estrema prudenza - come sempre quando si tratta della Cina - la Francia sembra decisa ad alzare la voce con Pechino, dopo la repressione delle rivolte in Tibet e la censura sulle manifestazioni di protesta avvenute a Olimpia. Tanto che il presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy, non ha escluso di boicottare la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino. È la posizione più veeemente presa da un capo di Stato occidentale. Oggi, a margine di una visita a Tarbes (Pirenei), Sarkozy ha dichiarato che «tutte le opzioni sono aperte» su un eventuale boicottaggio, precisando che le relazioni con la Cina dipendenderanno dall’«evoluzione delle cose» e appellandosi al «senso di responsabilita»’ dei dirigenti cinesi. «Ho espresso al presidente Hu Jintao la mia vivissima preoccupazione», ha aggiunto Sarkozy a proposito dell’invito a «dar prova di misura» rivolto ieri ai dirigenti di Pechino. Gli «ho chiesto l’apertura di un dialogo. Ho un emissario che ha discusso con le autorità vicine al Dalai lama (il leader spirituale dei tibetani) e in funzione di questo, voglio che si apra il dialogo e orienterò la mia risposta in base alla risposta che sarà data dalle autorità cinesi. Penso che occorra reagire così se si vogliono ottenere risultati. I nostri amici cinesi capiscono la preoccupazione mondiale a proposito della questione del Tibet». Spinto dalle pressioni dell’opione pubblica e degli influenti comitati filotibetani Sarkozy ha quindi cominciato a uscire dal bosco, con il suo stile deciso, mentre i responsabili degli Esteri mantengono un atteggiamento più ambiguo e felpato. Rimane ora da vedere fino a che punto il presidente è pronto a mettere a rischio le relazioni con Pechino, considerata da Parigi come un partner commerciale cruciale, per far assumere alla Francia il ruolo spesso rivendicato di punta di diamante della difesa dei diritti umani. A giudicare però dal tono compiacente fino all’eccesso con cui l’ambasciata di Francia a Pechino ha definito «audace» e «trasparente» la copertura delle rivolte in Tibet da parte dei mezzi d’informazione cinesi, la strada appare comunque in salita.
La Stampa

Milano: nei kebab anche carne di cammello
Sarebbero almeno una decina i locali tipici turchi e nord africani di Milano a servire il kebab con la carne di cammello, insieme a quelle di tacchino e di pollo, utilizzate solitamente. Lo ha segnalato all'Asl e alla Procura della repubblica, il presidente dell'Aidda (Associazione italiana difesa animali e ambiente), che ha però ammesso di non sapere se in Italia sia vietato o meno mangiare carne di cammello. Secondo il presidente dell'associazione i clienti di questi locali tipici dovrebbero perlomeno essere a conoscenza di questa "anomalia culinaria". Che nel kebab c'é carne di cammello, insomma, dovrebbe essere segnalato nella lista degli ingredienti.

Kosovo: secessione illegale
Il Fronte Nazionale attraverso il suo segretario Adriano Tilgher ha emesso il seguente comunicato stampa: "Con la benedizione dell'Unione europea sotto influenza americana, i terroristi kosovari dell'Uck, sostenuti da Washington, hanno proclamato l'indipendenza di questa provincia serba, in violazione del diritto internazionale. Oltre all'ingiustizia principale che rappresenta questa decisione illegale ed illegittima, tutti sanno che il Kosovo indipendente non è realizzabile. Questo "paese" può sopravvivere soltanto mendicando con la mano destra le sovvenzioni all'Unione europea, e raccogliendo con la mano sinistra i profitti dei traffici mafiosi di cui è un importante perno. Il Kosovo indipendente sarà un santuario del crimine organizzato nel cuore dell'Europa, il tutto sovvenzionato dai cittadini europei. Qualsiasi riconoscimento di quest'indipendenza sarà un difetto storico dalle conseguenze incommensurabili."
Fonte: Fronte Sociale Nazionale

Fini: se perdo mi dimetto subito
(ANSA) - MILANO, 20 MAR - 'Se perdo le elezioni il giorno dopo mi dimetto.
Pero' e' un'ipotesi di scuola', afferma Gianfranco Fini.'Gli iscritti di An - riferisce - decideranno in autunno se dare vita al Pdl, ma solo se anche Fi e le altre forze
politiche avranno valori, programmi e regole condivise'. Nel programma c'e' la revisione degli studi di settore con il concorso delle categorie e in base alle realta' territoriali. E spiega la candidatura del capo dei tassisti: e' un lavoratore.

Dijana Pavlovic:«Sono zingara, forse deputata»
31 anni, serba e di etnia rom spiega perché si candida:«Voglio aiutare i rom e con loro difendere i diritti di tutti»
Dopo la pornostar Cicciolina, il transgender Luxuria, arriva una nuova candidatura provocatoria per il parlamento italiano: la zingara. Dijana Pavlovic, serba e romni (donna di etnia rom), attrice e mediatrice culturale è, infatti, la numero 8 della lista della Sinistra Arcobaleno alla Camera. «Il comitato nazionale rom e sinti ha chiesto a tutti i partiti italiani di candidare un suo rappresentante. La Sinistra Arcobaleno è stata l'unica a rispondere», spiega Dijana. «Ma di certo, mai mi sarei candidata con Berlusconi o con Veltroni. Non mi sarei messa in lista con chi vuole «patti di sicurezza» o con chi vuole cacciare via dal Paese chi è diverso». Ama la sua gente, 31 anni anni, non ha figli. Strano per una rom: «Ho posticipato l'evento. Ho studiato e mi sono laureata. Ma adoro i bambini. Ci lavoro tutti i giorni». E allora la provochiamo: «Se avessi dei bambini li manderesti a chiedere l'elemosina? «Certo se avessi problemi economici , - ci risponde - e se mi trattassero male come oggi vengono trattati gli zingari, allora non mi farei scrupoli. Ora però ho un solo obiettivo. Andare in Parlamento per cercare di risolvere le problematiche dei rom e con loro difenderò i diritti di tutti gli italiani». Per strada canta, beve alla fontana, gioca con la gente, chiede il voto per la sua lista e ottiene sorrisi. Quando vuole leggere la mano qualcuno scappa. Poi si avvicina una nomade romena che le chiede l'elemosina e allora coglie l'occasione per spiegarci i problemi dei rom di via Triboniano e di quelli che vivono a Sesto San Giovanni: «Da più di un anno vivo con loro nelle baracche, nel fango sotto la pioggia e vedo le donne partorire per strada. Posso assicurare che ci sono anche i rom buoni, quelli onesti, come me. E sono la maggioranza». E se ne va, in attesa di conoscere Fausto Bertinotti, venerdì 14 alla presentazione al teatro Smeraldo, decisa a giocarsi le sue chances.
Corriere della sera

Petizione OnLine per boicottare le Olimpiadi in Cina
Una petizione on line per chiedere ai candidati premier italiani l’impegno, terminate le elezioni, di boicottare le olimpiadi previste nei prossimi mesi a Pechino. Questa è l’iniziativa lanciata dai promotori dei sito www.tibetlibero.org in uno dei momenti più cruenti momenti della già tormentata vicenda tibetana. Il link alla petizione è http://www.firmiamo.it/noalleolimpiadiapechino2008 e la speranza dei promotori, due ragazzi cagliaritani, salvatore deidda e dario Dessì, è quella che il nostro Paese decida di usare fermezza assoluta verso la Cina, che da troppo tempo agisce impunemente ai danni del popolo tibetano. L’occidente e la comunità internazionale non possono chiudere gli occhi ancora una volta e lasciare che quella che è considerata una grande potenza, e per questo ritenuta intoccabile, proceda con il progetto di cancellare qualsiasi tipo di riferimento, culturale e sociale, tibetano.
Salvatore Deidda
Dario Dessì

Il Tesoro: l'Italia cresce meno più che dimezzata crescita Pil 2008
ROMA - Quest'anno la crescita sarà molto inferiore alle previsioni di pochi mesi fa. Nella Relazione Unificata per l'Economia e la Finanza Pubblica (ex trimestrale di cassa) il ministero dell'Economia stima infatti la crescita del prodotto interno lordo italiano solo dello 0,6% nel 2008, meno della metà rispetto all'1,5% indicato a settembre. Dovrebbe andar meglio nel 2009, con una crescita dell'1,2%, e nel 2010, Pil +1,5%. Padoa-Schioppa non ha fornito le attese indicazioni sull'eventuale extragettito, rinviandone la stima a un momento successivo: "L'emergere di risorse aggiuntive è un fatto possibile, accaduto con regolarità negli ultimi due anni; ma potrà essere accertato solo nei prossimi mesi. A giugno, il bilancio di assestamento sarà l'occasione per fare il punto". L'inflazione, secondo l'indice Nic (intera collettività), è stimata in rialzo al 2,6-2,7% medio nel 2008. Il rapporto tra deficit e Pil si attesterà quest'anno al 2,4% (dato rivisto al rialzo: la previsione precedente era del 2,2%): il pareggio strutturale è atteso per il 2011. Il rapporto debito/Pil scenderà al 103% nel 2008 e sotto il 100% nel 2010, a 99,6%, per poi arrivare al 97,1% nel 2011. Il risanamento "è solido e destinato a durare", si legge: "l'Italia rimane saldamente in zona sicurezza". A dimostrazione di questa attestazione il ministero dell'Economia spiega che "a partire dal 2009 l'andamento del disavanzo tendenziale presenta un profilo in costante miglioramento attestandosi al 2,1% del Pil nel 2009, all'1,7% nel 2010 e all'1,4% nel 2011". L'avanzo primario scenderà al 2,6% del Pil nel 2008 dal 3,1% del 2007; poi risalirà al 2,8% nel 2009, al 3,1% nel 2010 e al 3,4% nel 2011. La Relazione prevede inoltre che la pressione fiscale scenderà al 43,1% del Pil nel 2008 dal 43,3% raggiunto nel 2007. Ulteriori interventi sulle aliquote e sulle detrazioni fiscali a favore dei salari "dovrebbero essere attuati coerentemente con le compatibilità finanziarie complessive", si legge nella relazione. "Lungo la rotta che porta al pareggio dei conti pubblici nel 2011, evitare ulteriori aumenti della pressione fiscale aggregata è compatibile con una riduzione delle aliquote fiscali o con un aumento delle detrazioni sul lavoro dipendente se l'azione di contrasto all'evasione fiscale continuerà a essere efficace e continua, assicurando così nuovi frutti", spiega il ministero. Per far crescere i salari, però, oltre a una riduzione del cuneo fiscale, si legge nella Relazione, bisognerebbe anche "legare maggiormente i salari ai risultati aziendali". Secondo il ministero "la bassa crescita dei salari italiani è essenzialmente conseguenza della scarsa dinamica della produttività".

PdL, Berlusconi apre la campagna elettorale tra mille incongruenze
Milano - Parla del programma del Pdl e di quello del Pd che sarebe carta straccia. Un controsenso dal momento che i due programmi sono pressochè identici. Parla delle candidature del Pd dove ci sarebbero sempre le stesse facce così come quelle all'interno del Pdl del resto. Apre così la campagna elettorale del PdL a Milano, Silvio Berlusconi, annunciando i punti principali del programma: detassazione, aiuti alle famiglie e sicurezza. "Ci impegniamo a detassare gli straordinari e i premi produzione. Andremo a ripristinare gli aiuti per il primo figlio. Sul fronte sicurezza aumenteremo i fondi per le forze dell'ordine e faremo in modo che gli immigrati restino solo se avranno un lavoro", ha detto. Dopo di lui Gianfranco Fini che afferma di rinunciare al simbolo ma non alla sua storia. Già, ma qual è la sua storia? Perchè non si comprende cosa abbia a che fare la storia di An e del Msi prima con i valori e la storia del Partito popolare europeo al quale lui stesso ed il Pdl si rifanno.Incongruenze su incongruenze gettate in pasto ad una platea fatta di militanti e non di cittadini comuni. Poliziotti di quartiere Dal Palalido Berlusconi ha annunciato che il Partito delle Libertà proseguira' il suo impegno per la sicurezza dei cittadini: ''Aumenteremo i poliziotti e i carabinieri di quartiere per averli in tutte le citta' italiane dai 15 mila abitanti in su. La sinistra invece - afferma - non ha saputo mai sottrarsi al suo convincimento di considerare poliziotti e carabinieri traditori della loro classe, che per soldi si sono venduti allo stato borghese fondato sulla proprietà. E per questo hanno sempre bloccato i fondi''. L'immigrazione "Tra i provvedimenti da approvare nel primo Cdm, oltre all'abolizione dell'Ici, alla detassazione degli straordinari, all'introduzione di un bonus bebe', ci saranno interventi sulla sicurezza, grazie ai quali ''chiuderemo la porta agli immigrati clandestini''. Lo ha detto Silvio Berlusconi, che ha aggiunto ''presenteremo un piano per ritornare a raccogliere in Italia solo chi viene qui in Italia per lavorare''. Botta e risposta con la platea Prima di chiudere il suo intervento, Silvio Berlusconi ha rivolto alla platea del Palalido alcune domande: "Volete essere ancora governati dalla sinistra?". "Noooo" hanno risposto i presenti. "Avete ancora voglia di credere alle loro bugie?". "Volete ancora che la sinistra vi metta le mani nelle tasche''. "E allora, se davvero ne avete abbastanza di questa sinistra - ha concluso l'ex premier - gridate tutti insieme: 'Rialzati Italia, Rialzati Italia!'".
Ladestranews
Massimo è vivo e lotta insieme a noi!


IL PD CANDIDA I COLLUSI CON LA MAFIA IN SICILIA!
L’idea che con la mafia si possa convivere, del resto, non è solo appannaggio degli esponenti della Casa della Libertà. Trova anche numerosi estimatori nelle file dei Ds siciliani… Persino ai livelli più alti. La cosa diventa evidente quando finisce in manette Raffaele Bevilacqua, il boss della provincia di Enna. Pure lui, come ormai quasi tutti i capimafia di terza generazione, è un borghese: di professione fa l’avvocato e, nei primi anni Novanta - quando era ancora sottocapo della Commissione provinciale di Cosa Nostra e reggente della famiglia mafiosa di Barrafranca - era stato iscritto alla Dc (corrente andreottiana) venendo eletto consigliere provinciale. Allora il suo referente nell’onorata società era Piddu Madonia, che in quel periodo trascorreva la latitanza a Bagheria assieme al capo dei capi. Un rapporto quasi simbiotico il loro, tanto che Bevilacqua, nel 1991, partecipa persino a una riunione della Commissione interprovinciale di Cosa Nostra organizzata a Enna alla quale erano presenti Riina, Provenzano e il catanese Nitto Santapaola. Uscito di prigione, Bevilacqua sale di grado e diventa il mammasantissima di tutta la sua provincia. La sorpresa degli investigatori della Squadra Mobile di Enna è insomma grande quando, in un video registrato in un albergo, accanto al volto di Bevilacqua compare la faccia rotonda e simpatica dell’allora Vice Presidente diessino della Assemblea Regionale Siciliana (ARS), Vladimiro “Mirello” Crisafulli. Seduti uno di fronte all’altro nell’ufficio del direttore dell’hotel Garden di Pergusa, i due appaiono distesi e sorridenti. Il politico chiede un posacenere, uno dei titolari dell’albergo porta anche una penna e un bloc-notes, “No, non mi serve la carta”, risponde l’avvocato-boss, “tutto a mente, non si lasciano tracce”. Inizia così, alle 13:45 del 19 dicembre 2001, il primo colloquio tra un capomafie e un leader istituzionale, interamente ripreso da una videocamere investigativa. Un documento straordinario, che apre una finestra sui rapporti diretti mafia-politica in Sicilia e che, nell’estate del 2003 quando diventa pubblico, crea divisioni e imbarazzo nei Ds, proprio nel momento in cui il Presidente della Regione Totò Cuffaro (Udc) finisce indagato per fatti di mafia e il suo vice, Giuseppe Castiglione (Fi), viene condannato in primo grado a dieci mesi per tentativo di turbativa d’asta (sarà però assolto in appello). Il caso esplode a Enna, dove Crisafulli, cresciuto nel PCI, soprannominato “cappeddazzo” per i suoi cappelli a larghe falde, genuino, sanguigno, e schietto, ha costruito un solido sistema di potere, per sua stessa ammissione, borderline con il codice penale. «Il mio concetto di legalità», ha detto una volta Crisafulli a Francesco Forgione, deputato di Rifondazione, «è più elastico del tuo». […] Bevilacqua è scortato da due guardaspalle, mentre il monitor segna le ore 13,40. Due minuti dopo le videocamere inquadrano Crisafulli col suo autista. Segue immancabile il bacio sulle guance tra il boss e il deputato (se lo avesse raccontato un pentito non ci avrebbe creduto nessuno). […] Poi si comincia a parlare di politica. Il boss, che tradisce una certa deferenza nei confronti di Crisafulli, chiede e il parlamentare risponde. L’avvocato si lamenta di Piazza Armerina, un comune dell’Ennese, dove un rimpasto rischia di privilegiare candidati che non gli piacciono. «Spererei», dice, «che mi facessi contento questo gruppo. Se sono amici miei sono anche amici tuoi». Crisafulli ascolta. […] Quindi discutono di appalti. […]«Allora, per quei taglialegna», dice Bevilacqua, «avevi detto due». «Magari di più», risponde Crisafulli, «tre, quattro». Si riferiscono a un disboscamento affidato a una ditta calabrese, nel quale anche il boss Bevilacqua, titolare di un’impresa, vuole, a giudicare dal tenore delle richieste, inserire dei suoi raccomandati. E non solo in quello. […] Si parla del campus universitario, centoventi miliardi di vecchie lire, da realizzare a Enna Bassa e di certi lavori nella “salita di Enna”. […] Infine sul video scorrono dei fotogrammi destinati a riaprire il dibattito sul terzo livello, sui rapporti di forza tra mafia e politica. Chi comanda chi? Il summit Bevilacqua-Crisafulli offre una risposta inequivocabile: «A chi lo hai dato?», chiede il boss a proposito di un appalto. «Agli unici che lo possono fare», risponde Crisafulli, «i fratelli Gulino». […] All’avvocato la cosa non va giù e se ne lamenta. Ma l’onorevole DS risponde con decisione: «Fatti i cazzi tuoi». […] L’incontro si chiude alle 14,05, le microtelecamere della squadra mobile, piazzate all’Hotel Garden all’insaputa del direttore per sorprendere una banda di estorsori, hanno registrato un documento straordinario che spinge il direttivo regionale dei DS a censurare il compagno Mirello perché «frequentare boss è inammissibile», mentre quasi tutte le sezioni DS di Enna si stringono attorno a lui, chiedendogli di revocare l’autosospensione dalla carica di vicepresidente dell’ARS. Alla fine la Procura, il 19 febbraio 2004, chiede e poi ottiene dal GIP l’archiviazione perché quel colloquio non portò ad alcun beneficio a Cosa Nostra. Scrivono però i PM nella richiesta di archiviazione che è «dimostrata da parte del Crisafulli la disponibilità a mantenere rapporti con il Bevilacqua, accettando il dialogo sulle proposte politiche dello stesso, ascoltando la sua istanza e rispondendo alle domande sulle possibili iniziative politico-amministrative, in particolare in materia di finanziamenti e appalti». Quell’incontro e gli altri che seguirono, nonché le numerose telefonate fra i due, costituiscono per la Procura «un complesso di contatti e disponibilità al dialogo di inquietante valenza: il solo fatto che un autorevole rappresentante politico incontri un personaggio del quale non poteva ignorare (ogni contraria ipotesi appare irrealistica) […] la nota caratura nel contesto della illiceità mafiosa, è fatto troppo grave perché sia il caso di insistere […]. La pubblicità dell’incontro […] enfatizza in tutti i presenti al congresso l’idea di stabili contatti mafia-politica, con ovvio vantaggio per la prima». Ma tutto ciò non basta a provare il reato, perché «Crisafulli appare disponibile a esplorare con Bevilacqua l’area delle ipotesi strettamente politiche nel territorio e, in parte, ad addentrarsi nell’area grigia dell’affarismo politico-elettorale, ma in ambedue i casi senza fornire alcun apprezzabile apporto causale ai fini associativi […]. Nell’ambito affaristico non risulta che le richieste di Bevilacqua siano state esaudite, e quindi l’ascolto e la discussione appaiono piuttosto finalizzate a mantenere aperto un canale di collegamento. Sinteticamente e globalmente considerata, la condotta di Crisafulli può apparire oggettivamente legittimante rispetto a Bevilacqua e quindi pericolosamente vicina al sottile confine della attività penalmente illecita […]. Però si deve concludere che non vi sono sufficienti elementi di prova per sostenere che abbia arrecato significativa, rilevante utilità al Bevilacqua, al sodalizio criminoso di appartenenza dello stesso o all’intera Cosa Nostra». […] Ce n’è abbastanza per chiudere tutto sul piano penale. Ma ce ne sarebbe a sufficienza almeno per stroncare la carriera politica di Crisafulli in nome della “questione morale” tanto cara a Enrico Berlinguer, oggi caduta in prescrizione. Soprattutto nel partito che fu di Pio La Torre, morto ammazzato da Cosa Nostra per aver rifiutato anche il minimo compromesso con i mafiosi. Mirello Crisafulli invece viene addirittura promosso. […]

Reato le idee razziste. Pene fino a 4 anni
ROMA - Alla fine, la mediazione escogitata dai tecnici del ministero della Giustizia per l'ultima stesura del ddl-Mastella ha messo tutti d'accordo: unanimità in consiglio dei ministri, applausi delle comunità ebraiche e nessuno strappo con i 200 storici che avevano sottoscritto un appello per bloccare chi, nel governo, intendeva procedere con l'introduzione nel codice penale di un reato specifico contro il negazionismo della Shoah. Qualche malumore contro l'iniziativa di Mastella l'hanno espressa ancora ieri il sindaco di Roma, Walter Veltroni, il ministro Fabio Mussi e i socialisti Roberto Villetti e Margherita Boniver ma è pure vero che lo hanno fatto prima di leggere l'ultima stesura del ddl. Nel testo, infatti, non compare la parola «negazionismo». E non c'è neppure la «circostanza aggravante», prevista in una bozza alternativa del ministero della Giustizia poi accantonata, che puniva anche chi si macchia di apologia e istigazione a commettere reati contro l'umanità «negando, in tutto o in parte», l'esistenza delle condotte riconducibili ai genocidi e ai crimini contro l'umanità così come previsto dagli articoli 6 e 7 dello Statuto della Corte penale. Questa strada, confermano in via Arenula, avrebbe esposto il testo ad attacchi da tutte le direzioni, e anche Rifondazione era pronta a mettersi di traverso: «Un testo che produrrà un effetto boomerang, perché permetterà ai negazionisti di farsi pubblicità e che rischia di legare la libertà di pensiero alle maggioranze politiche», era già scritto nel comunicato preparato da Daniele Farina (Prc). Erano note, poi, le controindicazioni individuate dai ministri Amato e Bonino. In buona sostanza, il dibattito serrato degli ultimi giorni ha indotto il governo a scegliere una strada di pianura rispetto al tortuoso sentiero di montagna immaginato con l'introduzione di un reato specifico contro il negazionismo storico. Si è dunque ripreso in mano il decreto Mancino del 1993, che nel 2006 era stato modificato dalla legge sui reati di opinione varata dalla Cdl, e si è ripristinato il carcere fino a tre anni (senza più l'ammenda fino a 6.000 euro in alternativa alla reclusione) «per chiunque diffonda in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o l'odio razziale o etnico, ovvero inciti (detenzione da 6 mesi a 4 anni) a commettere o commetta atti di discriminazione...». Il decreto Mancino ora ripristinato in tutte le sue parti prevede in luogo della «propaganda» la condotta della «diffusione» e l'«incitamento» invece dell'«istigazione». In altre parole, si è di nuovo abbassata l'asticella che, invece, nel 2006, aveva reso più difficile perseguire chi promuove «l'antisemitismo, l'odio razziale e gli atti di discriminazione per motivi religiosi, etnici e sessuali». E i riferimenti al negazionismo, quello per intenderci che ha animato anche l'altra sera l'intervento televisivo dello storico inglese David Irving, che fine hanno fatto? Nella relazione tecnica del ddl, c'è scritto che ora «sarà possibile reprimere con efficacia ogni forma di esternazione concernente la superiorità e l'odio razziale...». E questa soluzione lascia intendere che spetterà ai giudici decidere se e come forzare l'interpretazione della norma. Il portavoce della Comunità ebraica romana, Riccardo Pacifici, ha espresso il suo apprezzamento: «Plaudiamo all'iniziativa del ministro Mastella e siamo lieti che un argomento così delicato e importante abbia trovato l'unanimità nel nostro governo». Pacifici, poi, si augura che l'Italia faccia da apripista «per il provvedimento chiesto da Angela Merkel, presidente di turno della Ue, per tutti i 27 Paesi dell'Unione». Nella maggioranza di governo, tuttavia, rimangono i dubbi sull'opportunità di questa iniziativa varata in coincidenza con la Giornata della memoria. Walter Veltroni, che ieri ha partecipato alla presentazione in Campidoglio del Master «Didattica della Shoah» dell'Università Roma Tre, ha messo in guardia Mastella: «Comprendo il senso e le motivazioni della sua iniziativa ma non lo strumento perché più che punire serve educare». E nella stessa sede anche il ministro Fabio Mussi (Ricerca e Università) aveva osservato che «la memoria non si impone con il codice penale». Ma, poi, il ddl Mastella ha preso un'altra strada.

Violenza sessuale su una 12enne: arrestato a Bergamo un rumeno
Host unlimited photos at slide.com for FREE! E' stato arrestato la scorsa notte dai carabinieri del comando provinciale di Bergamo per violenza sessuale su una 12enne bergamasca: è questa l'accusa che pende su un nomade pregiudicato di 29 anni di origine romena. Secondo i dettagli rivelati dai militari durante una conferenza stampa convocata in tarda mattinata, l'uomo, senza fissa dimora, era noto alle forze dell'ordine. In passato, infatti, aveva già avuto rapporti sessuali con la stessa ragazzina. La giovane era tra l'altro solita fuggire di casa all'insaputa dei familiari. La scorsa notte, però, la vicenda è giunta a una svolta. Non vedendola rincasare, la madre si è decisa a denunciarne la scomparsa. E così, dopo lunghe ricerche in alcuni campi nomadi della zona, i carabinieri hanno finalmente trovato la dodicenne in compagnia di cinque romeni. Tra loro c'era anche il fratello 36enne dell'accusato che è stato denunciato per sottrazione di minore. Approfittando dell'ingenuità della piccola, i romeni l'avrebbero circuita e convinta a seguirli in una baracca. È stato proprio lå, in quella vecchia casa mimetizzata tra le piante, che la 12enne è stata poi molestata. "Auspico che i magistrati non applichino il solito deleterio buonismo perche' vedere questo soggetto in liberta', dopo che si e' macchiato di un crimine cosi' orrendo, sarebbe oltremodo scandaloso rispetto alla sete di giustizia dei cittadini". Lo ha dichiarato il Presidente dei senatori della Lega Nord, Roberto Castelli, in riferimento all'arresto di un romeno di 29 anni, avvenuto la scorsa notte a Bergamo, con l'accusa di violenza sessuale nei confronti di una bambina di 12 anni. "Bisogna che l'opinione pubblica chieda con vigore ai magistrati di mettere questo individuo in condizione di non nuocere piu' - continua l'ex guardasigilli - Faccio presente che quando ero Ministro della Giustizia ho firmato un accordo con il governo romeno che stabilisce che un detenuto romeno puo' essere trasferito in Romania e pertanto - conclude Castelli - non saremo nemmeno costretti a mantenere costui nei nostri penitenziari". Intanto il campo nomadi di via Rovelli (Bergamo), in cui viveva il romeno di 29 anni che avrebbe violentato una minorenne, è stato sgomberato nel pomeriggio dalla polizia locale di Bergamo e Seriate. In tutto sono state abbattute sette baracche e domani è prevista la bonifica dell'intero piazzale. Al momento del blitz degli agenti, sul posto c'erano cinque nomadi, tre donne e due uomini, che sono stati fatti allontanare. È proprio in una di queste baracche che il romeno, insieme ad altri quattro connazionali, avrebbe condotto la 12enne bergamasca prima di approfittare di lei.

Mikis Mantakas PRESENTE!!
Il 28 febbraio 1975 si celebra a Roma la prima udienza del processo per il rogo di Primavalle in cui perirono i due fratelli Mattei. Alla sbarra i tre assassini, identificati dopo un anno di indagini. Nonostante l'indifendibilità di un reato così orrendo, tutta la sinistra scende in campo massicciamente in favore degli assassini. La mobilitazione è generale, non c'è giornale o telegiornale che non ospiti autorevoli pareri "garantisti" e innocentisti. Viene persino pubblicato un libro dal titolo "Incendio a porte chiuse" per accreditare la tesi di un incidente e scagionare così i compagni di Potere Operaio. Naturalmente i complici degli assassini si mobilitano anche per fare pressione "fisica" sui giudici. Di fronte al tribunale viene organizzata una manifestazione e alla fine si forma il solito corteo per le vie paralizzate della città e da esso si stacca - secondo una strategia ormai nota - un gruppo che assalta la sezione del MSI di via Ottaviano, al cui interno si trova un piccolo gruppo di studenti universitari del Fuan in riunione. Gli assalitori sfondano il portone, riescono a penetrare nel cortile interno, ma qui vengono affrontati dagli studenti del Fuan che li respingono nella via. Dal gruppo messo in fuga, però, saltano fuori improvvisamente delle pistole. Pochi colpi secchi e Mikis Mantakas, 21 anni, cittadino greco, iscritto all'Università di Roma, da un anno militante del Fuan, rimane a terra senza vita. Ferito anche un altro studente, Fabio Rolli, di 18 anni. Sabrina, la ragazza di Mikis, il giorno dopo, scrisse una struggente lettera d'addio pubblicata sul "Secolo d'Italia". Proprio quella lettera ispirò a Carlo Venturino, leader del gruppo musicale "Amici del Vento", una delle più belle canzoni di musica alternativa, rimasta per oltre vent'anni il simbolo del martirio dei giovani di destra: "Nel suo nome".

Rai di tutto di più. Canone anche per pc
Non è la Rai, ma la legge a stabilire chi deve pagare il canone e la legge dice che deve pagare chiunque possieda un apparecchio atto o adattabile a ricevere programmi tv. E' quanto constata l'ufficio stampa Rai commentando la notizia, pubblicata oggi su La Repubblica, circa la "pioggia di ricorsi" che sarebbero arrivati nella sede piemontese del Garante per il contribuente da parte di chi è stato invitato a pagare il canone pur avendo soltanto un pc e non un apparecchio televisivo. "Il canone televisivo - puntualizza inoltre l'ufficio stampa Rai - è una tassa che viene pagata allo Stato in base alla legge e che lo Stato poi riversa alla rai grazie al contratto di servizio. Le lettere che ingiungono di pagare il canone sono infatti firmate dal Sat (sportello abbonamenti tv) che dipende dal ministero dell'economia". ADUSBEF E FEDERCONSUMATORI, ABUSO Per Adusbef e Federconsumatori è "un abuso, assimilare i personal computer, per i quali si chiede addirittura il pagamento del canone, ad un televisore". In questo senso le due associazioni si dicono "determinate nel denunciare gli abusi dell'agenzia delle entrate di Torino, che minaccia addirittura le ganasce fiscali per quegli utenti che non hanno un televisore, o perché hanno disdettato l'abbonamento, o perché non lo hanno mai avuto". BONELLI, CANONE PER PC, INTERVENGA AUTHORITY "Le lettere che ingiungono il pagamento del canone televisivo a chi possiede un pc o un videofonino firmate dal Sat (sportello abbonamenti tv) sono un atto illegittimo: questo della Rai e dell'organo del ministero dell'Economia è un inaccettabile attacco al popolo del web". Lo dice il capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli, esponente della Sinistra Arcobaleno. "Su questa grave vicenda segnalata da 'La Repubblica' - ha aggiunto - chiederò un intervento immediato del ministro e dell'Authority delle Comunicazioni".

L'autista del pullman di Veltroni multato
Roma, 25 feb. (Adnkronos/Ign) - Sono quasi le 10 del mattino e il pullman verde di Walter Veltroni si muove dal Circo Massimo diretto verso Ascoli Piceno, tappa odierna del tour elettorale. A bordo il leader del Pd non c'è, impegnato nella presentazione del programma, raggiungerà il bus più tardi. Dopo nemmeno 50 metri dalla partenza, all'altezza della Bocca della Verità, il torpedone viene affiancato da due vigili urbani in motocicletta che fanno cenno all'autista di accostare. Così, dopo una manciata di minuti dalla partenza, il pullman è costretto a fermarsi vicino al Tempio di Vesta tra il nervosismo evidente degli automobilisti che si sono trovati la strada ostacolata dal bus verde. I due vigili, molto scrupolosi e puntigliosi, cominciano un lungo esame dei vari documenti per la circolazione e alla fine stilano un verbale con 70 euro di multa per assenza di cintura allacciata da parte dell'autista che invano ha cercato di spiegare che il pullman era appena partito e aveva fatto nemmeno 50 metri. Non c'è stato nulla da fare e la multa verrà girata alla sede del Pd (Così si spera).

Di Pietro indagato!!
Roma, 21 feb (Velino) - “Il 27 febbraio, al tribunale di Roma, il gip Carla Santese dovrà decidere se approfondire le indagini su Italia dei valori, il partito di Antonio Di Pietro”. È quanto riferisce il settimanale Panorama nel numero in edicola da venerdì 22 febbraio. Secondo il magazine diretto da Maurizio Belpietro, “l’ipotesi di reato - anticipa il sito web del settimanale - è falso in atti pubblici, appropriazione indebita e truffa aggravata, per il conseguimento di erogazioni pubbliche. La notizia che nel fascicolo 4620/07 c’è il nome di Antonio Di Pietro, ministro delle Infrastrutture, rischia di abbattersi sulla campagna elettorale del Partito democratico. Con Di Pietro è indagata anche Silvana Mura, deputata e tesoriere dell’Italia dei valori, partito ammesso all’apparentamento col Pd. Al centro della vicenda - scrive Panorama - ci sono i rimborsi elettorali (22 milioni e mezzo di euro) che l’Idv ha ottenuto”.
Il Velino

Ecco dove ci ha portato due anni di "serietà" al Governo
Roma, 21 feb. - Gelo sull’Italia: in Europa, per crescita, siamo il fanalino di coda. Secondo le previsioni della Commissione, il Pil nel 2008 salira’ dello 0,7% in media mentre le stime precedenti davano invece l’1,4%. Nel dettaglio, la nostra economia sara’ “quasi piatta” nel primo trimestre dell’anno (+0,1%) e si riprendera’ poi in maniera “graduale ma modesta” nei trimestri successivi attestandosi al +0,2%, al +0,3% e al +0,3%. Il dimezzamento delle previsioni, spiegano gli esperti di Bruxelles, e’ dovuto alla forte contrazione della produzione industriale nell’ultimo trimestre del 2007 e al deterioramento piu’ marcato dell’indicatore sulla fiducia nel settore dei servizi. E il Commissario agli Affari Economici e Monetari Joaquin Almunia ha cosi’ sintetizzato il quadro della situazione: in Europa, per crescita, “siete gli ultimi”. Ci segue la Germania, con un tasso dell’1,6% mentre all’estremo opposto si collocano la Polonia con il 5,3% e l’Olanda (2,9%). Piu’ pessimista Confindustria: per il leader degli industriali, Luca Cordero di Montezemolo, se il petrolio proseguira’ sopra il livello dei 90 dollari al barile, cosi’ come in questi giorni, la crescita media del Pil nel 2008 sara’ addirittura dello 0,3%. Anche per il Ministro dello Sviluppo Economico Pier Luigi Bersani, la crescita fiacca dipende dal caro-greggio ma l’oro nero non e’ comunque l’unico responsabile. “Da un lato - ha spiegato il ministro, a margine di un convegno - c’e il contraccolpo di vicende internazionali come le materie prime il petrolio e le turbolenze finanziarie. Dall’altro, per quanto ci riguarda piu’ direttamente, vi e’ una difficolta’ a far partire i consumi interni mentre dal lato della competitivita’ internazionale le nostre merci continuano ad avere una buona performance”.

Novello Robin Hood rapina banca e distribuisce soldi. Arrestato
L'epilogo è ben diverso da quello dell'eroe di Sherwood: il Robin Hood riminese è finito infatti con le manette ai polsi. Ma un po' di romanzesco c'è anche nelle gesta del 37enne, alto, magro, coi capelli scuri e visibilmente alterato, che ha messo a segno una rapina alla filiale Bnl in via Pascoli. Dopo il colpo (bottino 3.500 euro), avvenuto intorno alle 9.30, il rapinatore non si è però dato alla fuga, ha fatto tappa nel vicino bar Picador (a pochi metri dalla banca). Quì ha chiesto da bere tre volte, intervallate da qualche giro all'esterno. Alla terza occasione ha detto di non voler pagare e si è avvicinato ad un bimbo al tavolo al quale ha cercato di dare alcune banconote. Il barista ed il padre del bimbo lo hanno fermato, e l'uomo ha estratto una pistola e l'ha appoggiata sul tavolo dicendo di essere Robin Hood. Poi è uscito chiedendo indicazioni per la stazione al barista. L'arma è risultata essere un giocattolo, come appurato poi dalle forze dell'ordine che sono riuscite ad arrestare l'uomo. Non prima però che riuscisse a creare scompiglio per tutto il quartiere. Uscito dal bar, si è fermato infatti nei negozi della zona: in merceria, dalla parrucchiera, dal macellaio. Ai negozianti ed alla gente in fila ha lasciato 50 o 100 euro dicendo che avrebbe pagato lui per tutti. Avrebbe anche invitato una parrucchiera a prendere il caffè, proposta però rifiutata, e si sarebbe fermato da un fotografo a chiedere di essere ritratto. In serata i carabinieri hanno reso noto il nome del rapinatore. Si tratta del 37enne di Taranto, Pasquale D'Angelo. I militari lo hanno fermato mentre stava arrivando il taxi che aveva chiamato per dileguarsi. L'uomo, la sera prima, si era già presentato dai carabinieri rivendicando un'altra rapina (avvenuta il 18 febbraio) e dicendo di aver distribuito ai poveri anche in quella occasione il bottino.

TORNA IL CIRCO...SI RADUNI IL GREGGE!
Finito il governo Prodi (più che una legislatura un coitus interruptus), il gregge democratico già fibrilla, finita l'epoca dei micropartitini due giganti gassose vorrebbero dominare il futuro del paese...i loro simboli sono di fatto un programma. Da un lato abbiamo una scritta sopra un tricolore, un esplosione di valori significanti, una stricia tricolore, il nome del partito e via! Come andare al cesso! Dall'altro lato, siccome i colori nazionali sarebbero imbarazzanti si preferisce la bandiera Europea, essa stessa iconograficamente potente (sfondo azzurro e una spruzzatina di stelline stile Hello Kitty), e un rametto d'olivo in onore a Prodi. In attesa della sintesi finale, un cerchio azzuro da un lato e un cerchio rosa checca dall'altro, l'Ostile per le prossime elezioni del 13 aprile consiglia l'unico gesto sano e virtuoso in grado di riconsegnare al paese e al popolo italiano la speranza e la forza che gli spettano: Saluto Romano!
L'Ostile

Firma la petizione contro Indymedia


La Destra e Fiamma Tricolore correranno insieme, Santachè candidata premier
Roma, 15 feb. (Adnkronos) - La Destra e la Fiamma Tricolore correranno insieme alle prossime elezioni. L'accordo e' stato formalizzato oggi in una conferenza stampa alla Camera. Daniela Santanche' sara' la candidata premier del cartello elettorale siglato tra Francesco Storace e Luca Romagnoli. Stesso simbolo non solo alle politiche ma anche alle amministrative, dove Storace correra' per il Campidoglio mentre Teodoro Buontempo sara' il candidato alla provincia di Roma.

13-15 febbraio 1945 Dresda: un inutile mattatoio
Torna - avviene, ogni tanto - il fantasma rimosso ma implacabile di Dresda. Di quella che fu la scintillante Residenzstadt dei Principi Elettori di Sassonia si è parlato molto, di questi tempi, per un incrocio di circostanze. Innanzitutto, l'alluvione che ha gonfiato l'Elba, sino a sommergere gli storici palazzi, ancora in faticosa e parziale ricostruzione. Ma ha contato forse anche il fatto che tra i 25 commentatissimi capolavori di casa Agnelli, due erano celebri vedute della Dresda perduta per sempre di Bernardo Bellotto. Il dibattito, poi, sulle due inedite figure del diritto internazionale imposte da Bush (gli «stati canaglia» e la conseguente necessità di «guerre preventive»), ha portato qualcuno a rievocare ciò che gli americani, ancora una volta in unione con gli inglesi, perpetrarono in un altro bombardamento, nell'ultimo giorno del carnevale del 1945. Infine, la Germania stessa, prendendo per la prima volta le distanze dagli Usa, sembra volere rifare i conti con il passato, uscendo dalla parte di chi è solo carnefice e chiedendosi se, per caso, non sia stata in qualche modo anche vittima. Comunque sia, è un'attenzione rinnovata che ha portato pure a una serie di lettere a questo giornale. Alcuni, tra i lettori, mostravano di non possedere informazioni precise, ma solo il sentore che, nella capitale sassone, fosse avvenuto qualcosa di terribile, molto al di là delle atrocità che pur contrassegnano ogni guerra. In effetti, gli storici, che hanno ormai accesso anche agli archivi degli Alleati, sembrano concordi sul fatto che quello di Dresda fu il bombardamento più sanguinoso, più perverso, più inutile della storia. Più sanguinoso: a causa del caotico afflusso di profughi, in fuga davanti all'avanzata russa, una cifra precisa dei morti non potrà mai essere stabilita. I cadaveri furono bruciati (a decine di migliaia, ammassati dalle ruspe, senza alcuna possibilità di riconoscimento) sopra pire improvvisate con rotaie ferroviarie. C'è comunque accordo sul fatto che le vittime, in una sola notte, non furono meno di duecentomila, mentre l'atomica di Hiroshima ne uccise, al primo colpo, «soltanto» settantamila, e Berlino, martellata per cinque anni, ebbe in tutto - pare - cinquantamila vittime. Più perverso: gli strateghi americani e inglesi predisposero minuziosamente modi e tempi del bombardamento, così da uccidere il maggior numero di civili (non c'erano quasi soldati tedeschi né difese antiaeree, a Dresda), non dando scampo neppure a chi era nei rifugi. Si studiò, poi, il sistema per sterminare anche i soccorritori e per eliminare, come tocco finale, chi, per caso, fosse scampato. Perversa fu la scelta stessa dell'obiettivo da incenerire: la Firenze del Nord, forse il più prezioso - e ancora intatto - scrigno europeo di arte medievale, barocca, rococò. Si ripeté, cioè, in scala maggiore, il crimine anche culturale del 15 febbraio 1944, con la distruzione «a freddo» dell'abbazia di Montecassino che gli stessi tedeschi si erano rifiutati di fortificare per non esporre a pericoli quel vertice della spiritualità e dell'arte cristiane. Più inutile: in quel febbraio del 1945, il Reich agonizzava, a due mesi dalla fine. Gli Alleati erano al Reno, i Sovietici in Prussia, Hitler già si era murato nel bunker berlinese. Ancora pochi giorni e i Russi sarebbero entrati in una Dresda affollata da una turba disperata di vecchi, donne, bambini, fiduciosi di essere protetti dalla bellezza della città. Malgrado ogni ipotesi e dietrologia, ancor oggi non si trova spiegazione possibile per quello che fu voluto lucidamente come il maggior massacro della storia, ma che nessuna ragione militare giustificava. Se neppure l'apertura degli archivi militari ci ha rivelato il «perché», conosciamo ormai bene il «come» di un'apocalisse programmata in sei atti. Il primo atto fu alle 22 del 13 febbraio, con le squadriglie dell'avanguardia, incaricate di inquadrare l'area dell'olocausto con speciali bombe luminose: contro ogni convenzione e umanità, è il centro sovraffollato che si voleva polverizzare, senza sprecare colpi su fabbriche o aree ferroviarie. Il secondo atto vide in azione un'ondata di quadrimotori che sganciò ordigni dirompenti, per sbriciolare i vetri e scoperchiare i fragili tetti in legno della città antica, così da creare correnti d'aria e facilitare il lavoro delle bombe incendiare. Queste - nella misura di ben seicentomila, scaricate da 400 aerei - furono le protagoniste del terzo atto. A quel punto, Dresda non era che un mare di fiamme, l'operazione sembrava conclusa. In realtà, i pianificatori anglosassoni avevano deciso che questo non bastava: bisognava uccidere anche le turbe ammassate nei rifugi sotterranei e massacrare quanto restava di infermieri e pompieri in quella regione della Germania. Ci fu, dunque, un quarto atto, alcune ore dopo. Mentre già fervevano i soccorsi, sul cielo di Dresda apparvero altre centinaia di bombardieri con un compito davvero diabolico: come si era scoperto colpendo Amburgo, stendere un tappeto di esplosivo su una città già in fiamme provocava il Fire Storm, una spaventosa «tempesta di fuoco», con venti a duecento all'ora e temperature fino a mille gradi. Le correnti d'aria arroventate causavano una tale saturazione di gas tossici da provocare la morte anche di coloro che erano nei rifugi più sicuri. E così avvenne. Ma se per caso, malgrado tutto, ci fosse stato qualche superstite alla «tempesta»? Americani e inglesi avevano dunque previsto un quinto atto, che completasse la «pulizia etnica»: quando il sole era già sorto, e da Dresda si levava una colonna di fumo visibile a 150 chilometri, giunse un'altra ondata, questa volta di cacciabombardieri americani, incaricati di mitragliare qualunque cosa si muovesse ancora sulle strade. Ma non era finita: per convincere davvero che per nessuno, solo in quanto tedesco, c'era scampo, la notte seguente (fu il sesto atto) fu sottoposta a bombardamento a tappeto Chemnitz, la città più vicina, dove qualche scampato era riuscito a rifugiarsi, grazie a una ferrovia che ancora funzionava. Come giudicarono, concordi, inglesi e americani, Arthur Harris, il maresciallo dell'aria responsabile dell'operazione-Dresda, aveva ben meritato il titolo di Sir che gli fu solennemente conferito. Poco più di un anno dopo, tutti, assieme agli uomini di Stalin, sedevano a Norimberga per giudicare i tedeschi - ed essi soli - per «crimini contro l'umanità».

E il tesoretto dov'è??
«Dal balcone di Spello Walter Veltroni si e’ rivolto agli italiani annunciando una stagione tipicamente veltroniana: le tasse calano, tutti diventano più miti, il bipolarismo si fa umano e le riforme viaggiano in carrozza, ciliegina sulla torta, tutto questo sarà possibile grazie al governo Prodi, aggiunge Veltroni. Mentre Veltroni parlava delle sorti luminose e progressive dell’Italia dalle pagine del Sole 24 Ore si affacciava uno spettro: nel timore di essere dimenticato troppo presto dagli italiani, il governo Prodi ha messo una mina sotto i conti pubblici del 2008 e, secondo le stime del Sole, entro fine anno e’ attesa una voragine di 7 miliardi di euro». Napoli mette in guardia Veltroni: «Faccia attenzione: se pensa di incantare gli elettori raffigurando una realtà di cartapesta rischia di svegliarsi a fine corsa sbattendo il muso contro la realtà. L’Italia non si governa dell’Auditorium di Roma con megaconcerti e feste del cinema. Il Pd si illude se pensa di fare la campagna elettorale avendo già messo in naftalina i due anni che hanno scavato un solco profondo fra politica e Paese». Così si è espresso Osvaldo Napoli, membro del direttivo di Forza Italia alla Camera, commentando il discorso del segretario Pd, Walter Veltroni.

IO NON SCORDO!


Paolo di Nella PRESENTE!
Anche attaccare manifesti sul verde pubblico può essere mortale, mortale per chi come Paolo di Nella è un attivista Nazional Popolare. Paolo di Nella muore dopo sette giorni di agonia , aggredito il 2 febbraio mentre in viale Libia a Roma (quartiere Africano), alle ore 22.45 con una ragazza attaccava dei manifesti per pubblicizzare l’esproprio di una villa che sarebbe stata utilizzata come centro sociale e culturale con ampi spazi di verde pubblico totalmente mancante nel quartiere. Fu colpito alle spalle sulla testa con delle spranghe di ferro o delle chiavi inglesi. Le ragioni di quest'assassinio sono oscure. Ormai gli anni più duri erano passati, i rivoluzionari si stavano riciclando in politica, in insospettabili professionisti o si erano persi nell'oblio della droga. Ma anni di odio, di impunità, di compiacenza non potevano essere cancellati completamente. Dopo la vile aggressione Paolo torna a casa, verso le ore 01.30 si sente male (forti dolori alla testa) e i genitori lo portano d’urgenza all’ospedale. Durante il tragitto PAOLO perde conoscenza, dopo l’intervento chirurgico entra in coma irreversibile. I suoi camerati, durante i giorni di agonia si danno il cambio per stargli a fianco, giorno e notte presidiano il suo letto indignandosi sempre di più per le infamie che i giornali iniziavano a scrivere.. sordide e squallide storie. Il presidente della repubblica Pertini, si reca all’ospedale non riceve una buona accoglienza. PAOLO, muore alle 20.45 di mercoledì nove Febbraio, con il cranio fratturato come Sergio. Le indagini questa volta furono più solerti e furono fermati due autonomi, presunti responsabili dell'assassinio. I due vennero poi rilasciati e prosciolti per mancanza di prove. Inutili, fin ora, tutti i tentativi dei camerati di Paolo per far riprendere le indagini.

Le Pen condannato a 3 mesi e 10mila di euro
Parigi, 8 feb - Il leader di estrema destra, Jean-Marie Le Pen, e' stato condannato
a tre mesi di reclusione con sospensione
della pena per aver definito l'occupazione nazista in Francia ''non particolarmente disumana''.
Le Pen, 79 anni, presidente del Fronte Nazionale di Liberazione francese, e' stato giudicato colpevole a Parigi per aver negato crimini contro l'umanita' e per aver contribuito a giustificare i crimini di guerra del regime nazista nelle dichiarazioni rilasciate in un'intervista di una rivista di estrema destra nel 2005.

Destra in fermeto per le elezioni
Se è vero, come si legge su internet e sui giornali, che è stata La Destra di Storace a respingere la proposta di Berlusconi di unificare tutta la destra italiana in una sola lista (con la Fiamma Tricolore ed Azione Sociale), sarebbe un fatto gravissimo che ci dovrebbe far riflettere ed agire di conseguenza. L’ostinazione de La Destra a presentarsi da sola, senza accordi con le altre formazioni, più che un progetto politico, sembrerebbe, in questo caso, una semplice difesa di posti di potere, di comando e di spartizione di ipotetici posti da parlamentare. D’altro canto, anche l’ipotesi che la Mussolini (e Guaglianone?) per AS e Romagnoli (e Iannone?) per la Fiamma si possano veramente accordare con Fini e candidare come “indipendenti” nelle liste di AN, sucita non poche “perplessità“… se non veri e propri conati di vomito! Certo che la “cosina nera” fra AS e la Fiamma, non avrebbe molte possibilità di ottenere degli eletti, con il rischio di essere superati magari proprio da Mastella. E’ evidente a tutti, ma proprio a tutti, che la cosa più ovvia, ragionevole, opportuna, logica e giusta è la proposta del Cavaliere: una sola lista nazionale unitaria di tutta la destra, “a destra di AN”. Le altre soluzioni sarebbero tutte dei miserabili ripieghi, delle piccole e squallide logiche di potere!!! In questo caso, ripeto, per me, come per migliaia di camerati milanesi e lombardi, sarebbe meglio, ma molto-molto meglio, votare direttamente per Berlusconi o per la Lega!!! Ripeto: non ci posso e non ci voglio credere! A “bocce ferme”, vedremo, analizzeremo ed agiremo di conseguenza, rimanendo sempre uomini liberi e coerenti!
Roberto Jonghi Lavarini

Il vice di Bassolino guadagnava un milione
NAPOLI — L'emergenza rifiuti è stata l'occasione per far guadagnare cifre «inimmaginabili » a chi lavorava negli anni scorsi al commissariato straordinario, dove durante la gestione Bassolino i subcommissari hanno ricevuto compensi pari anche a novantacinquemila euro al mese e non c'era quindi alcun interesse a risolvere la situazione. È questo uno dei punti centrali della requisitoria dei pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo durante l'udienza preliminare per il rinvio a giudizio del governatore della Campania Bassolino, dei vertici di Impregilo e di alcuni ex rappresentanti del commissariato. I pm hanno citato i casi più eclatanti: il subcommissario Vanoli percepiva un milione e cinquantamila euro all'anno, i subcommissari Paolucci e Facchi, compensi tra gli ottocento e i novecentomila euro. La stessa situazione si sarebbe verificata anche quando commissario era il prefetto Corrado Catenacci, che in una intercettazione telefonica allegata agli atti del procedimento e citata dai pm, si lamentava con l'interlocutore, perché il suo stipendio era di cinquemila euro mensili, mentre due tecnici della struttura commissariale intascavano cifre pari a un miliardo di lire all'anno. Con compensi così alti, sostiene la Procura, è chiaro che «più durava l'emergenza più si guadagnava», e quindi la gestione commissariale non avrebbe avuto affatto interesse a superare la crisi. Di qui le molte inadempienze che oggi sono contestate agli imputati — soprattutto non aver messo a norma gli impianti cdr che producono un materiale inutilizzabile come combustibile nel futuro inceneritore di Acerra e in qualunque altro inceneritore — e di cui, secondo i pm, Bassolino era a conoscenza perché il suo ruolo di commissario era un ruolo «amministrativo e non politico» e aveva quindi «giuridicamente l'obbligo di controllare». L'emergenza che oggi affligge la Campania nasce, sostiene la Procura, anche da quella cattiva gestione commissariale che consentì all'Impregilo di far finire in discarica non il 14 per cento dei rifiuti prodotti, così come prevedeva il piano, ma il 49 per cento, intasando gli impianti e creando quella che i pm chiamano «fame di discariche» con la quale deve fare i conti oggi il commissario De Gennaro mentre cerca di portare la regione fuori dalla crisi. Una crisi che rischia di costare all'Italia pesanti sanzioni dall'Ue (appena avviata una nuova procedura di infrazione per le troppe discariche abusive in tutto il Paese) e che potrebbe ulteriormente acuirsi a causa del blocco dell'impianto di cdr di Giugliano, che ha i depositi pieni e ieri ha dovuto sospendere la lavorazione dei rifiuti.
Corriere della Sera

Finalmente si torna a votare: elezioni il 13 e 14 aprile
"La decisione di sciogliere le Camere, sentiti i loro presidenti - dice il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo aver firmato il decreto di scioglimento della XV legislatura - è divenuta obbligata visto l'esito negativo degli sforzi che ho diversamente compiuto nella convinzione che elezioni così fortemente anticipate costituiscano un'anomalia rispetto al normale succedersi delle legislature parlamentari, non senza conseguenze sulla governabilità del paese". "La decisione cui sono giunto, avendola ponderata al di fuori di qualsiasi condizionamento - aggiunge il capo dello Stato - è in effetti scaturita dal succedersi di avvenimenti ben noti a tutti. Dapprima il venir meno della fiducia al Governo con il voto del 23 gennaio scorso in Senato, e poi l'accertata impossibilità di dar vita a una maggioranza che concordasse in particolare sull'approvazione in tempi brevi di una riforma della legge elettorale". "L'incarico che avevo conferito in tal senso al presidente Marini - afferma Napolitano - non è stato purtroppo coronato da successo, come egli stesso mi ha puntualmente riferito a conclusione di molteplici incontri condotti con un impegno e uno scrupolo, riconosciutigli da ogni parte, per i quali desidero pubblicamente ringraziarlo". "Già nel febbraio dello scorso anno, rinviando in Parlamento il governo dimissionario - ricorda il presidente della Repubblica - avevo ricavato dalle consultazioni da me svolte, la 'necessità prioritaria di una modificazione del sistema elettorale vigente'. Ma, nelle discussioni che su tale materia sono da allora seguite, anche e soprattutto in sede parlamentare, hanno a lungo negativamente pesato incertezze e divisioni tra le forze politiche". "Si era tuttavia giunti nelle ultime settimane, sulla soglia di una possibile conclusione: di qui il mio auspicio ed appello, dopo le dimissioni del governo Prodi, perché si finisse quella riforma come primo passo verso una più complessiva revisione delle regole, della competizione politica e del funzionamento delle istituzioni e di qui oggi - spiega Napolitano - il mio rammarico per dover chiamare nuovamente gli elettori alle urne, senza che quella riforma sia stata approvata". "Ho sempre e solo avuto di mira l'interesse comune ad una maggiore linearità, stabilità ed efficienza del sistema politico istituzionale. Il dialogo su questi temi, ora interrottosi, resta un'esigenza ineludibile per il futuro del paese. Mi auguro perciò - conclude il capo dello Stato - che la prossima campagna elettorale si svolga in un clima rispondente a quell'esigenza, da molti ribadita anche in questi giorni. È il momento, per tutte le forze politiche, di dar prova del senso di responsabilità richiesto dalle complesse prove cui l'Italia è chiamata a far fronte". Il governo ha deciso che le elezioni politiche si svolgeranno il 13 e il 14 aprile.

Luigi Ciavardini assolto!
Roma - Assolto per non aver commesso il fatto. E' questa la sentenza della II corte di Appello di ciavardini-gioventu-italiana.jpgRoma nei confronti di Luigi Ciavardini condannato in primo grado a sette anni e quattro mesi di reclusione perchè ritenuto responsabile della rapina compiuta il 15 settembre 2005 all'agenzia della Unicredit nel quartiere Balduina, a Roma. La sentenza era stata emessa dal gup Adele Rando che ha giudicato l'imputato con rito abbreviato. Ciavardini e' attualmente detenuto nel carcere di Poggioreale dove sta scontando una condanna a 30 anni in relazione alla strage di Bologna. La sentenza e' stata letta dal presidente della Corte, Luigi Pititto. Anche il pg aveva sollecitato l'assoluzione ritenendo il quadro accusatorio contraddittorio. Luigi Ciavardini, 44 anni era difeso dagli avvocati Valerio Cutonilli e Stefano Marzano. La rapina frutto' 15 mila euro: durante il colpo furono sottratti una pistola ad una guardia giurata ed un telefono cellulare ad un cliente della banca. Gli altri rapinatori non sono stati identificati. L'ex esponente dei Nar, secondo gli investigatori, fu "riconosciuto" grazie alle riprese del sistema a circuito chiuso dell'istituto di credito, ma aveva sempre respinto le accuse sostenendo che il giorno della rapina si trovava ad una manifestazione di Azione Giovani in cui veniva presentato un suo libro dedicato alla strage di Bologna. Ora la sentenza, la seconda che lo vede accusato e poi assolto per non aver commesso il fatto, che lo scagiona definitivamente.

In UK vietate le parole mamma e papà
Alle volte mi stupisco di me stessa perchè continuo a stupirmi di situazioni che invece ormai sembrano all’ordine del giorno perchè conseguenze dirette di ragionamenti innaturali o ai margini della moralità. Madri che procreano senza uomini e bambini che non devono dire in pubblico “mamma o papà” … si proprio così, in Inghilterra il ministro dell’Istruzione, che è riuscito nella titanica impresa di farmi rivalutare i nostri ministri, si sta adoperando affinchè nelle scuole non ci siano più riferimenti a mamma o papà ma solo a genitori…beh sapete… nei dintorni potrebbero esserci genitori omosessuali che potrebbero soffrire a tali parole o sentirsi discriminati perchè il loro bimbo ha due mamme o due papà! Quindi bando al mamma e papà meglio genitori. Scusate ma io ho l’impressione di aver perso qualche passaggio, ma mamma e papà non sono forse le prime parole che si insegnano ai bambini perchè quelle più usuali che esistano…mai avrei pensato che queste semplici e naturali parole nascondessero un background di omofobia e discriminazione sessuale!!! Ma sta li il punto, in ciò che è naturale e in ciò che non lo è! La natura ha creato mamma e papà e non altro, per il resto ci ha pensato l’ordinamento civile che ha previsto nobilissimi istituti quali l’affido o l’adozione per chi in surplus di amore decida onorevolmente di seguire un bambino e supplire quella carenza affetto che magari non ha ricevuto nella sua famiglia d’origine. Ma quale legge realmente giusta può invece prevedere qualcosa che va contro il normale o meglio naturale corso delle cose? Avere due mamme non è naturale e non ditemi che essere genitori sia un diritto di tutti perchè così si cade solo nel peggiore egoismo, essere genitori è un dono, non un diritto. L’unico diritto in gioco è quello del bambino ad avere una famiglia nucleare “normale” o meglio naturale. Non mi piace il termine normale, sa di ordinario, di superficiale, di soggettivo mentre qui è la natura che lo chiede e lo impone. Proibire ad un bambino di dire mamma o papà facendo filtrare il messaggio che sia normale avere genitori dello stesso sesso non è una conquista nè un’affermazione di civiltà, è solo creare un’innaturale confusione in un bambino. E senza bisogno di ricercare chissà quale teoria basterebbe solo prestare attenzione all’etimologia: «genitore» vuol dire «colui che genera, che procrea, che dà la vita». Tutte cose che una coppia omosessuale non può, né potrà mai fare non perché glielo impedisca qualche omofobico ma perchè la natura a frapporre qualche non marginale impedimento. È la realtà a dimostrare che dire «mamma» e «papà» non è un’offesa per nessuno, ma la cosa più naturale del mondo. Balls, il ministro, segue però, evidentemente, il metodo hegeliano secondo il quale «se la realtà non coincide con la teoria, tanto peggio per la realtà». Ci riempie tanto la bocca con la necessità di rispettare le tendenze sessuali di ciascuno, e io sono del principio che ognuno è libero di avere chi gli pare accanto nel proprio letto e tra le mura della propria casa, ma arrivare a dover accettare che tutto ciò sia normale o ostentarlo all’esterno esula dalle mie capacità. Io devo rispettare tutti…ma chi rispetta il diritto di ogni eterosessuale?O del bambino che vede sovvertito ogni ordine naturale? A furia di rispettare questo e quello stiamo rimanendo schiacciati da leggi e leggine che ci vogliono imporre schemi che hanno radice solo nelle “perversioni” personali di alcuni!A furia di tutelare le minoranze ad ogni costo perchè pare faccia tanto politically correct si sta rimanendo succubi di minoranze rumorose ledendo i diritti di molti! Francamente credo ci si dovrebbe fermare, riflettere e contare fino a 10 prima di proporre leggi tanto insulse…e se non ci fosse da piangere mi verrebbe da ridere! Va da sé che sono in corso di abolizione le ricorrenze inventate tipo Festa del papà, Festa della mamma, niente più rose rosse, cuoricini, bottiglia di whisky e pipe, si risparmierà non per necessità ma per imbecillità. Cosa dovremo insegnare a dire domani ai nostri piccoli? Forse omosessuale…no ha un piglio razzista! Forse gay o lesbica … no, sa di preconcetto classista!…mmm…forse impareranno da soli a dire Sodoma e Gomorra!
NeraComeLaPece

Spazzatura: richiamo UE all'Italia
L'Italia ha un mese di tempo per risolvere il problema rifiuti. La Commissione europea ha inviato un parere motivato, seconda tappa della procedura di infrazione, per la situazione in Campania. L'iniziativa è l'ultimo passaggio prima del deferimento del caso alla Corte di Giustizia europea. Normalmente Bruxelles concede due mesi per rispondere ai suoi rilievi, ma il caso è considerato molto grave: la risposta va quindi data entro trenta giorni. "La situazione in Campania è intollerabile e capisco molto bene la frustrazione dei residenti che temono per la loro salute. E' essenziale - ha detto il commissario all'ambiente Stravros Dimas - che le autorità italiane non solo prendano le misure efficaci per risolvere l'attuale emergenza, come stanno già facendo, ma anche che realizzino l'infrastruttura di gestione dei rifiuti necessaria per prevedere una soluzione durabile ai problemi che risalgono già a più di 10 anni". Intanto, dopo una mattinata e un pomeriggio di protesta, i manifestanti hanno abbandonato il blocco sulla A30 Caserta-Salerno in direzione di Caserta. Via anche il blocco all'ingresso dell'Asi e quello davanti all'ingresso della discarica di Marigliano in via Bosco a Polvica. Permane, invece, un presidio davanti a un altro ingresso di via Bosco. In giornata, a Napoli, in via Gianturco, tre persone sono salite sul tetto della sede della Municipalità di Poggioreale minacciando di lanciarsi nel vuoto se non fossero state ricevute da un rappresentante del commissariato. Questa mattina, intanto, la riunione del consiglio municipale è saltata per mancanza del numero legale. Decine di persone hanno bloccato il lungomare di via Napoli a Pozzuoli. I manifestanti protestavano contro la mancata raccolta della spazzatura, che non viene eseguita da almeno 10 giorni. Sul versante istituzionale, è iniziato intanto l'incontro fra il commissario di governo per l'emergenza rifiuti in Campania, Gianni De Gennaro e i sindaci del Nolano, giunti in rappresentanza dei cittadini che da giorni si oppongono all'apertura di un sito di trasferenza in località Boscofangone, nel comune di Marigliano.

Operaio aggredito da nomadi
Lucca, 29 gennaio 2008 - E’ finito in ospedale un operaio lucchese di 37 anni, picchiato da un gruppo di nomadi del campo di via della Scogliera. Il giovane, che ha riportato un forte trauma cranico ed è stato medicato al pronto soccorso del Campo di Marte, se la caverà con sette giorni di prognosi, salvo complicazioni. Sul posto è intervenuta una pattuglia della sezione volanti della Questura. Un episodio destinato a far discutere. Secondo una prima ricostruzione, l’operaio, al volante del furgone della ditta per cui lavora, intorno alle 13,15 stava percorrendo via della Scogliera nell’unica direzione consentita e cioè dal Montescendi verso l’incrocio con via del Tiro a Segno. Ad un certo punto, ha visto venire in senso contrario una Ford che proveniva dunque contromano e non gli dava strada. A quel punto i due veicoli si sono dovuti fermare. Dall’auto sono scese due donne del vicino campo nomadi e ne è nato un vivace diverbio. In soccorso delle due donne sono arrivati subito altri tre o quattro nomadi che, secondo la versione fornita dall’operaio, brandivano anche un bastone. Dalle parole sono passati ai fatti e il giovane operaio, picchiato senza tanti complimenti, ha avuto la peggio. A quel punto non gli è restato che avvisare il 113 che ha anche fatto arrivare sul posto un’ambulanza del 118. I poliziotti hanno compiuto accertamenti sull’accaduto e hanno identificato quattro nomadi coinvolti nell’aggressione. Nei loro confronti non sono scattati provvedimenti, in quanto si tratta di reati a querela di parte, visto che le lesioni per fortuna non sono gravi. Il caso richiama alla memoria quello ben più grave avvenuto nel febbraio dello scorso anno, quando un gruppo di nomadi armati di punteruoli e cacciaviti, poi identificati dalla squadra mobile, organizzò una vera spedizione punitiva al vicino poligono di tiro, come ritorsione dopo un diverbio avuto con tre automobilisti proprio in via della Scogliera. Un 48enne fu pestato a sangue.

L'Olocausto palestinese
Sono passati 60 anni da quando la nostra catastrofe palestinese (Nakba) ebbe inizio. Il popolo palestinese ha subito e assaggiato molta sofferenza e molte calamità, quindi, la Striscia di Gaza, in cui vivono 1,5 milioni di persone di cui, all’incirca il 75% sono rifugiati, ha avuto un assaggio ancora più grande di questa sofferenza. Dall’inizio della seconda Intifada nel 2000, l’Occupazione israeliana ha violato tutti i tabù, ed anche le convenzioni internazionali, torturando i palestinesi con severità. Nel frattempo, il duro regime imposto sulla Striscia di Gaza continua da sette mesi, ma con ancora più crudeltà. L’assedio azzera la libertà di movimento di persone e cose da e verso la Striscia di Gaza. Quindi, la situazione umanitaria si è deteriorata ulteriormente, e la già fragile economia di Gaza sta morendo. L’economia era già debole a causa delle procedure imposte dall’Occupazione, ora la Striscia di Gaza si è trasformata in un grande "Ghetto". Ogni casa di Gaza porta dentro di sé dei racconti di dolore e sofferenza! In sostanza, la Striscia di Gaza è interamente dipendente dall’importazione di beni attraverso i Territori Occupati che sono sotto il controllo totale d’Israele. Dall’inizio dell’assedio, l’Occupazione ha proibito l’arrivo di materie prime nella Striscia, ma non solo, nemmeno i beni fatti a casa dei palestinesi possono lasciare la Striscia per il mercato dell’export. In aggiunta, il numero dei disoccupati ha raggiunto il livello del 70% della popolazione. In queste circostanze, i civili sono esclusi dalla fruizione dei beni essenziali per la loro sussistenza, che si aggiunge alla caduta libera dei loro redditi, che ammontano a meno di $650 annui pro capite. Fino ad ora, l’Occupazione ha fallito nel suo tentativo di soggiogare la popolazione di Gaza. E’ proprio per questo motivo che l’Occupazione prova ogni mezzo pur di raggiungere questa soggiogazione. L’Occupazione prende di mira ogni aspetto economico nella Striscia di Gaza. Tutte le imprese, che contavano 3.700 tra botteghe e fabbriche, hanno dovuto chiudere, con il risultato di lasciare 65.000 persone senza lavoro. Mentre l’assedio continua, anche gli agricoltori sono stati danneggiati, soprattutto durante la fase agricola più significativa, con il risultato di altri 20.000 lavoratori senza impiego. Relativamente ai valichi di Gaza, ci sono cinque valichi e checkpoint alle frontiere che connettono la Striscia di Gaza con il resto del mondo: quattro valichi con i Territori Occupati e il quinto con l’Egitto, il "Rafah Terminale". L’Occupazione ha controllo totale dei cinque valichi, quindi, sono lasciati in uno stato d’abbandono e sono stati chiusi. L’Occupazione non permette a nessuno di lasciare Gaza, nemmeno di entrarvi. Inoltre, permette l’ingresso ad una quantità limitata di alimenti nella Striscia, non possono entrare materie prime ed altri tipi di generi alimentari. Dicono le statistiche che sono 37 i camion che portavano questi beni in Gaza, mentre il fabbisogno si aggira attorno ai 300 camion ogni giorno per portare materie prime, alimenti e beni d’ogni genere. Nel campo della salute, il pericolo è grande, siccome la gente ammalata vede le proprie urgenze e sofferenze moltiplicate per due. L’Occupazione non permette l’ingresso di materiali sanitari nè medicinali. Inoltre, questa Occupazione vieta alle persone ammalate di lasciare Gaza per avere cure più idonee. Le notizie e statistiche che sono state rilasciate da enti di sanità confermano che ci sono 1.500 persone con urgente bisogno di terapia chirurgica per le malattie dei reni, del cuore e per ogni tipo di cancro. Trecento di queste persone si trovano in una condiziona critica di pericolo di morte. Più di 137 macchinari sanitari sono fuori servizio come conseguenza della mancanza di parti di ricambio, 23 di questi macchinari sono per la dialisi (su un totale di 66 macchinari). 86 tipi di medicinali sono esauriti, e nel futuro immediato, ci sarà l’esaurimento di altri 132 farmaci! Dal lancio del Comitato Popolare Contro l’Assedio, PCAS, nel novembre 2007, abbiamo contato 29 vittime dell’assedio. Queste vittime erano persone malate che erano alle quali non era consentito viaggiare per ottenere le cure necessarie per la loro sopravivenza. Sono morte davanti alle telecamere mentre tutto il mondo è testimone del modo in cui sono morti. Però, nessuno ha potuto fare niente, e nessun’azione è stata intrapresa. Quelle persone ammalate che sono diventate vittime, stavano sempre pensando e chiedendosi… quando possiamo viaggiare per avere le necessarie cure? Si stanno facendo la stessa domanda le molte altre centinaia di persone malate! Per quanto riguarda le questioni dei progetti per le infrastrutture, per gli impianti idrici, le scuole e le strutture sanitarie, le attività sono cessate a causa dell’isolamento della Striscia di Gaza. Materie prime necessarie per l’operazione di questi progetti non sono state permesse d’entrare nella Striscia, 250 milioni di dollari sono stati stanziati per questi progetti, e migliaia di lavoratori avrebbero potuto beneficiarne direttamente dalla loro realizzazione. Inoltre, sono stati sospesi anche i progetti dell’UNRWA, 93 milioni di dollari sono stati stanziati, per alleviare la situazione disastrosa di 16.000 persone, ma i lavori non possono essere eseguiti. In questa circostanza già grave di per sé, l’occupazione ha limitato la fornitura di benzina e di altri carburanti, con gravi effetti sull’approvigionamento per uso potabile e sanitario, dato che hanno smesso di funzionare le pompe. Strutture per l’educazione, per la sanità e altri servizi sono stati chiuse. Manca anche la carta per scrivere agli studenti. Inoltre, è stato vietato a tutti i giovani che studiano all’estero di viaggiare verso le loro università per continuare con i loro studi, compromettendo il loro futuro. Molte famiglie rischiano di perdere la possibilità di entrare nuovamente in Gaza. Più di 25 consigli municipali sono nel procinto di sospender i servizi per i residenti di Gaza. Queste cancellazioni includono la sospensione della raccolta dei rifiuti, siccome non c’è carburante per i mezzi.. Quelle di cui sono state appena accennate sono solamente alcune immagini isolate delle sofferenze che patisce il popolo della Striscia di Gaza. L’Occupazione mette la gente di Gaza sotto assedio, violando i loro diritti: diritti garantiti dalle convenzioni e protocolli internazionali sui diritti umani, inclusi quelli della Quarta Convenzione di Ginevra e la Dichiarazione Internazionale dei Diritti Umani. Da quando PCAS ha incominciato il suo lavoro nel divulgare le situazioni di quest’assedio, si è messo in contatto con molte persone ed enti. Nonostante ciò, non abbiamo sentito la presa di nessuna posizione o azione formale. Non ci sono azioni concrete che riescono ad alleviare la sofferenza di questa gente. Dunque, noi facciamo un appello a voi, e chiediamo a tutti le persone di coscienza di alzare le vostre voci per chiedere un aiuto che potrebbe evitare che decine di migliaia di persone rischino di finire nel mezzo di una crisi senza fine.

Il Senato nega la fiducia al governo Prodi: 161 no, 156 si'
Il Senato ha negato la fiducia al governo Prodi. I no sono stati 161, i si' 156. Astenuto dell'ultima ora Andreotti, no a sorpresa di Fisichella. Scontati i voti contrari dei diniani e dell'Udeur, con una eccezione per ogni schieramento. Il premier deve ora rassegnare le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato. Chiedo il voto esplicito e motivato a ciascuno di voi. Prodi si era presentato cosi al Senato. È subito chiaro ,la sua sarà battaglia fino alla fine. Piena solidarietà a Mastella e un appello per tutti: il paese ha bisogno di continuità, non può permettersi un vuoto di governo. Tre le emergenze, dice: nuova legge elettorale, responsabilità nella politica internazionale, emergenza economica. Nella replica dopo le dichiarazioni di voto, ancora più chiaro si rivolge all'assemblea : sono qui non per testardaggine , ma per coerenza. Espone di nuovo il suo programma, come alla Camera,le cose fatte in questi mesi. "Avremmo potuto fare di più se la legge elettorale fosse stata migliore". Non usa mezzi toni, la sua strategia è : testa bassa e avanti. "Su di noi, sottolinea, sono state dette solo menzogne in queste ore". Poi lascia il Senato e torna a Palazzo Chigi dove ascolta il verdetto dell'aula che lo condanna alle dimissioni.

Perchè 6 milioni?
Possiamo allora chiederci, a questo punto, da dove è uscita la leggende dei mitici "6 milioni". Possiamo dire con estrema sicurezza che tale numero è stato inventato molto prima dell'ascesa al potere del nazismo. Infatti, nel Congresso Sionista del 1911 (quindi ben 22 anni prima dell'ascesa al potere di Hitler) fu fatta un'interessantissima dichiarazione da parte di Max Nordau. Egli si scagliò contro i rappresentanti ebreo-tedeschi, rei di essere contrari al ritorni in Israele del popolo ebraico e, di essersi vantati, quindi, del loro gradi di integrazione in Germania. Le sue "profetiche parole" furono esattamente le seguenti: "Questi governi così solleciti del diritto, così nobilmente e industriosamente attivi nel preparare la pace universale, stanno preparando la completa annichilazione di sei milioni di persone", numero convenzionale che torna nella conta dei morti! Vogliamo ricordare che il numero di sei milioni non può essere messo in dubbio senza rischio: in Francia il 14 luglio 1990 è stata approvata una legge (legge Fabius-Gayssot), che infligge una pesante pena a chiunque metta in dubbio il numero di sei milioni. La legge corrispettiva qui in Italia è la legge liberticida Mancino. Il revisionismo è essenzialmente un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica non ha colore politico: il caposcuola riconnosciuto di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante l'occupazione tedesca della Francia. Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe". Il professor Faurisson, è un radical-libertario, il revisionista svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista, come Cesare Saletta. La differenza fondamentale tra la metodologi storiografica sterminazionista e quella revisionista risiede in questo fatto: la prima ha eletto a principio una pressochè assoluta acriticità nei confronti delle fonti, in particolare delle testimonianze oculari, da essa ingenuamente o maliziosamente accettate aprioristicamente come veritiere, come se non esistesse affatto il problema delle false testimonianze. La seconda, invece, respinge ogni forma di dogmatismo storiografico ed affronta tale problema sottoponendo a critica tutte le fonti e utilizzando le armi della scienza e del confronto incrociato delle testimonianze e dei fatti. In particolar modo, ciò che il revisionismo contesta fermamente è l'arbitraria interpretazione dei documenti forniti dalla storia ufficiale col pretesto che essi sarebbero redatti da una sorta di linguaggio cifrato. Per quanto concerne le testimonianze dei "sopravvissuti", gli storici di regime accettano come vera qualunque testimonianza avvalori l'olocausto degli ebrei e l'esistenza delle camere a gas; rinunciano continuamente, ed in perfetta malafede, al principio fondamentale di qualunque storiografia seria: la critica delle fonti; questo ben sapendo che tali testimonianze non resisterebbero a una normale critica storica. Quale esempio di assoluta acriticità degli storici sterminazionisti verso i cosiddetti "documenti", basti ricordare che, a Norimberga, i sovietici presentarono come documento d'accusa i risultati dei lavori della commissione di inchiesta che aveva indagato sul massacro di katyn, la quale aveva accertato, sulla base di più di cento testimoni, di perizie medico-legali e di documenti ed elementi di prova, che l'eccidio era stato perpetrato dai tedeschi. Ora è assodato che la responsabilità dell'eccidio di katyn è dei russi, e questo anche per gli storici ufficiali. La falsificazione dei documenti non può tuttavia sortire grandi effetti propagandistici, per far ciò occorrono i filmati... con essi è molto facile suggestionare, anche chi scrive inizialmente subì, e pesantemente, tale suggestione, essendo, come tutti, spettatore in assoluta buona fede. Ma pochissimi sanno che i documenti girati dagli alleati nei campi di concentramento furono montati da un esperto di films dell'orrore: Alfred Hitchock, chiamato, per la bisogna, espressamente da Hollywood. Ancor più pochi sanno che le scene del documentario relative ad Auschwitz furono girate dai Sovietici nel gennaio 1945, e che, a questo proposito, un comunicato dell'agenzia Ansa-Reuter precisa: " Si vedono scene fatte qualche settimana fa dopo la liberazione. Le autorità sovietiche fecero ripetere le scene dell'arrivo, per i cineoperatori: stavolta i liberati corrono felici verso le uscite per abbracciare i russi". Nessuno dice che ad Auschwitz, come in altri campi, nell'aprile 1945 infuriava una terribile epidemia di tifo petecchiale, che fu provocata sia dal sovraffollamento sia dal tragico deterioramento dell condizioni igieniche, sanitarie ed alimentari dei campi, a cui contribuirono non poco i bombardamenti terroristici degli alleati. Ciò è tanto vero che nell'agosto 1945 nella sola Berlino morivano 4000 tedeschi al giorno. Le cose vere negate, anche contro ogni evidenza, le falsità costantemente propagate con ogni mezzo di comunicazione di massa; ed allora, cosa fare per restaurare la verità? La lettura e la diffusione di questo testo può indubbiamente giovare. Il mito dell'"olocausto", con i suoi sei milioni e le sue camere a gas sempre pronte ad essere agitate dalle varie organizzazioni paladine e depositarie della "Verità Suprema" (Anti-defamation League, Lega Internazionale contro il Razzismo e l'Antisemitismo, ecc.) sono e restano la principale arma di ricatto morale che gli "Stati Uniti d'Israele" detengono. Le suddette organizzazioni "antirazziste", agendo in collaborazione con le voci del potere (giornali, televisioni, case cinematografiche ecc.) e con i suoi bracci armati (polizie, eserciti d'occupazione), impongono la menzogna olocaustica come verità indiscutibile, pena la reclusione, in base a ciò che Burckhart chiamò: "teoria della storia". Egli affermò che l'assunzione alla base di detta teoria può essere espressa in questi termini "La storia è quello che un epoca ritiene utile giudicare di un'altra". Ogni commento appare superfluo. Vi è però da obiettare che, se certamente l'ermeneutica, ovvvero la critica e l'interpretazione della storia, può essere opinabile, le verità oggettive sulle quali tale critica si basa devono avere per forza "fondamenta" meno "ballerine", cioè meno "opinabili", meno "interpretabili". Da un fatto certo si può partire per esprimere un giudizio quanto mai vario, ma il fatto deve pùre sempre essere certo. Purtroppo per chi ci comanda, si dà il caso che la chimica, la fisica, l'ingegneria ed altre dottrine scientifiche (ovvero scienze "esatte", e quindi non passibili di essere "utili" e "giudicabili") inconfutabilmente dimostrano che l'olocausto è una leggende assolutamente priva di qualsiasi fondamento. In altri termini è possibile dimostrare scientificamente, ovvero oggettivamente, che mai detto evento si è verificato. E ciò al di là ed al di sopra di qualsiasi giudizio storico sul nazismo, sulla seconda guerra mondiale e sull'attuale status delle forze in campo in Europa. Gli storici di regime ci presentano il "Grande Olocausto" come un delitto contro l'umanità. Ebbene, se di delitto si tratta, esaminiamone proprio come in un delitto, le armi, i documenti, i luoghi, le maniere di far sparire i corpi, le testimonianze, le prove, così come farebbe un buon investigatore. Ovviamente, con la testa sgombra da "utili pregiudizi", e basandoci sempre e solo su dati scientifici, oltre che sulla versione dei fatti dataci dagli storici ufficiali, che tanto piacciono a chi ci governa.
Da "Il resto del Siclo" Marzo 2005

Pellerossa agli ordini del Führer
Secondo documenti top secret, declassificati agli inizi del XXI secolo, sembrerebbe che nativi indiani d’America, chiamati comunemente pellerossa, avrebbero fatto parte di un costituendo reparto delle Waffen SS o SS combattenti. Da documenti finalmente resi pubblici, sembra che le SS avrebbero costituito sul finire della seconda guerra mondiale un reparto da esplorazione, denominato ufficialmente come “Aufklarung Reiter Kompanie “Chief Sitting Bull”. Ma come si era giunti a tanto? Ebbene, nativi indiani d’America che erano stati forzatamente arruolati come coscritti nell’Esercito americano dell’ US Army, furono catturati dalla Wehrmacht durante le battaglie di Kasserine in Africa settentrionale, a Monte Cassino in Italia e in Normandia. Questi pellerossa gradirono molto entrare a far parte delle Waffen SS con la speranza che il Terzo Reich uscisse vincitore prima in Europa e poi andasse alla conquista dell’America per distruggere il governo della banda di Roosevelt che consideravano plutocratico, con il fine ultimo di poter edificare una nuova nazione autonoma di indiani d’America. Il loro leader era il capo Cherokee Standing Bull, il cui avo era Toro Seduto. Standig Bull cercò invano di avere un incontro con il Fuhrer per essere nominato il gauleiter o governatore di un indipendente Cherokee-land ma invano, perché il fuhrer si trovava all’epoca in Prussia. Chief Standing Bull ebbe però il gradito onore di avere un incontro con il Reichsfuhrer delle SS Himmler. Dopo tale colloquio, venne costituito un reparto di cavalleria da esplorazione di “braves” o “guerrieri pellerossa” e Chief Standing Bull fu nominato Braves-Sturmbannfuhrer o “maggiore dei pellerossa” da Himmler in persona. Viene riferito che tale unità di guerrieri pellerossa incorporati nelle SS furono impiegati durante l’offensiva delle Ardenne ed essi andavano alla ricerca soprattutto di scalpi degli americani fatti prigionieri. Sembra che alcuni prigionieri statunitensi furono salvati addirittura da uomini della Gestapo. Poi furono impiegati nella battaglia di Berlino contro i sovietici. Solo 30 pellerossa sopravvivranno a tale battaglia, incluso Chief Standing Bull che fu anche un testimone delle nozze tra Eva Braun e Hitler in quegli ultimi caotici giorni del Terzo Reich. Sapendo che i sovietici avevano catturato i pellerossa, il presidente USA Truman li richiese a Stalin che fu ben contento di sbarazzarsene. Così i 30 pellerossa rimpatriarono negli USA e nel 1947 furono giudicati da una corte marziale militare per tradimento. Solo nel 1995 saranno perdonati dal presidente Clinton.



Grande Fratello: la Fiamma Tricolore protesta
Clamorosa protesta della Fiamma Tricolore a Roma; un centinaio di militanti del partito, insieme a esponenti del Coordinamento per il Mutuo Sociale e del movimento delle OSA - occupazioni a scopo abitativo - hanno fatto irruzione nella casa trasparente allestita a Ponte Milvio dalla produzione del Grande Fratello. Con slogans quali "mutuo sociale urgenza nazionale" e "a fine mese d'affitto morirai" hanno interrotto la diretta ed inscenato un protesta che, a detta del portavoce, Gianluca Iannone "vuol significare, senza mezzi termini che la casa non è un gioco. " "A Roma le richieste per alloggi residenziali pubblici sono circa 30.000, a fronte di una politica in materia che vede l'Italia fanalino di coda per stanziamento del PIL, appena lo 0,07% annuo." "Ciò nonostante - continua Iannone - il sindaco di Roma approva, dopo più di 30 anni, il nuovo piano regolatore ed, a fronte dei milioni di metri cubi elargiti a costruttori e multinazionali del commercio, non individua un solo metro quadro per costruire nuovi alloggi popolari. Noi chiediamo che venga presentato in Parlamento il progetto di legge per il Mutuo Sociale, vera ed unica soluzione per l'emergenza abitativa". Prosegue Castellino - presidente provinciale romano di FT - stigmatizzando come "già sia iniziato il valzer della gogna mediatica. Le agenzie parlano già di distruzione della bolla del grande fratello, parlano gruppi armati di coltelli, ma si scontreranno presto con un'altra verità, che apparirà, senza filtri, sul sito you-tube." "Niente coltelli, niente distruzioni, solo lo sdegno di chi ritiene che la gente di Roma e d'Italia, meriti amministratori migliori di quelli che propinano ridicole trasmissioni e che lasciano migliaia di famiglie in mano a palazzinari e speculatori di ogni risma". "Nel silenzio totale che i media hanno alzato intorno alla nostra proposta di legge, la Fiamma Tricolore tenta di abbattere, con pacifiche ma eclatanti manifestazioni di dissenso, il muro di omertà e connivenze che impedisce a politici e giornalisti di fare il proprio dovere"

ANCORA UN CONFRONTO
Fra "Il Paese dei diritti e della libertà" e la "truce tirannia"
di Filippo Giannini
In un articolo del bravo Maurizio Blondet, ad un certo punto leggo che il giornalista ha ricevuto una osservazione così concepita: . E allora anche io non voglio parlare degli straordinari emolumenti che i nostri politici si sono riconosciuti, né dei troppi privilegi della "Casta"; non tratterò di tutto ciò, anche se un confronto è indispensabile: "Perché" un presidente francese percepisce 7 mila Euro mensili? Anche se ora Sarkozy si è aumentato lo stipendio? "Perché" un Primo Ministro inglese guadagna 200 mila Euro l'anno? "Perché" al presidente americano viene riconosciuto un emolumento di 380 mila Dollari l'anno (circa 240 mila Euro)? Osserva giustamente Blondet che queste cifre sono inferiori a quelle di un nostro semplice assessore regionale. E sono denari percepiti senza che in cambio si abbia il dovere di fornire un qualche risultato. Sempre l'ottimo giornalista per catalogare la bassa entità morale dei nostri principali deputati e ministri, scrive "Questo è il mondo reale: gravi responsabilità per due decimi di quel che prende Calderoni o Fini o Mastella quando non è ministro. Vedete come si divertono, come esibiscono la loro irresponsabilità: Calderoni fa una legge elettorale che definisce lui stesso una cacata, poi va col maiale a pisciare dove dovrebbe sorgere una moschea. Fini ingravida una velina. Sircana va la sera a vedere i travestiti. Quell'altro deputato se la fa con due troiette e un chilo di coca, per tirarsi su (…)". Mantengo l'impegno di non trattare degli emolumenti e prebende da sceicchi dei nostri parlamentari, però mi sia permessa un'osservazione sulle retribuzioni dei nostri europarlamentari. Sapete quanto percepisce un europarlamentare italiano rispetto ad uno polacco? A quest'ultimo quello Stato riconosce un ventesimo di quanto l'allegro Stato italiano paga al proprio. In altre parole, solo per essere chiaro, se un europarlamentare polacco guadagna 5 (cinque) Euro, quello italiano ne riceve 100 (cento). E l'efficienza, l'onestà e la previdenza della nostra classe politica come classificarla? Ricorderete che anni fa rifiutammo, con uno stolto referendum, la possibilità di costruire centrali nucleari, grazie all'azione di quel capolavoro della natura (non per nulla si è vantato di essere bisessuale; bah!) che ha per nome Pecoraro Scanio. Ebbene, da allora il nostro Paese acquista energia elettrica dalla Slovenia, dalla Francia e dalla Svizzera, energia elettrica prodotta da centrali nucleari. Chi disse che pensar male è brutto, ma molte volte si indovina? Allora penso che Scanio e il suo partito, i Verdi, per condurre quella battaglia contro il nucleare siano stati finanziati con sostanziose mazzette dalle industrie produttrici energia fuori dai nostri confini. Mazzette ben ripagate dallo stolto popolo che ben si merita questa classe politica. Per portar fuori la mia mente da questo letamaio voglio ricordare un Uomo e un periodo ricco di efficienza e di onestà. Propongo solo un paio di esempi, perché appartengono veramente ad un altro mondo. Siamo a fine anno 1943 il Ministro di Benito Mussolini, Pellegrini-Giampietro, ci ha lasciato questa testimonianza: "Nel novembre era stato preparato un decreto, da me controfirmato, con il quale si assegnava al Capo della Rsi, l'appannaggio mensile di 120 mila lire. Il decreto, però, che doveva essere sottoposto alla firma del Capo dello Stato, fu da lui violentemente respinto una prima volta. Alla presentazione, effettuata dal Sottosegretario di Stato, Medaglia d'Oro Barracu, seguì una seconda del suo Segretario particolare Dolfin. A me, che, sollecitato da Dolfin e dall'economo, ripresentai per la terza volta il decreto, Mussolini disse: "sentite, Pellegrini, noi siamo in quattro: io, Rachele, Romano e Annamaria. Mille lire ciascuno sono sufficienti". Dovetti insistere per fargli notare che a parte l'insufficienza della cifra indicata, in relazione del costo della vita, occorreva tener conto delle spese della sua casa e degli uffici. Dopo vive sollecitazioni finì per accettare, essendo anche Ministro degli Esteri, solo l'indennità mensile di 12.500 lire assegnata ad ogni altro Ministro. Nel dicembre del 1944, però, mi inviò una lettera che pubblicò, rinunciando ad ogni qualsiasi emolumento, ritenendo sufficienti alle sue necessità i diritti d'autore". Anche il più sprovveduto dei miei lettori comprenderà bene i motivi per i quali quell'uomo viene ogni momento del giorno, da più di sessant'anni dalla sua morte, crocifisso da questa masnada di ladroni. E se qualcuno ancora non ne ha preso conoscenza, allora, da buon cristiano, l'avverto: si faccia curare. ******* Quanto segue è un post-scriptum e un appello riguardante sempre "l'adorabile bischero". C'è una bellissima villa sulla discesa della collina di Posillipo verso il mare, quasi nascosta dagli alberi ad alto fusto in un grande parco. Proprietario era Lord Rosebery (un personale e noto ammiratore di Benito Mussolini), il quale l'aveva lasciato in donazione privata al Duce. Ma Mussolini per quel lascito di incalcolabile valore si regolò come per tanti altri: passò a sua volta la villa e il parco allo Stato perché venisse destinata ai figli dei combattenti. Mai fu rispettata la volontà del donatore: vi andranno a passare le belle giornate di sole i Presidenti della neo-Repubblica. Cioè i più accaniti detrattori del donatore. Mentre scrivo vi ha trovato adorabile dimora l'attuale Presidente Giorgio Napolitano. L'appello: non c'è un avvocato in grado di far rispettare le volontà di un morto? Cioè che il parco e la villa siano accessibili a tutti, e che venga evitato un nuovo scippo ai danni di questo popolo di sciocchi e a favore dei soliti grandi malandrini



Azione Futurista torna a colpire: mezzo milione di palline di plastica a Piazza di Spagna
Mezzo milione di palline di plastica colorate da Trinità dei Monti, che hanno raggiunto e colorato la fontana di Piazza di Spagna. Inutile raccopntare lo stupore dei turisti ma anche dei passanti: tutti incantati da una Piazza di Spagna coloratissima. Coloratissima appunto, ma da chi? Ebbene, il nuovo gesto plateale è stato rivendicato da Graziano Cecchini, l'uomo che tinse di rosso Fontana di Trevi. "È un'operazione artistica che documenta con l'arte il problema che abbiamo in Italia", ha detto lo stesso Cecchini sul posto. "Ci raccontano - ha detto ancora - tante bugie che non sono né di destra né di sinistra". "Dal Rosso Trevi alla quadricromia" si legge nei volantini distribuiti subito dopo l'azione compiuta a piazza di Spagna - dal titolo "I fratelli d'Italia si son rotti le palle". Parlando con i giornalisti, Graziano Cecchini ha fatto riferimento a Napoli: "Questa mattina qui hanno ritirato l'immondizia tre volte mentre ci raccontano che non è possibile costruire termovalorizzatori quando in Germania esistono inceneritori al centro della città". Da qui la domanda di Cecchini: "Chi sono i veri camorristi? Sono coloro che dicono no alle nuove tecnologie. Con l'arte voglio ribadire anche questo". I colori delle palline non sono stati scelti a caso, erano infatti in maggioranza rosse, per ricordare il rosso della Fontana di Trevi. Mentre alcuni esponenti delle forze dell'ordine cercavano di identificare Cecchini chiedendogli i documenti di identità l'artistà mostrava alle telecamere una pallina multicolore diversa dalle altre che, "se Veltroni vorrà, riceverà in regalo".

67 docenti vogliono censurare il Papa
"Un evento non in linea con la laicità della scienza". Con questa critica 67 docenti si sono rivolti al rettore della Sapienza di Roma, in vista della visita di Benedetto XVI, giovedì prossimo, chiamato ad inaugurare l'anno accademico. Radio Vaticana parla di "iniziativa censoria". Iniziativa incivile dice il centro-destra, critiche anche da alcuni settori del centro-sinistra. Il rettore Guarini precisa: va accolto come messaggero di pace e di giustizia.

PERCHE' WIKIPEDIA MI STA CENSURANDO?
Postato il Martedi 19 Settembre 2006 (19:00) di marcoc
DI JAMES BACQUE
Serendipity

Nel 1989 ho pubblicato il primo di una serie di libri sulla seconda guerra mondiale e le sue conseguenze. Il primo libro, intitolato Other Losses*, mostrava le orribili atrocità commesse contro i prigionieri nemici nei campi di prigionia degli Stati Uniti e della Francia dopo il 1945. Il secondo, Just Raoul, era una biografia di un eroe della Resistenza francese che salvò molti profughi dai campi di sterminio nazisti. Il terzo, Crimes and Mercies, descriveva la vera dimensione di tutti i crimini perpetrati dagli alleati contro i tedeschi, e anche la meravigliosa opera di carità del Canada e degli Usa che salvarono 800 milioni di persone, inclusi tedeschi, giapponesi e italiani, dal rischio di morire di fame negli anni di carestia dopo il 1945. Il quarto, Dear Enemy, chiariva l'atteggiamento degli alleati occidentali verso la Germania dal 1945 ad ora. Wikipedia fa la recensione e critica soltanto Other Losses e in un modo così distorto che alla fine ho cercato di correggere i loro numerosi errori. A partire dal marzo 2006 ho provato ripetutamente per diverse settimane a rivedere gli errori, ma ho riscontrato che all'inizio nel giro di un giorno, poi di ore, e alla fine di minuti, qualche editore Wikipediano aveva eliminato le mie correzioni, sostituendole con delle affermazioni persino più sgradevoli e denigranti. Anche alcuni miei amici hanno tentato di correggere l'articolo fallato di Wikipedia, ma hanno riscontrato la stessa situazione. Alla fine siamo arrivati alla conclusione che Wikipedia stava intenzionalmente censurando i miei contributi, che era inutile continuare a cercare di presentare la verità su Wikipedia. Dopo che Serendipity (già al corrente della censura di Wikipedia) è venuta a conoscenza di questa situazione mi è stata offerta l'opportunità di pubblicare la storia vera, che appare di seguito. Wikipedia riporta che Stephen E. Ambrose avrebbe dichiarato che Other Losses è "…straordinariamente fallato..." senza dire che Ambrose ha anche scritto che "Hai fatto una scoperta storica significativa che… attraverserà gli oceani e avrà delle ripercussioni per decenni, certamente per i secoli a venire. Li tieni in pugno questi tipi..." Wikipedia non dice che Ambrose ha cambiato la sua opinione solo dopo essere stato ingaggiato dall'esercito statunitense per insegnare al War College in Pennsylvania. E Wikipedia neanche ne fa accenno che nel suo attacco contro di me nel New York Times, Ambrose ha riconosciuto di non aver fatto le ricerche necessarie per raggiungere le conclusioni che ha pubblicato nello stesso articolo. Wikipedia trascura di menzionare che Ambrose, citato come un esperto, abbia ammesso di aver plagiato diversi altri autori. Wikipedia non si interessa delle accuse secondo cui Ambrose avrebbe rubato il lavoro da uno studente laureato per pubblicarlo come suo. Wikipedia ignora il mio libro, Crimes and Mercies, che si spinge a fondo nell'ottica di un bilanciamento delle azioni occidentali dopo la seconda guerra mondiale. Il libro mostra la grande opera di carità estesa dagli alleati occidentali, principalmente il Canada e gli Usa, alle persone che morivano di fame in tutto il mondo dopo la seconda guerra mondiale, inclusi i giapponesi e i tedeschi. Sostenendo che la maggioranza schiacciante degli storici di professione rigettano il mio lavoro e citando come una autorità uno storico che non ha mai lavorato in questo campo, Wikipedia non prende in considerazione il supporto che mi è stato dato dal famoso storico militare dell'Esercito statunitense il Col. Dr. Ernest F. Fisher, un ex storico di professione del Centro di Storia Militare dell'Esercito statunitense a Washington. Fisher, che per decenni è stato uno storico di professione, ha scritto la storia ufficiale della campagna militare dell'esercito statunitense in Italia. Mi ha assistito per mesi nella ricerca di documenti negli US National Archives, ha scritto l'introduzione al mio libro Other Losses e mi ha sostenuto con dichiarazioni pubbliche per diciassette anni a partire dalla prima pubblicazione. Mi ha aiutato per molti mesi a fare ricerca negli archivi. Wikipedia non accenna alla cura editoriale, all'aiuto nella ricerca e al sostegno pubblico datomi dal famoso epidemiologo e biometrista, il Dr. Anthony B. Miller, ex dirigente del Dipartimento di Biometria dell'Università di Toronto. Wikipedia mette da parte il supporto dato al mio lavoro da Richard Overy, King's College, University of London; Otto Kimminich, University of Regensburg; il Dr Alfred De Zayas, autore di molti libri sulla storia del dopoguerra tedesco; il Prof. Dr. Peter Hoffmann, McGill University, autore di molti libri specialisti sulla resistenza tedesca; il Prof. J. K. Johnson, Carleton University, Ottawa; il Professor Ralph Raico, University of Buffalo; il Prof. Ed Peterson, University of Wisconsin; il Prof Ralph Scott, University of Iowa; il Prof. Pierre Van Den Berghe, University of Seattle; il Prof. Dr Richard Mueller, ex responsabile del Department of English, University of Aachen; il Prof. Hans Koch, University of York e molti altri. Tra gli scrittori che si sono pronunciati a favore del mio lavoro e mi hanno sostenuto ci sono Julian Barnes; Nikolai Tolstoy; John Fraser, Master del Massey College, Toronto; John Bemrose di Toronto; Robert Kroetsch, Winnipeg; e tanti altri. Il mio lavoro è stato pubblicato in tutto il mondo in dieci lingue differenti da Macmillan, Little, Brown, Prima, Ullstein, Editions Sand, McClelland and Stewart, New Press, e moltissime altre case editrici. Infine, l'omissione più palese è data dagli enormi e dettagliati Archivi del KGB a Mosca che raccolgono milioni di documenti la cui esistenza conferma l'intero lavoro statistico presente in Other Losses. La matematica è semplice: circa un milione e mezzo di prigionieri tedeschi sopravvissuti nei campi di prigionia alleati alla fine della guerra non sono mai tornati a casa, né i loro decessi furono riportati al governo tedesco, alle famiglie, alla Croce Rossa Internazionale o alle Nazioni Unite. La cifra fu stabilita dal governo di Adenauer in Germania, sottoposta alle Nazioni Unite, e non è mai stata messa in discussione da nessun altro. Pertanto, quando nel 1989 uscì Other Losses, che dichiarava un numero di morti di circa un milione nei campi francesi e americani, rimanevano circa 500.000 morti da giustificare. Queste morti potevano essere avvenute solo nei campi del KGB, perché negli altri campi sparsi nel mondo non c'erano più di mezzo milione di prigionieri. Così, Other Losses stava predicendo che quando i comunisti avessero aperto gli archivi del KGB, i documenti avrebbero confermato la morte di quasi 500.000 persone. Ed ecco che, quando Gorbaciov fece cadere il sistema comunista e gli archivi furono aperti, mi recai lì e trovai il Rapporto Bulanov il quale testimoniava che 356.687 tedeschi morirono durante la prigionia sovietica, in aggiunta a altri 93.900 civili presi per sostituire i prigionieri morti o fuggiti per un totale di 450.587. Questa scoperta sorprendente non è menzionata in Wikipedia e nemmeno da nessun altro degli "storici professionisti". Ad eccezione di uno, Stefan Karner, che andò negli archivi del KGB, vide le prove accatastate in enormi quantità, e affermò che non ci credeva. Infatti, ha preferito pubblicare le sue stime che confermano la visione convenzionale.

Informazioni sui libri scritti da James Bacque si possono trovare sul suo sito web World War 2 Books. Vedere anche Mass Starvation of Germans 1945-1950 . In italiano: "Gli altri lager: i prigionieri tedeschi nei campi alleati in Europa dopo la 2a guerra mondiale", Milano, Mursia, 1993, BCB BZA 23745
James Bacque
Fonte: http://serendipity.li/
Link: http://serendipity.li/hr/bacque_on_wikipedia.htm
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di LUISA
Commento:

Questa non è la prima volta che Wikipedia è stata sorpresa nel tentativo di distorcere informazioni o screditare gli altri. Da poco ha fatto praticamente la stessa cosa con un collaboratore regolare di questo sito web, Israel Shamir. Nonostante la buona volontà di Shamir di rivedere la questione, Wikipedia ha ripetutamente lasciato intendere che lui non era chi sosteneva di essere. Con l'interrogarsi se Shamir – un ex paracadutista israeliano proveniente da una lontana discendenza di famosi ebrei russi – era chi diceva di essere, Wikipedia ha insinuato che Shamir potrebbe persino essere un "anti-semita svedese". Naturalmente, non lo è ma le distorsioni di Wikipedia aiutano a spianare la strada a tali false informazioni e nell'analisi di fondo sembra seguire il proprio progetto sionista.

Papa Ratzinger a Veltroni: "Degrado e insicurezza"
"Un evento tragico come l'uccisione, a Tor di Quinto, di Giovanna Reggiani, ha posto bruscamente la nostra cittadinanza di fronte al problema non solo della sicurezza, ma anche del gravissimo degrado di alcune aree di Roma". Il vescovo di Roma, papa Benedetto XVI, nel tradizionale scambio di auguri di auguri di inizio anno con il sindaco della capitale Walter Veltroni, il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, e il presidente della Provincia, Enrico Gasbarra, ha toccato i temi della sicurezza e della povertà, che si sta allargando a "situazioni che sembravano esserne al riparo". Le periferie della capitale "Specialmente qui - ha spiegato Ratzinger - è necessaria, al di la' dell'emozione del momento, un'opera costante e concreta, che abbia la duplice finalita' di garantire la sicurezza dei cittadini e di assicurare a tutti, in particolare agli immigrati, almeno il minimo indispensabile per una vita onesta e dignitosa". Il problema casa e il caro vita "I prezzi degli alloggi, le sacche persistenti di mancanza di lavoro, e anche i salari e le pensioni spesso inadeguati rendono davvero difficili le condizioni di vita di tante persone e famiglie", ha aggiunto Benedetto XVI. L'emergenza educativa Il Papa ha poi denunciato una vera e propria "emergenza educativa" a Roma e nel Lazio. "Sembra sempre piu' difficile proporre in maniera convincente alle nuove generazioni solide certezze e criteri su cui costruire la propria vita", si è lamentato Ratzinger, criticando "un contesto sociale e culturale impregnato di relativismo e anche di nichilismo". Il Comune di Roma e i Dico Le pubbliche amministrazioni, ha aggiunto il Papa, non devono assecondare di attacchi "insistenti e minacciosi" contro l'istituzione della famiglia, fondata sul matrimonio tra uomo e donna

Bassolino vattene!!

Firmate la Petizione


30 ANNI SENZA GIUSTIZIA
7 GENNAIO 1978. Nella Sezione del MSI di Via Acca Larentia (zona Tuscolano) si tiene una riunione del Fronte della Gioventù mentre alcuni attivisti effettuano un volantinaggio riguardante un concerto di musica alternativa tenuto dal noto gruppo “Gli Amici del Vento”. Sono le 18:20 circa, quando tre militanti escono dalla sezione e, appena fuori, vengonotravolti da una raffica di colpi d’arma da fuoco sparati da un gruppo di 5-6 persone. Il primo a cadere è il Camerata Francesco Bigonzetti, allora ventenne e studente di medicina, morto sul colpo mentre il secondo, il Camerata Vincenzo Segneri, riesce a salvarsi ripiegando in sezione. Il terzo, il Camerata Francesco Ciavatta, all’epoca diciottenne, viene ferito ma riesce comunque a fuggire correndo sulla scalinata vicino all’ingresso della Sezione; inseguito viene nuovamente colpito alla schiena dagli aggressori . Morirà durante il trasporto in autoambulanza verso l’ospedale… La notizia fece il giro di Roma e molti furono i militanti missini che accorsero sul luogo. Tra l’ indifferenza generale dei passanti e dei mezzi di comunicazione,si aggiunge il ritardo dei soccorsi, segno che il principiode “un fascista buono è un fascista morto” era ancora (ricordiamo che siamo alla fine degli anni ’70) molto diffuso anche negli enti pubblici… Al lancio di un mozzicone di sigaretta da parte di un giornalista RAI su una chiazza di sangue, scatta la rabbia dei missini presenti dando vita a tafferugli con le forze dell’ordine presenti che rispondono un lancio di lacrimogeni. Nel caos, il Capitano dei Carabinieri (Edoardo Sivori) apre il fuoco ad altezza uomo colpendo in piena fronte il Camerata Stefano Recchioni, militante appartenente alla Sezione del MSI di Colle Oppio; morì dopo due giorni di agonia. La strage viene rivendicata dopo alcuni giorni da parte dei Nuclei Armati di Contropotere Territoriale. Per 10 anni le indagini non portano a nulla di concreto: solo nel 1988 si riesce a scoprire che la mitraglietta utilizzata in quella circostanza fu utilizzata in almeno altri tre omicidi ad opera delle Brigate Rosse. L’anno prima, un’ ex terrorista pentita accusa alcuni 5 ex militanti di Lotta Continua di avere preparato e messo a segno il raid. Daniela Dolce riesce a fuggire rimanendo in uno stato di latitanza; Mario Scrocca si suicida in carcere dopo l’interrogatorio da parte dei giudici. Gli altri tre, Fulvio Turrini, Cesare Cavallari e Francesco de Martiis vengono arrestati ma vengono assolti in primo grado per insufficienza di prove. 7 GENNAIO 2008: sono passati trent’anni dai fatti senza ottenere alcuna giustizia… “E NOI SIAMO ANCORA QUI PER RICORDARE E NOI SIAMO ANCORA QUI PER CHI VUOL DIMENTICARE…PER MILLE E MILLE E MILLE E MILLE ANNI….” ONORE AI CADUTI DELLA STRAGE DI ACCA LARENTIA !!!

Moratoria di Ferrara sull’aborto.
Forza Nuova: aiutare le donne incinta deve essere priorità dello Stato
Si riapre la discussione sulla L. 194. La legge, che nel 2008 compie 30 anni, consente alla donna di interrompere volontariamente la gravidanza nei primi 90 giorni di gestazione. Dal 1978 al 2004 i bambini nati in Italia sono stati 14 milioni e mezzo ma, per aborto, non ne sono venuti alla luce 4 milioni e 500 mila. Contro l'interruzione volontaria di gravidanza è partita una campagna di stampa del quotidiano il Foglio di Giuliano Ferrara, che ha chiesto una "moratoria dell'aborto", prendendo spunto dalla risoluzione per la moratoria della pena di morte votata il mese scorso dall'Assemblea generale dell' Onu su iniziativa del governo italiano. Forza Nuova, da sempre in prima linea per la difesa della vita, accoglie con approvazione l’iniziativa promossa da Ferrara. La difesa della vita sin dal suo concepimento dovrebbe essere un punto cardine della politica nazionale. “Al di la delle speculazioni politiche di ogni parte, è innegabile che in uno stato attraversato da una fortissima crisi demografica, dove la popolazione invecchia di anno in anno, tenere ancora in piedi una Legge assassina è una vergogna senza precedenti.” Afferma Paolo Caratossidis, coordinatore nazionale di Forza Nuova. E’ tempo di eliminare tale obbrobrio e ristabilire un quadro normativo per la tutela del nascituro. La 194 è nata in anni in cui spesso si sfiorò il delirio, gli anni dell’esaltazione collettiva del pensiero debole. È necessario dire no all’aborto, e prevenirne anche le cause, che si riscontrano molto spesso nelle difficoltà economiche sempre più pressanti che attanagliano le famiglie italiane. Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova, sottolinea che “'la maggior parte delle donne non abortirebbero se questo stato prestasse loro maggiore attenzione ed offrisse concreti aiuti alle donne incinte in difficoltà economica. È accertato che buona parte delle italiane che decidono di abortire, lo fanno in quanto abbandonate a loro stesse, ed in seguito se ne pentono.”
L’UFFICIO STAMPA

Ecopass: nuova Odissea per milanesi e non
Da oggi si paga per entrare in centro a Milano. Da stamani, infatti, è entrato in vigore l'Ecopass, il provvedimento antismog che comporta il pagamento di un pedaggio a chi entra nella Cerchia dei Bastioni. La registrazione delle targhe dei mezzi che superano i 43 varchi avviene automaticamente grazie alle telecamere, e non ci sono stati per ora i temuti rallentamenti lungo le tangenziali interne. La fascia oraria dura fino alle 19,30. L'ammenda prevista è di 70 euro, più 11 per spese di notifica. I milanesi hanno acquistato finora 2.900 abbonamenti agli Ecopass, un numero esiguo se confrontato con le decine di migliaia di veicoli che fino agli ultimi giorni dello scorso anno entravano ogni giorno in centro. La macchina organizzativa dell'amministrazione comunale si è messa in moto, ma avuto problemi soprattutto per i pagamenti on-line e per il numero verde che è congestionato e obbliga a lunghe attese al telefono. Il sistema di pagamento informatico ha mostrato da subito difficoltà e ieri si è bloccato. Di conseguenza si è bloccato anche quello per i pagamenti con carta di credito attraverso il numero verde. Sono sul piede di guerra i commercianti che minacciano di far ricadere sui consumatori il costo di accesso in centro e parlano di "oneroso balzello".
Grazie Moratti!

A Bergamo sgominata la «banda» della panda nera. Raid dei carabinieri anti-immigrati.Ma i cittadini li rimpianogno già...
BERGAMO — La chiamavano la «caccia grossa» con la Panda nera. Carabinieri e vigili urbani usavano un’auto con una targa rubata e, secondo l’accusa, ogni venerdì sera davano vita a raid punitivi contro extracomunitari. Prima il briefing in caserma a Calcio, nella Bergamasca, poi via. Ma su quella Panda c’era una microspia. E ora le conversazioni concitate, i pestaggi degli stranieri, le urla durante perquisizioni «dure» a caccia di droga (che talvolta spariva con denaro e cellulari dei fermati) sono finite in un dossier della Procura. Il gruppo aveva scelto il venerdì probabilmente per poter apparire sui giornali della domenica. Perché il giorno dopo, ai cronisti, raccontavano di arresti e di «brillanti operazioni antidroga». Solo dopo sono emersi i metodi usati. Una «banda »—così la definiscono gli inquirenti — di 21 persone, (una dozzina i carabinieri) cinque delle quali accusate di associazione per delinquere. Qualcuno è ancora ai domiciliari, altri sono stati sospesi, altri ancora trasferiti. Eppure sono stati rimpianti dagli abitanti di Calcio: poco dopo gli arresti dello scorso luglio, sono comparse scritte del tipo: «Rivogliamo i nostri carabinieri», «Deidda sindaco» e via così. Ora, a sei mesi dagli arresti, arrivano le prime richieste di patteggiamento: un carabiniere di Calcio, Danilo D’Alessandro (1 anno e 8 mesi) e un vigile di Cortenuova, Andrea Merisio (3 anni). Molti hanno chiesto il rito abbreviato, compreso il maresciallo Massimo Deidda, «Herr kommandant», come lo soprannominavano gli altri della banda. «Il capo indiscusso » del gruppo, per i pm di Bergamo. Un tipo dai modi spicci, carismatico. E’ l’ex comandante della stazione di Calcio, che in questi giorni, fino alla fine del processo (prevista per il 14 febbraio) è stato autorizzato a tornare ai domiciliari proprio nella stazione che comandava. Le violenze Per l’accusa era tutto studiato, a partire dalla Panda recuperata prima di essere demolita sui cui era stata piazzata una microspia. E dalle vittime: preferibilmente extracomunitari clandestini che difficilmente avrebbero trovato il coraggio di denunciare. Invece qualcuno lo ha fatto. Agivano armati, scrive nella sua ordinanza il giudice delle indagini preliminari Raffaella Mascarino, in «un clima di violenza, di esaltazione collettiva e di autocompiacimento», in un paese di neppure cinquemila anime, Calcio, (sindaco leghista), dove le parti si sono invertite: i carabinieri sono diventati delinquenti e i marocchini i loro accusatori. A una vittima viene rotto il naso. A un’altra il timpano. A un’altra ancora i denti. La voce di Deidda, con marcato accento sardo. «Tu sei troppo agitato, mo ti piazzo un cazzotto in testa. Da chi hai comprato? Ti porto in caserma e ti sfondo a mazzate ». Parla di un altro controllo: «Uno di Martinengo... poi si è messo a sputare i denti e l’ho mandato via... perché appena gli ho dato un destro, caz..., ha cominciato a sanguinare, ha sputato i denti». Quando un marocchino, per sfuggire a un inseguimento, si butta da un tetto quelli commentano: «Perché anziché finire nelle nostre mani preferiscono suicidarsi?». Gli adepti La banda cercava anche nuovi adepti. La filosofia era questa: «Più siamo più danni facciamo », si spinge a dire Andrea Merisio, vigile di Cortemilia a un aspirante «picchiatore». L’8 giugno esordisce nel raid uno studente di 29 anni. Merisio e Deidda sono compiaciuti del nuovo acquisto: « Ci ha chiesto perché non lo abbiamo picchiato quello con la camicia bianca... La mentalità c’è». L’obiettivo della «caccia grossa » era spesso quello di aumentare le statistiche degli stupefacenti sequestrati. Per il capitano Massimo Pani, (che non ha partecipato ai raid), allora comandante della Compagnia di Treviglio, e nel frattempo promosso maggiore, i numeri erano una fissa. Tanto che Monacelli avrebbe mostrato a colleghi un sms di Pani, in cui lo invitava a sequestrare «almeno 25 chili di droga, in modo da poter battere il record del suo predecessore». Avrebbe fatto pressioni su due subordinati, minacciando di farli trasferire perché non testimoniassero contro Monacelli, sospettato di procurata evasione e cessione di droga. Ultimo guaio: avrebbe restituito un chilo di hashish a uno spacciatore che minacciava di raccontare certi metodi. Il razzismo L’odio per gli extracomunitari emerge nelle conversazioni del gruppo. Mauro Martini, carabiniere di Calcio, al telefono con la fidanzata è esplicito: «’Sti marocchini, li ammazzerei tutti, non muoiono mai». Deidda non è da meno: «... Me ne sbatto i c. e ’sti marocchini di merda mi hanno veramente rotto i c.».
Corriere della Sera

Onore al Rais
Un anno fa Saddam Hussein se ne andava come un gigante. Nella fierezza con cui seppe morire schiacciava come nani i suoi aguzzini. Aguzzini che parlano inglese, persiano, ebraico, e altri ancor più minuscoli: servi immondi che farfugliano in arabo. Un leone, un vento, un gigante, un esempio, un padre, un condottiero, un capo, egli si staglia ancora sullo sfondo dei cieli assiri, illumina dalle stelle, tra il Tigri e l'Eufrate, quella gente indomita, oggi lacerata, insanguinata, impoverita dalle armate di occupazione dell'ennesima crociata per la libertà (noi ne sappiamo qualcosa, eccome, di queste crociate e di questa “libertà”...). Quella gente indomita, la sua gente - che è sua così com'egli è stato sempre il loro campione fino a saper morire per essa - non si arrende ma cerca disperatamente di riunire ancora una volta la nazione irachena. E questo a dispetto di tutti gli strateghi degli imperialismi occidentali, di tutti i manipolatori degli autonomismi curdi (leggi nello specifico Tel Aviv), di tutti quelli che si scornano tra loro per estendere la loro influenza nell'arteria del “Nabucco” (un po' tutti ma soprattutto inglesi e israeliani) e di quelli che in nome della teocrazia odiano il nazionalismo e si ostinano a banchettare con gli altri internazionalisti cui pure affibbiano il nome di “Satana”. Quelli che tra un “Israele deve essere distrutta” e un “L'America è Satana” addestrano squadre della morte, sostengono il governo dei narcotrafficanti imposto da Bush, si spartiscono il territorio iracheno con i nemici verbali (sono venticinque anni che tra loro lo scontro è fatto di slogan ma che invece le cooperazioni sono talmente strette da tradire una vera e propria complicità. Che, forse, verrà superata dai nuovi scenari che hanno costruito insieme: ma questo esito, se mai ci si giungerà, non dovrà farci mai scordare le responsabilità oggettive e soggettive, strutturali, concrete, di Teheran nella causa anti-araba di Londra e Tel Aviv). Tutti i volti del Leviatano sono presenti sul suolo iracheno, nessuno escluso. E l'esempio di Saddam sta dando ancora forza - e soprattutto coscienza - a quelli che sanno che la causa della libertà, dell'indipendenza, dalla nazione, dell'autodeterminazione si traccia contro tutti coloro che parlano in nome di un dio, qualunque esso sia. Che sia la dea ragione, il dio dollaro, il dio progresso o la dea reazione. Che sia un dio ateo o un dio confessionale; un idolo, in ogni caso, in nome del quale annullare il proprio spirito critico, sul cui altare sacrificare la propria realizzazione spirituale e la causa della Polis e della libertà. Non è un caso se l'integralismo (poco conta che sia islamico) è il principale alleato dell'occidentalismo nella piovra della Globalizzazione: sono figli della stessa matrigna e nominano tutti il nome di (un) dio invano. Ma al cielo si giunge in modo completamente diverso, sapendo camminare eretti sulla terra; così come seppero e fecero gli antichi, così come insegnò più tardi la sapienza ghibellina, così come ha saputo mostrare Saddam Hussein. E che gli altri, tutti, nessuno escluso, se li porti il diavolo. Qualunque esso sia per loro, comunque concepiscano il “dia-ballein” (ovvero la separazione dei piani e di se stessi): tutti costoro sono prigionieri di un diavolo perché non hanno pienezza né centratura e allora lanciano crociate, in nome di qualunque fede o superstizione, perché, non sapendo incantare il mondo, vorrebbero dissodarlo. Ma sono stupidi nani e per sentirsi vivi devono impiccare i giganti. Che li guardano, così, ancora da più in alto. Onore al Rais e pietà per i nanerottoli!
Gabriele Adinolfi

Conferenza di fine anno
Nel 2007 - annuncia Prodi - il deficit sarà «intorno al 2%», contro il 2,5% previsto. Dall’Economia fanno capire che il dato approssimativo potrebbe essere il 2,2%; con la conseguenza che il deficit per il 2008 potrebbe scendere al 2%. Il dato è giudicato positivamente dal Fondo monetario. Il deficit viene ufficialmente annunciato il 1° marzo di ogni anno dall’Istat ed in Europa dall’Eurostat, insieme a quello di tutti i Paesi della Ue. Prima non è possibile conoscerlo con esattezza, in quanto mancano una serie di informazioni (pagamenti della pubblica amministrazione, incassi, livello del pil). Ed ancora. Un miglioramento di un terzo di punto equivale a circa 5 miliardi di euro. Tenuto conto che l’andamento delle spese è piuttosto dinamico, è verosimile che le risorse legate al miglioramento del deficit vengano da maggiori entrate. Sul fronte fiscale, garantisce che l’aumento delle aliquote sulle rendite finanziarie resta nell’agenda del governo. Il miglioramento del deficit 2007 (e conseguentemente quello del 2008) fa sì che la legge finanziaria appena approvata sia - sulla carta - sovradimensionata rispetto agli obbiettivi di deficit. Prodi intende confermare la previsione di crescita del pil all’1,5%, nonostante la crisi dei mutui Usa. Per la Confindustria la crescita del prossimo anno si fermerà all’1%. Salari Promette che il governo è pronto ad una riduzione del prelievo fiscale dalle buste paga (così da restituire una parte del potere d’acquisto perso per l’aumento delle tariffe e dei prezzi) a condizione che imprenditori e sindacati raggiungano un’intesa su produttività e mobilità. I benefici fiscali dovrebbero andare alle famiglie numerose ed ai lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi. Prima del prossimo marzo, però, il governo non saprà quante risorse avrà a disposizione: ha ricordato Alfiero Grandi, sottosegretario all’Economia. Adesso sono lecite un paio di domande sono d'obbligo: Prodi in che paese vive? Anche lui come tanti gioca a second life?

Governo alla canna del gas!
Attacco forte e diretto di Lamberto Dini al premier Romano Prodi. Il governo Prodi, ha detto il leader dei liberaldemocratici, «in Senato non ha più i numeri per governare» ed è un «assurdo» che il premier pensi che soltanto lui possa svolgere quel ruolo. Mosse disperate quelle del Governo per mantenersi in equilibrio. Lamberto Dini, nel giorno di Santo Stefano, spara a zero contro l'Esecutivo dai microfoni del Gr3. Dini attacca su fisco e d economia. «Si tratta soltanto di annunci. Mi pare che siano mosse disperate; il Governo oggi raccoglie soltanto il 25% dei consensi nel paese. Ha perso la metà dei consensi che aveva al momento della sua instaurazione. Sono mosse disperate. Il ministro dell'Economia non ha dato il suo consenso su misure di questo genere. Ci dica dove va a prendere i soldi». Per Dini l'intenzione è quella «di dare con una mano e di riprendere con un'altra. La finanziaria non è nelle condizioni da sopportare sgravi fiscali per miliardi e miliardi di euro».

CONDANNE DI MILANO, ROMAGNOLI: MASSIMA SOLIDARIETA’ A BOCCACCI, PUSCHIAVO E AGLI ALTRI MILITANTI
“A Milano hanno condannato, per quello che l’Italia considera - ancora oggi - essere un ‘reato d’opinione’, 9 missini, dirigenti e militanti della Fiamma Tricolore, a pene che vanno dai due agli otto mesi di reclusione. A tutti loro sento il dovere di esprimere a nome mio e di tutto il partito, la massima solidarietà. A Maurizio Boccacci e a Piero Puschiavo, in particolare, rinnovo la stima e la fiducia, li ringrazio per tutto ciò che quotidianamente fanno per il movimento e li sprono a fare sempre di più per i nostri Ideali. Non è possibile commentare come ancora oggi, nel 2007, si infliggano pene tanto pesanti per un semplice gesto di saluto, mentre il paese è pieno di delinquenti a piede libero. E’ la stessa magistratura che non perde tempo e punisce anche due suoi colleghi che si pongono di traverso: il PM Luigi di Magistris e il GIP Clementina Forleo. E’ la logica perversa del ‘due pesi e due misure’ che rigettiamo e che ci stimola a continuare a lottare per una giustizia che sia veramente giusta e non quella che produce e impone leggi liberticide”.
On. Luca Romagnoli
Segretario Nazionale Fiamma Tricolore .
Gruppo UEN al PE


Italia, addio dolce vita
"I giorni di gloria sono finiti e l'Italia si appresta a diventare vecchia e povera". E' il giudizio impietoso che il Times dà del nostro Paese, spiegando che "gli standard di vita sono caduti dietro quelli della Spagna e i politici sono vecchi e stanchi" e quindi "adesso i tristi italiani pensano che il loro futuro sia orribile". Ma per Luca Cordero di Montezemolo, interpellato dal giornale britannico, "al di là del malessere diffuso, la speranza c'è". Secondo il quotidiano inglese ''c'è un senso di angoscia nazionale in Italia in questo scorcio di 2007'' in cui ''per la prima volta la Spagna ha superato l'Italia in termini di standard di vita'' e in cui si sente ''sul collo il fiato della Grecia''. Il problema, dice il Times, non riguarda solo prezzi e salari, con un mood che ''raggiunge il cuore del dibattito dell'Italia con se stessa sulla propria anima e identita'''. Nessun profeta in patria Gli italiani, con Fabio Capello ct della nazionale inglese e Carla Bruni ''che ha conquistato il cuore del presidente francese'' stanno ricoprendo ruoli importanti nel mondo, tuttavia, in patria, ''sono consumati da un senso di declino nazionale''. In particolare, la sensazione è che ''il passato è la gloria dell'Italia, ma ne è anche la sua prigione, con la politica e l'economia dominate da una gerontocrazia, mentre gli imprenditori e i politici più giovani sono tenuti a freno''. Arte in crisi, politica vecchia A giudizio del quotidiano anche l'arte fa fatica: ''Sebbene - si legge nell'articolo - ci siano buoni registi, non c'è nessuno che possa essere paragonato a Fellini o Visconti, e Monica Bellucci, con tutta la sua bellezza, non è Sofia Loren (e in ogni caso vive a Parigi)''. Prendendo spunto dal libro "La Casta", il Times si sofferma poi sugli sprechi della politica, con ''il Quirinale che costa quattro volte quanto Buckingham Palace'' e sottolinea le criticità del mondo del lavoro dove ''prevale una mentalita' di lavoro per tutta la vita'', con posti assegnati ''non sul merito ma attraverso una rete di favori reciproci e legami familiari noti come 'raccomandazione' (in italiano, ndr)'' e con scioperi a ripetizione. ''Perfino il nucleo familiare italiano - continua il Times - una volta baluardo (con la Chiesa Cattolica) della societa' italiana, e' in declino, con un aumento dei tassi di divorzio, una bassa natalita' e l'incremento dei genitori single'', anche se la famiglia ''continua a rappresentare un rifugio per i giovani italiani''. Povera Italia Il quotidiano punta poi il dito sulla povertàdelle famiglie (11%), i costi dell'energia, la forza dell'euro che colpisce l'industria del lusso e la concorrenza dall'Asia sul tessile. Il risultato, conclude il Times citando la ricerca dell'Università di Cambridge, ''è che gli italiani sono i meno felici d'Europa'', anche se ''c'è una speranza'': ''In Sicilia - ricorda il quotidiano - il potere invalidante della mafia è finalmente contrastato dagli imprenditori, quasi tutti quarantenni con esperienza in campo europeo, che rischiano la vita rifiutandosi di pagare il pizzo''.

Prodi taglia le tredicesime
Milano - «Mi ritrovo 150 euro in meno nella tredicesima. Eppure non ho uno stipendio da nababbo». Luciano è un impiegato delle Ferrovie dello Stato, abita in una piccola città di una Regione rossa. Il suo sfogo è uguale a quello di tanti italiani del ceto medio stritolati da un fisco sempre più invasivo. Aliquote, addizionali, imposte locali da un lato; inflazione, raffica di aumenti e super benzina dall’altra annunciano un 2008 all’insegna della recessione, certificata anche dalle simulazioni del Giornale pubblicate nei giorni scorsi e dalle associazioni dei consumatori. «Il mio stipendio? Quando è grasso - dice al telefono Luciano - arriviamo a 1.800 euro mensili. Una cifra commisurata alle responsabilità di chi, come me, opera in un’azienda che ha dirette responsabilità sulla sicurezza di milioni di persone». L’ironia della sorte si nasconde dietro le mille cifre della busta paga che ci ha fornito. Dicembre 2007, netto a pagare 3.253,23 euro: 12 mesi fa erano 3.405,97 euro. «Mancano 152,74 euro nonostante un aumento di anzianità, a parità di presenze e di indennità di trasferta. Come potete rilevare - sottolinea - a dicembre 2006 e 2007 ho le medesime presenze e pressoché la medesima indennità di trasferta (204 euro nel 2006, 208 euro nel 2007) ed ho riscosso 152,74 euro in meno con una aliquota di tassazione altissima. Inoltre - aggiunge - ho anche avuto aumenti di anzianità nel 2007 e quindi la differenza è da considerarsi ancora più marcata». Il confronto con il 2005 fa riflettere ancora di più: «Con il precedente governo, la mia tredicesima è stata di 3.366,42 euro. Quasi 40 euro in meno rispetto al 2006, 113 in più rispetto al 2007, ma in realtà a dicembre 2005 avevo solo 16 presenze contro le 21 degli altri due anni e oltre 60 euro di trasferta in meno». Il salasso di fine anno si nasconde dietro le voci «trattenute» e «imposte» ed è consistente: 989,31 euro più 1.806,63 euro di tasse. Su quasi 6mila euro di compenso lordo, dunque (5.942,92 euro per l’esattezza) 2.689,69 euro finiscono tra Inps e fisco. Si tratta di più del 45% dello stipendio lordo ed è uno degli effetti delle nuove aliquote fiscali volute dal viceministro dell’Economia Vincenzo Visco. «È una vergogna portare la tassazione di un reddito da lavoro dipendente come il mio all’aliquota del 41%! Almeno voi ditelo che il governo Prodi ci sta riducendo alla fame!». Luciano sorride amaro. «Con quei 152 euro avrei voluto fare a mia figlia un regalo più bello. Per fortuna che non ho da pagare un mutuo, visto che vivo nella casa che mi hanno lasciato i miei genitori, altrimenti sarei finto nei guai». Di rincari è costellato tutto il «suo» 2007. «Anche mia moglie che fa l’insegnante - racconta - ha visto 80 euro in meno nella sua tredicesima. Nella mia città l’Ici è praticamente raddoppiata (da 0,5% all’1%, ndr), mentre l’addizionale regionale Irpef è al livello massimo consentito. In più, poiché la nostra Panda è una Euro 0, ci è toccato anche pagare un sacco di soldi perché è considerato un veicolo inquinante». Il caro benzina, i rincari di alimentari e bollette ha fatto il resto. È Luciano a puntare il dito contro la «controriforma fiscale» dell’esponente ds, che oltre ad aver ridotto la no tax area (la fascia di reddito al di sotto della quale non si pagano imposte, ndr), ha alzato le aliquote sui redditi e rimodulato il sistema di deduzioni e detrazioni ideato da Giulio Tremonti durante il governo Berlusconi per «tutelare le fasce deboli». Un sistema di dare e avere che anziché aiutare ha penalizzare proprio gli stipendi del ceto medio che si sarebbero voluti difendere. Eppure, in quei mesi, Visco si difendeva così dalle critiche del centrodestra: «La Finanziaria comprende una riforma fiscale a favore dei cittadini che hanno minori possibilità economiche, grazie a diversi strumenti come nuovi scaglioni fiscali, nuove detrazioni di imposta per lavoro e per carichi di famiglia, netto rafforzamento degli assegni familiari». Secondo i calcoli di Visco «un lavoratore dipendente con 28mila euro di reddito con coniuge e un figlio a carico guadagnerà 294 euro netti l’anno in più». Il caso «scuola» di Luciano dimostra esattamente il contrario.
Il Giornale


Zapatero: Italia ferma!
MADRID - Definisce un «risultato storico» il sorpasso dell'Italia da parte della Spagna. E stuzzica Romano Prodi: «glielo avevo detto». Il primo ministro spagnolo, José Luis Rodríguez Zapatero, non nasconde la propria soddisfazione per i dati Eurostat sul Pil dei Paesi europei e durante un incontro con i giornalisti nel corso di un ricevimento natalizio dichiara che «il problema dell'Italia è il grande indebitamento pubblico». Zapatero sottolinea poi che dall'inizio degli anni '80, mentre l'economia italiana è sostanzialmente ferma, quella spagnola è in rapida crescita. Il premier spagnolo aggiunge che i risultati del 2007 saranno ancora migliori di quelli del 2006 e assicura che adesso la Spagna va alla rincorsa di Francia e Germania. LA RICERCA - Secondo i tecnici di Bruxelles, nel 2006 la Spagna si trovava al 105% del Pil medio dell’Ue a 27, mentre l'Italia era al 103%. Ma non basta: i due Paesi hanno effettuato, dal 2005 al 2006, un percorso speculare: la Spagna è salita dal 103% al 105%, l'Italia è scesa dal 105 al 103. Certo, entrambi sono sotto il 110% medio della zona euro, e ancora lontani da Francia (111%), Germania (114%) e Gran Bretagna (118%).

LE REAZIONI - In effetti, non tutti nel Paese iberico cantano vittoria come Zapatero. Sono apparsi cauti, nel valutare il dato pubblicato dall'Ufficio statistico europeo, i commentatori intervistati dalla radio spagnola "Cadena Ser", dello stesso gruppo del quotidiano progressista "El Pais". Secondo Eduardo San Martin, codirettore del giornale conservatore "Abc", "il dato è ovviamente importante perché indica che la Spagna è sulla buona strada, soprattutto se si pensa alle condizioni in cui il paese entrò nellUe 20 anni fa». Per San Martin però, «non si puo’ dimenticare che l'Italia sta andando molto male, e quel che conta è specialmente la media europea». In questo senso, Madrid (a 105% della media Ue) è ancora, assieme a Roma (al 103%), ben al di sotto della media della zona euro (110), e di quelle di Francia (111), Germania (114) e Gran Bretagna (118). Un punto che, come spiega El Pais, sottolineano anche i tecnici di Eurostat a Lussemburgo. Per Paul Konjin, il dato è «poco significativo dal punto di vista statistico», perché pochi punti di differenza possono essere annullati da piccoli errori statistici nella comparazione dei prezzi nei due Paesi. Quindi, Eurostat preferisce considerare Spagna e Italia (assieme alla Grecia, a 98 punti) in un gruppo di Paesi che stanno «intorno alla media». Margarita Saenz-Diaz, caporedattrice del "Periodico de Catalunya" a Madrid, sottolinea che «ora, con questo dato, per i cittadini non sarà piu’ facile arrivare a fine mese, ma certo, per risollevare la morale generale e patriottica è già qualcosa...». In Italia "l’Arte" non è apprezzata. Ma la "opera buffa" continua
Gli Italiani tutti sono insofferenti verso il Ministro Tommaso Padoa Schioppa. E si chiedono come mai Prodi abbia scelto un simile "empiastro", gabellandolo per "tecnico". Ebbene, "EUROPA Informazioni" ha in proposito notizie di prima mano. E ve le rivela. Prodi vinse le elezioni e cadde in letargo. Per 3 giorni dormì, sopraffatto dalla gioia improvvisa. Poi si svegliò e subito si chiese: "adesso come faccio? Gli Italiani, appena mi vedono comparire in TV e mi sentono sillabare qualche parola, si mettono a ridere. Rischio di essere subissato dal ridicolo". E, allora, il "perfido Romano" si disse: "devo chiamare al Governo qualcuno molto più ridicolo di me. In modo che gli Italiani ridano di lui e io la faccia franca". Detto fatto: chiamò in Consiglio dei Ministri Tommaso Padoa Schioppa. Che fu subito edotto quale fosse la sua "missione": far ridere gli Italiani. Il buon TPS ce la mise tutta. Ed, allora, dichiarò che "i giovani italiani sono dei bamboccioni" perché a 30 anni restavano ancora abbarbicati alla famiglia d’origine. Fu subissato dagli insulti. Tra i quali: "costui è un cretino. Non sa e/o non capisce che a guadagnare 800 Euro al mese non si può mettere su casa pagando 400 Euro di affitto"? Si prese gli insulti degli Italiani in pubblico, ma gli elogi di Prodi in privato. Perché così facendo il più ridicolo del Governo Prodi risultava TPS e non il "perfido Romano". Fu così che il nostro "eroe/martire" passò alla seconda comica: "pagare le tasse è bellissimo". Altro coro di fischi e di insulti. E qualcuno osservò: "pagare le tasse sarebbe un dovere civico se qualcuno non ci rubasse sopra. Occorre mettere in galera i ladroni di regime". Non era un gran successo; ma anche questa volta il "perfido Romano" salvò la faccia. Solo che…. Solo che non tutti gli Italiani hanno voglia di ridere. Taluni svolgono "funzioni giurisdizionali". E, nelle loro funzioni, bocciarono due provvedimenti del TPS: 1. La rimozione di Petroni dal CdA della RAI. Con il quale TPS (e Romano Prodi) avevano inteso impadronirsi della RAI-TV; 2. La rimozione di Speciale dal comando della Guardia di Finanza. Nel tentativo di "normalizzarla" ai voleri dei "sinistri" del centrosinistra. A questo punto gli Italiani cominciano a chiedersi: "Chi è quel cretino che ha chiamato questo cretino al Governo? Chi è quel ridicolo che ha chiamato questo ridicolo al Governo"? Succede, dunque, che le critiche degli Italiani tornano ad indirizzarsi contro Romano Prodi, colpevole di aver chiamato un simile personaggio a fare il Ministro. Risulta ad "EUROPA Informazioni" che Romano Prodi ha cominciato a sfogliare la margherita. E a chiedersi: "cado prima io o si dimette prima TPS"? Il resto alla prossima puntata. Assicuriamo comunque che la "opera buffa" continua.
Ciaoeuropa


Quei regali alle coop in Finanziaria
L’Italia è un Paese sottocapitalizzato, cioè mancano investimenti, e il governo anziché ridurre il deficit e privilegiare la spesa produttiva (investimenti) preferisce premiare la spesa pubblica e fare doni alle coop. Mentre la spesa in conto capitale scende di 3 miliardi di euro quella corrente aumenterà di 22 miliardi nel 2006 e di 44 nel 2009. Gli Italiani pagheranno più tasse, sotto forma di maggiori imposte e contributi per trenta miliardi di euro. Vale a dire che lavoreranno nel 2008 per lo Stato fino al 20 giugno mentre nel 2006 hanno lavorato fino al 18 con una pressione fiscale record del 43/44% . E’ importante sapere che nel 2007 il gettito medio per abitante dei quattro principali tributi comunali (Ici, addizionale Irpef, Tarsu e addizionale sull’energia elettrica) è stata di 439 euro con un aumento dell’8,5% sul 2006. In questo quadro, che definire drammatico è un eufemismo, l’irresponsabilità della “casta rossa” si manifesta in maniera intollerabile. Pensiamo alla mega festa di Hera spa (ex municipalizzate) che fra i soci privati annovera moltissime coop rosse, persino i sindacati di Forlì l’hanno definita “fuoriluogo ed esagerata” perché i costi degli Stadio, di Teo Teocoli del catering dell’affitto dei locali della Fiera saranno pagati con i soldi delle nostre bollette, mentre molte famiglie non arrivano al quindici del mese schiacciate dalle tasse del Governo Prodi. Ma si sa, per i compagni Prodi, Bersani e Visco sono una pacchia e se l’Italia piange, le coop ed il capitalismo rosso ridono. Dopo le lenzuolate di regali di Bersani alle coop, che gli sprovveduti chiamano liberalizzazioni, e la via europea per far pagare l’Ici alle Chiesa, una vera e propria tassa sulla carità, i favori alle coop continuano. La finanziaria 2008 mentre taglia i fondi ai nostri militari ed alle forze dell’ordine, elargisce regali a piene mani alle coop che pagano poche tasse, quando va bene 1/3 rispetto alle imprese private. Fra questi regali scandaloso è quello dell’esenzione Ici per gli immobili coop destinati alla conservazione dei prodotti agricoli, alla custodia delle macchine agricole, degli attrezzi e delle scorte occorrenti per la coltivazione e l’allevamento, ad uso di ufficio dell’azienda agricola, alla manipolazione, trasformazione, conservazione, valorizzazione o commercializzazione dei prodotti agricoli effettuate dalle cooperative e loro consorzi. Un regalo di una decina di milioni di euro a colossi come Coop Adriatica tolti ai Comuni che si vedranno costretti a tagliare i servizi o ad inventarsi nuove tasse. Ma le coop nella finanziaria incassano ulteriori favori, con l’equiparazione dei soci lavoratori di società cooperative ai lavoratori dipendenti (anche se le coop non hanno gli stessi doveri rispetto all’art.18 dello Statuto dei lavoratori). Questi favori si esplicano sotto la forma di credito d’imposta per l’assunzione di soci lavoratori in Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata, Sardegna, Abruzzo e Molise concesso, per gli anni 2008, 2009 e 2010, pari a 333/416 euro per ciascun socio coop e per ciascun mese. Ulteriori cadeaux alle cooperative (detrazioni per oneri) sono contenuti nelle “Disposizioni in materia di accise ed ulteriori interventi nel settore tributario”: “i canoni relativi ai contratti di ospitalità, nonché agli atti di assegnazione in godimento o locazione, stipulati con enti per il diritto allo studio, università, collegi universitari legalmente riconosciuti, enti senza fine di lucro e cooperative“

New York Times: italiani popolo in depressione
Roma, 13 dic. - (Adnkronos/Ign) - Il ''malessere'' dell'Italia sul 'New York Times'. In una lunga corrispondenza da Roma, il quotidiano americano parla della ''depressione collettiva'', dall'economia alla politica alla società, che sembra aver colpito il nostro Paese. Un Paese ''che tutto il mondo ama perché è vecchio ma ancora affascinante''. La questione è che, nonostante sia ''adorato all'estero e nonostante tutti i suoi innati punti di forza, l'Italia non sembra amarsi e gli italiani sono il popolo meno felice dell'Europa occidentale''. ''Per la maggior parte, i problemi non sono nuovi e questo è il problema'', sottolinea il 'New York Times', secondo cui l'Italia ne è preda da così tanti anni che nessuno sembra sapere ''come cambiare o se sia ancora possibile''. Senza contare che quelli che erano i punti di forza dell'Italia "si stanno trasformando in debolezze". Così, per esempio, le piccole e medie imprese si trovano a dover combattere con l'economia globalizzata e con la competizione cinese. I problemi sono così grandi che l'ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli, ha avvertito del rischio di un diminuito ruolo internazionale dell'Italia e di difficoltà nel rapporto con Washington. ''Devono tagliare l'edera cresciuta intorno a questo fantastico albero vecchio di 2.500 anni che minaccia di ucciderlo'', ha detto Spogli al quotidiano. Ma l'impressione che emerge è che ''il malessere nasca dalle poche speranze di tagliare quell'edera e questo rende gli italiani tristi e arrabbiati'', osserva il 'New York Times'. Una rabbia di cui si è fatto portavoce nei mesi scorsi Beppe Grillo con il suo grido 'Basta' rivolto a tutte le forze politiche e al 'sistema' e che ha trovato uno sfogo nei bestseller dell'anno, 'La Casta' e 'Gomorra', scrive il giornale. Che poi dedica qualche riga ai due protagonisti del panorama politico italiano, Romano Prodi e Silvio Berlusconi, cui gli italiani non sembrano attribuire quella capacità di cambiare necessaria in questo momento. In un contesto del genere, non stupisce quindi che ''il 70% degli italiani tra i 20 e i 30 anni vivano ancora a casa, condannando la giovinezza ad un'estesa e improduttiva adolescenza, mentre molti delle menti più brillanti, come i poveri di un secolo fa, lasciano l'Italia'', commenta il giornale che dedica un intero paragrafo del suo reportage al problema generazionale. E un paragrafo è dedicato alla 'Vendita del concetto di Italia', vendita che si è fatta più difficile dopo la morte di Luciano Pavarotti, almeno a sentire un ragazzo intervistato dal 'Times', secondo cui dopo la scomparsa del tenore ''ci sono rimasti solo la pizza e la pasta''. Certo, è vero che ''non ci sono nuovi Rossellini, Fellini o Loren, ma ci sono la Ferrari, la Ducati, la Vespa, Armani, Gucci, Piano, Illy, Barolo", elenca il giornale. Il problema però è che ''gli imprenditori lamentano di essere soli: i politici offrono poco aiuto per rendere l'Italia competitiva e questo resta l'ostacolo principale. L'imprenditoria vuole meno burocrazia, più leggi sulla flessibilità del lavoro e maggiori investimenti nelle infrastrutture per favorire il movimento delle merci''. L'Italia, è la chiosa del 'New York Times', se non cambia rischia di fare la fine della Repubblica di Venezia: ''Bloccata dalla grandezza del passato, con gli anziani turisti a fare da incerta fonte di vita'', potrebbe diventare la 'Florida d'Europa'. Cconcorda con l'analisi pubblicata dal quotidiano americano il senatore Renato 'Ron' Turano, eletto per l'Ulivo nella circoscrizione Estero-Nord America, che oggi ha visitato il Palazzo dell'Informazione del Gruppo Gmc-Adnkronos in Piazza Mastai ''L'Italia si muove in modo abbastanza cauto - dice Turano - Qualche volta vorremmo vedere le cose muoversi molto più velocemente e questo non succede''. ''Però - sottolinea il senatore, imprenditore di successo negli Usa e che vive a Chicago - noi abbiamo grandissimi valori, non ho nessuna perplessità nel senso che ne usciremo. Probabilmente ci vorrà un'altra generazione per cambiare alcune cose, ma i nostri sono giovani sono molto preparati''.

La Fiamma lancia la "Cosa Nera"
Una federazione di partiti di destra. Un pò sul modello della "cosa rossa", ma composta da partiti e partitini dell'area radicale. Magari con Alleanza nazionale a fare guida, se ci sta. E se lascia perdere le suggestioni neocentriste e i pranzi con Casini e Montezemolo. L'idea è venuta a Luca Romagnoli, segretario della Fiamma Tricolore. La mette in questi termini: "Oramai si va verso uno schema non bipartitico, ma semplificato. I partiti si federano, la sinistra radicale ha dato l'esempio superando veti e odii reciproci. E allora perchè non farlo anche noi?", domanda Romagnoli. A prendere l'iniziativa, però dovrebbe essere Gianfranco Fini: "Parta lui. Coinvolga tutti, anche i suoi ex dirigenti di partito", propone Romagnoli. Berlusconi? "All'inizio c'avevamo creduto, almeno fin quando parlava di federazione. Io", dice il leader della Fiamma, "ho firmato per far cadere il governo Prodi ai suoi gazebo. Per poi scoprire che il mio euro, versato alla causa, era servito a sfasciare il centrodestra". Romagnoli, che ieri al Parlamento europeo è stato ammesso al gruppo dell'Uen, lo stesso in cui milita An, ammette che ne recinto della destra estrema non cè propriamente un clima da fiori d'arancio. "Però", ammonisce, "dovremmo cercare di mettere da parte i personalismi. Per senso di responsabilità. E perchè ce lo chiede la gente. Se non fossimo stati così frammentati, alle ultime Politiche, avremmo superato Rotondi e il Nuovo Psi, e anche i numeri in Senato sarebbero diversi". Fini, insomma, "si deve dare una mossa. Faccia il leader della destra, invece di inseguire il centro". Già. Ma gli altri neofascisti che ne pensano? Negli ambienti di ultradestra certe fratture sono vecchie di decenni. E alcune di queste sono insanabili. Adriano Tilgher, per esempio, non ci pensa proprio a fare cordata con i suoi dirimpettai: "Secondo me è improponibile", taglia corto il segretario del Fronte sociale nazionale. Motivo? "Sono tutte prime donne, e io sono profondamente deluso dall'ambiente. Ovvio, posso anche ascoltare le proposte che arrivano, ma rimango molto scettico su una possibile sintesi. Le basti questo dato: qualche anno fa, quando avevamo cominciato a parlare di riunire la destra radicale, c'erano tre partiti. Ora sono otto o nove". Da Alessandra Musolini, incece arriva un nì. "Bisogna prima aspettare la legge elettorale, capire qual'è lo strumento" E poi? L'obiettivo principale, per il leader di Azione Sociale, "deve essere la ricomposizione del centrodestra. Fini, Casini e Berlusconi devono tornare insieme. E ci vuole un sistema di voto che li obblighi a farlo". Possibilista pure Francesco Storace. Anche se molto scettico sul risultato: "Alla costituente della Destra avevo lanciato un appello all'unità. Anzi", aggiunge Storace, ho fatto più: mi sono detto disponibile a un passo indietro, nel caso in cui il problema fossi stato io. La verità è che se si vogliono tenere in piedi le vecchie case, non si va da nessuna parte", sospira l'ex ministro.
Salvatore Dama



Rom: il 90% degli italiani vorrebbe cacciarli
Certo, non ci voleva un sondaggio per interpretare il sentimento negativo che la stragrande maggioranza di noi prova nei confronti degli zingari, ma è molto interessante leggere quello pubblicato dalla rivista Focus (non certo un periodico politico) di questo mese. Sondaggio che si articola in sei domande molto precise, le cui risposte degli intervistati non possono lasciare alcun dubbio o, eventualmente, prestarsi alle “interpretazioni” dei soliti tromboni sinistrorsi che, in questi casi, non esitano a cercare di rincoglionirci con tesi improbabili come, ad esempio, “questo malumore va contestualizzato”… ma per piacere! La verità è che la gente (me compreso) ne ha davvero piene le tasche di essere circondata da questa feccia che, oltretutto, viene anche sovvenzionata da chi ci governa, con i soldi nostri, ovviamente. Ma veniamo al sondaggio, ai numeri.. 1) Secondo lei i Rom vivono di: furti 81,55% - elemosina 14,76% - mestieri legali 3,69% 2) Secondo lei i Rom sono: un popolo a se 65,17% - rumeni 33,33% - bulgari 1,5% 3) Secondo lei i Rom sono: pericolosi 87,64% - tranquilli, da aiutare 12,36% 4) Se mio figlio avesse in classe un bimbo Rom: li terrei lontani 68,16% - li farei giocare assieme 31,84% 5) I Rom sono: una cultura precisa 54,34% - ignoranti 45,66% 6) Se un gruppo Rom arrivasse sotto casa tua: vorrei che li cacciassero 90,23% - li accetterei 9,77%. Numeri inequivocabili, che mettono in evidenza il fatto che i Rom, per svariati motivi, non sono assolutamente integrabili nel nostro tessuto sociale. Chi afferma il contrario dovrebbe spiegarci, con argomentazioni credibili, come si integra chi ritiene “normale” il furto e disonorevole il lavoro? Come si integra chi mette al mondo dei figli solo per farne manovalanza per furti, elemosine, ecc ecc? Come si integra chi mette al mondo dei figli e non li manda a scuola? Come si integra chi mette al mondo dei figli per poi avviarli alla prostituzione? Come si integra chi ritiene di vivere solo ed esclusivamente di questi espedienti? Ed in fine… come si integra chi, come gli zingari, non vuole essere integrato? I soliti tromboni sinistrorsi non si arrabattino con argomentazioni degne di Zelig che ho sentito loro proferire in svariate occasioni, cazzate del tipo “diamo a loro le nostre case popolari” oppure “fanno così perchè noi siamo troppo diffidenti”, la priorità è dare alle Forze dell’Ordine gli strumenti legislativi necessari per poter contrastare in maniera seria il problema e non mi riferisco al vergognoso ”Decreto sicurezza” varato da questo governo sciagurato… le espulsioni saranno state si e no una ventina, mentre in Romania i crimini sono scesi del 20%… ma che strano, vero amici della sinistra? Loro ci mandano, liberandosene, la loro feccia, voi l’accogliete a braccia aperte in nome dei vostri fottuti ideali, vi fate insultare pubblicamente dai loro governanti ma tanto… chi deve poi sopportarli ogni giorno, gli zingari? Noi!!! Eh, no cari miei, così non va proprio! In questo contesto dovrebbero essere i Sindaci a mettere in atto la tolleranza zero con provvedimenti mirati, come già avviene in altre città, alla faccia di questo insulso governo e del suo stramaledetto buonismo da quattrosoldi.

Prodi non riceve il Dalai Lama
Roma, 10 dic. - "Precedenti ed inderogabili impegni internazionali, legati alla mia partecipazione alla firma del nuovo Trattato dell'Unione Europea e al Consiglio Europeo, non mi consentiranno di essere a Roma nei giorni in cui si terra' l'incontro dei Premi Nobel, cui e' prevista la partecipazione del Dalai Lama": con queste parole il Primo Ministro Romano Prodi ha ufficialmente risposta alla richiesta di incontro formulata dalla rappresentanza europea del Dalai Lama attraverso l'Intergruppo parlamentare per il Tibet. Bruno Mellano, deputato radicale della Rosa nel Pugno e coordinatore dell'Intergruppo parlamentare per il Tibet, ha dichiarato: "L'Intergruppo parlamentare per il Tibet, in accordo con il Tibet Bureau di Ginevra, aveva sottolineato l'importanza e la valenza politica dell'incontro e dell'eventuale mancato incontro fra il Dalai Lama ed il capo del Governo italiano. Dopo le visite negli USA, in Canada, in Austria ed in Germania e dopo gli incontri con Bush, Harper, Gusenbauer e Merkel, Roma si trova ad interrompere una serie di vertici ad alto livello, accettando di fatto i veti cinesi proprio nell'anno che va verso le Olimpiadi di Pechino. Credo si tratti di una scelta imprudente e sbagliata. La visita del Dalai Lama e' infatti iniziata il 5 dicembre scorso durera' sino al 17 dicembre: sono certo che il Dalai Lama avrebbe, con un sorriso, modificato il proprio programma di incontri e di iniziative, per incontrare il Presidente del Consiglio italiano. La lotta nonviolenta dei tibetani meritava maggior considerazione

Daniel Wretström PRESENTE!!
Il crimine è accaduto nella “tollerante” e “civile” Svezia. Salem, un sobborgo di Stoccolma, il 9 Dicembre del 2000. E’ proprio dopo la mezzanotte che una gang multiculturale di una quindicina di persone circonda ad un ragazzo svedese, che aspetta l’autobus alla fermata di Säbytorsvägen. Il ragazzo, non troppo adolescente alto e magro, aspetta il bus per tornare a casa dopo aver partecipato ad una festa. - “Fottuto razzista !” cominciano a gridare, mentre si avvicinano a lui. Una ragazza svedese dai capelli lunghi biondi gli grida anche con accento straniero. - “Fottuto razzista! Osi stare qui? Sei impaurito?” Poche settimane prima dell’accaduto, i media avevano realizzato una campagna d’attacco contro i Patrioti svedesi. Oltre altre cose assicuravano che gli “estremisti dell’ultradestra” avevano assassinato un bambino straniero di sei anni in Germania. Poi si proverà che le accuse erano infondate e che tutto era stato inventato. - “Colpitelo fino alla morte!” ordina una ragazza alla feccia aggressiva, che si è già data da fare con la preda. La gang sa’ che è più che permesso attaccare una persona sospettata di essere razzista. Di fatto, un paio di giorni prima avevano ottenuto la luce verde dalle alte cariche del governo. Infatti, il primo ministro svedese Goran Persson aveva scritto in un articolo, su uno dei maggiori periodici in circolazione in Svezia che “li schiacceremo!”, riferendosi ai nazionalisti. Questa notte, la banda multiculturale è pronta ad applicare alla lettera le parole dette dal primo ministro. Quando inizia l’aggressione, Daniel si rende subito conto della sua posizione svantaggiata, l’incontrarsi solo di fronte ad un gruppo assetato di sangue armato con oggetti che useranno come armi. Cerca di trovare una via di fuga lanciandosi sul cofano di un auto che passava di lì. “Per favore aiutami!” implora al conducente dell’auto sperando che lo porti al sicuro. Uno della banda grida qualcosa al conduttore, e questo incomincia a far andare il ragazzo fuori della sua traiettoria accelerando e frenando di continuo con la macchina. Il ragazzo cerca di aggrapparsi alla macchina tentando di salvarsi, ma la banda lo afferra e lo lancia sull’asfalto. La macchina fugge e il pestaggio continua. Ora incominciano a dargli calci e a colpirlo con delle spranghe sia sul corpo, sia sulla testa. Dopo un momento d’intensa violenza uno degli aggressori si arma di una sbarra di ferro di quasi un metro e mezzo di lunghezza e incomincia a colpire il ragazzo alla testa senza fermarsi sino a quando una ragazza che passava di lì incomincia a gridare istericamente, pregando la bestia che si fermi. Una ragazza della banda si fa avanti e dice”Questo razzista se lo merita!”, e il ragazzo della banda alza la spranga in alto per intimidire la ragazza accorsa in aiuto. Arrivati a questo punto, uno della feccia che era corso a chiamare il fratello torna e incomincia a saltare sul collo e sulla testa del ragazzo ormai in condizioni critiche. Il fratello maggiore è venuto per dargli ciò che si merita ad uno di questi detestabili razzisti che “uccidono i bambini” e che sono una minaccia alla “democrazia”, e ora lui sente l’odio pulsare nel suo sangue. - “Fuori dal mio cammino, ho un coltello!” grida con grand’eccitazione, e si lancia contro il ragazzo ormai svenuto, impugnando forte il coltello. Gli altri membri della banda lasciano il passo a Khaled Odeh, che si siede sulla schiena di Daniel. Alza e conficca il coltello una e più volte. Dopo aver accoltellato quattro volte il ragazzo alla schiena, il coltello si spezza a metà. Khaled afferra la testa del ragazzo con la mano sinistra per girarla. Sente un furioso odio per quel ragazzo mutilato, un ragazzo che minaccia la democrazia, un ragazzo che assassina i bambini, per questo deve essere schiacciato. Così decide cosa fare. ” lo ucciderò”. Quelle parole navigano nella sua mente ossessivamente quando introduce il coltello nella gola di Daniel. Soddisfatto del aver liberato la società da un razzista, lentamente si alza in piedi. Il sangue che gli copre la mano è ancora caldo. Guarda attorno a sé a la gente che lo osserva e gli grida che nessuno deve non aver visto niente. Poi fugge dal luogo del delitto con suo fratello. Il resto della feccia si disperde in varie direzioni e scompaiono. “Schiacciare il razzismo!”, qualcuno grida nell’ombra. Però Khaled Odeh è stato visto. La ragazza svedese che ha visto il brutale assalto si avvicina al ragazzo con le lacrime agli occhi. Daniel cerca di alzare la testa ma non ci riesce. I suoi vestiti sono pieni di sangue che esce a fiumi dall’arteria del collo. Tenta di respirare ma dalla sua bocca esce solo un debole soffio quando cade di nuovo sul gelido asfalto. La vita di Daniel Wretström è finita, mentre la ragazza cerca disperatamente di salvarlo. Quando Daniel era vivo, inondava tutto intorno a se di risa e d’allegria. I suoi amici e i familiari lo descrivono come una persona molto considerata, amabile e molto popolare. La fiamma dei suoi occhi si spense quando teneva appena diciassette anni e aveva tutta una vita davanti a sé. “Mio figlio Daniel era un ragazzo affascinante con lo scintillio negli occhi” ci racconta la madre. “Lui illuminava la vita con il suo humour e i suoi scherzi. Non sempre i giorni sono splendenti, però tutto quello che abbiamo vissuto ci unisce fortemente l’uno con l’altro. Lui trovava la tranquillità e la calma quando andava a pescare, poteva starsene ore ed ore in barca solo osservando e godendosi la pace. Presto capii di lasciar perdere di aspettare Daniel dentro un negozio di pesca, dove restava molto tempo prima di uscirne. A Daniel lo incantava pescare, conoscere ragazze, suonare la batteria e stare con la sua famiglia. La mia opinione è che Daniel era un ragazzo meraviglioso di cui io ne ero fiera. Se qualche volta ci arrabbiavamo la parola “mi dispiace” era molto importante. Spesso mi diceva “mamma, ti amo”, e gli amici che lo sentivano mai lo riprendevano per questo. Daniel era un ragazzo che dava una grande impressione alle persone che conosceva, e conquistò molti cuori. Ogni volta che guardo fuori la finestra della cucina, verso la piccola casa di Daniel, vedo una finestra buia, senza luce, e mi domando, perché ti presero la vita?”. Le conseguenze legali sono state tracciate come un’autentica farsa, dove i giudici e i giuristi dichiararono la gioventù svedese come fuorilegge e senza diritti civili.L’assassino, Khaled Odeh, fu condannato per omicidio e fu inviato a sottoporsi ad un trattamento psichiatrico dato che il tribunale concluse che soffriva di un’instabilità di mente nel momento del crimine. Quando si formula così il verdetto non è inusuale che il colpevole si dichiari “riabilitato” e sia liberato nel giro di un anno. Solo sei membri della banda furono giudicati dal tribunale. A tre di loro gli si obbligò a quaranta ore di servizio per la comunità e di tenersi in contatto con i servizi sociali. I due restanti furono obbligati a pagare 1.800 corone svedesi (pari a 200 euro) in garanzia e gli si concesse la libertà. Viene da chiedersi così poco vale la vita di un giovane svedese? Meno che un biglietto? D’altronde non era l’unico cui non piaceva guardare questa società e di come si distrugge e si brutalizza. Per mantenere viva la memoria di uno dei giovani cittadini svedesi il cui sangue è stato versato sull’altare sacrificale dell’establishment, vivo, si terrà la marcia annuale in ricordo, nella data dell’anniversario dell’assassinio. Nel 2001, 1400 manifestanti, uniti per protestare contro l’emergenza violenza ai danni degli svedesi. Il minimo che si possa fare è partecipare a questa manifestazione per ricordare Daniel, e mostrare la nostra avversione a questo cambio sociale negativo. Chiunque si oppone nel partecipare alla violenza multiculturale è il benvenuto!

Il nuovo aborto della sinistra radicale
ROMA (8 dicembre) - Nasce la "Sinistra-l'Arcobaleno", che dovrebbe riunire Prc, Sd (il gruppo di Fabio Mussi nato dalla separazione dai Ds), Verdi e Pdc, ma c'è subito una nuova scissione. La rottura è tra Rifondazione comunista e "Sinistra critica", la componente trozkista del partito di Fausto Bertinotti che ha due parlamentari: il deputato Salvatore Cannavò e il senatore Franco Turigliatto. Sinistra critica ha tenuto, in mattinata, una conferenza nazionale per sancire il distacco dal Prc, avviare un nuovo progetto politico e attaccare gli Stati generali della sinistra che si aprono oggi alla nuova Fiera di Roma. Cannavò si dimette dal gruppo del Prc alla Camera, mentre Turigliatto, sospeso dal gruppo guidato da Giovanni Russo Spena perché aveva contribuito a far cadere il governo in febbraio sulla politica estera, è di fatto già fuori dal partito (il senatore giovedì ha negato di nuovo la fiducia al governo sul decreto sicurezza ed è già all'opposizione a Palazzo Madama). Nell'introdurre la conferenza, Cannavò ha detto che Sinistra critica «si trasforma in "Movimento per la sinistra anticapitalista" e avvia una fase nuova». «Non chiamatela scissione - ha precisato - perché è la constatazione amara di un ciclo politico finito e di strade che divergono sostanzialmente». «Oggi sul piano simbolico Rifondazione - sostiene Cannavò, riferendosi alla nascente Cosa rossa - rinuncia anche al logo confondendosi in una indistinta Sinistra arcobaleno, senza identità né linea politica condivisa, senza quella falce e martello che sono un importante simbolo del movimento operaio. Lo fa senza discutere con i suoi militanti a cui sequestra il congresso». Cannavò ha proposto poi una «Costituente della Sinistra Anticapitalista» aperta a «tutti coloro che vogliono cimentarsi con un progetto che sia vincolato al movimento e indisponibile ad alleanze con il Pd». Anche Rizzo non ci sta. Marco Rizzo del Pdci spiega così i motivi della sua assenza all'assemblea della Cosa rossa: «Non ci sarò perché manca falce martello e perché non si è alternativi al Partito democratico. Il giudizio resta sospeso fino a quando non si risolveranno questi due gravi errori. Di fronte all'offensiva di classe dei poteri forti servono riposte efficaci, ad oggi però non c'è un cuore, non c'è un progetto se non quello di "occupare uno spazio politico per motivi elettorali di ceto politico. Senza comunisti non esiste la sinistra». Scontro sul simbolo, Mussi: non dobbiamo vivere nel passato. E' subito scontro sul simbolo e sulla falce e martello al congresso fondativo del nuovo ragrupamnto di sinistra. «Dobbiamo guardare ai tempi che vengono e non vivere nei simboli del passato», ha detto il leader di Sinistra democratica Mussi ai cronisti che gli chiedono un commento in merito alle polemiche sul simbolo. «Il problema l'ho risolto nel 1989...», ha aggiunto. La federazione sarà il primo passo verso la creazione di un partito unico a sinistra, ha poi argomentato Mussi. «Noi partecipiamo come Sinistra democratica perché siamo quelli che non hanno seguito i Ds. Io l'ho detto 6 mesi fa: io mi sono fermato per prendere un altro cammino che sfocia nel progetto di una sinistra unita che serve all'Italia». Ed inquesto cammino, conclude, «la federazione sarà il primo passo verso un grande partito di sinistra, a sinistra del Pd». Diliberto: «Di falce e martello ce ne sono due». «Sono i simboli del lavoro e devono rimanere», ha affermato il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, a margine dei lavori dell'assemblea generale della sinistra, parlando dei simboli dei vari partiti. Il leader dei Comunisti italiani mostra infatti il cartellino che ogni partecipante ha al collo dove compare una grande "S" con i colori dell'arcobaleno e sotto i 4 loghi dei partiti, due dei quali e cioè quello del Pdci e quello di Rifondazione contengono proprio la falce e il martello.

Wikipedia Nazista??
Ecco il ridicolo e la censura di sinistra in tempo di pace e democrazia. Un politico di sinistra tedesco ha denunciato l'enciclopedia online Wikipedia per avere promosso l'uso di simboli nazisti vietati in Germania. Katina Schubert, ex leader del partito "Sinistra", ha reso noto di avere sporto denuncia presso la polizia di Berlino in base al fatto che il sito in tedesco di Wikipedia contiene troppi simboli nazisti, soprattutto in un articolo sulla Gioventù hitleriana. "L'estensione e la frequenza dei simboli eccedono il bisogno di documentazione e di educazione politica. Questa è la mia opinione", ha detto a Reuters. "Non si tratta di limitare la libertà di opinione, ma di esaminare quali ne siano i limiti". Schubert ha detto di avere avuto una consulenza legale prima di spingersi alla denuncia e che spera di alimentare così un pubblico dibattito su quanta libertà si debba lasciare alle piattaforme su Internet per sostenere i fautori di ideologie estremistiche, antisemite e razziste. "Ci sono segnali che i neonazisti cerchino di approfittare di questre strutture e bisogna fermarli in tempo", ha aggiunto. "E Wikipedia è troppo importante per lasciare che sia screditata come programma aperto e autoregolamentato". Un portavoce di Wikimedia Deutschland -- un'organizzazione che promuove il lessico di Internet in Germania -- ha respinto le accuse. "Non riusciamo a capire quale sia il problema della signora Schubert", ha detto Arne Klempert, direttore di Wikimedia Deutschland, a Reuters. "Ciò che importa è il contesto in cui i simboli vengono usati e in questo caso sono chiaramente di istruzione e documentazione". La pubblica esposizione di simboli nazisti è illegale in Germania, ma può essere usata a scopi educativi e artistici.

Il colpo di stato di Junio Valerio Borghese
Tanto si è scritto e tanto si è detto che, nella coscienza collettiva, il tentativo di colpo di stato noto come Golpe Borghese è diventato sinonimo di un maldestro tentativo di rivolta istituzionale messo in atto da un gruppo di sgangherati nostalgici. Niente di più che una buffonata. E invece non è così. L'insurrezione armata che si verifica nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970 (la notte dell'Immacolata) è ancora oggi un altro dei tanti punti oscuri della storia repubblicana. Non è chiaro perché fu messo in atto, a cosa realmente mirasse e soprattutto perché fallì e chi lo fece fallire. Tutto ha inizio nella tarda serata del 7 dicembre quando gruppi di militanti dell'estrema destra si riuniscono in alcuni luoghi della capitale: nel quartiere di Montesacro, nei cantieri del costruttore Remo Orlandini, legato al SID di Vito Miceli; in pieno centro storico, nella sede di Avanguardia nazionale; attorno all'Università; in una palestra non distante dalla stazione Termini. Alle porte di Roma si è concentrata intanto anche una colonna armata di guardie forestali, mentre un gruppo di neofascisti è già penetrato nell'armeria del ministero dell'Interno. Il quartier generale del Golpe si è sistemato nel quartiere Nomentano. Ne fanno parte: il principe Junio Valerio Borghese, ex comandante della X Mas, vero capo del complotto; il generale a riposo dell'Aeronautica Giuseppe Casero; il maggiore della polizia Salvatore Pecorella. Il piano prevede, oltre all'occupazione dei ministeri della Difesa e dell'Interno, della sede della RAI (da dove Borghese leggerà un proclama alla nazione), degli impianti telefonici e quelli di telecomu- nicazione, anche la mobilitazione totale dell'Esercito. Tutto, insomma è pronto, comprese le liste delle personalità politiche e sindacali da arrestare. Eppure il Golpe Borghese fallisce.
Ecco il proclama che doveva essere letto alla nazione dalla televisione RAI:
Italiani, l’auspicata svolta politica, il lungamente atteso “colpo di Stato” ha avuto luogo. La formula politica che per un venticinquennio ci ha governato, ha portato l’Italia sull’orlo dello sfacelo economico e morale, ha cessato di esistere. Nelle prossime ore con successivi bollettini, vi verranno indicati i provvedimenti più immediati ed idonei a fronteggiare gli attuali squilibri della Nazione. Le Forze Armate, le Forze dell’Ordine, gli uomini più competenti e rappresentativi della Nazione sono con noi; mentre, dall’altro canto, possiamo assicurarvi che gli avversari più pericolosi, quelli, per intendersi, che volevano asservire la patria allo straniero, sono stati resi inoffensivi. Italiani, lo Stato che insieme creeremo, sarà un’Italia senza aggettivi né colori politici. Essa avrà una sola bandiera: il nostro glorioso Tricolore! Soldati di Terra, di Mare e dell’Aria, Forze dell’Ordine, a voi affidiamo la difesa della Patria ed il ristabilimento dell’ordine interno. Non saranno promulgate leggi speciali né verranno istituiti tribunali speciali; vi chiediamo solo di far rispettare le leggi vigenti. Da questo momento, nessuno potrà impunemente deridervi, offendervi, ferirvi nello spirito e nel corpo, uccidervi. Nel riconsegnare nelle vostre mani il glorioso Tricolore vi invitiamo a gridare il nostro prorompente inno d’amore: Italia! Italia! Viva l’Italia!

Padoa Schioppa come Babbo Natale
Certo, forse non lo sapevamo ma come Ministro dell'Economia abbiamo veramente una gran brava persona, e visto il periodo sembra quasi Babbo Natale. Evitando di dire tutte le palle che ha detto e passando al dunque: ha detto che serve una manovra correttiva di 10 miliardi per il prossimo triennio, però il nostro caro ministro non ha intenzione di tassarci ulteriormente e allora: da dove caspita li preleverà tutti questi soldi?? Forse vuole che siano i comuni a vessarci attraverso Ici, multe, spazzatura ecc...
Complimenti ministro!!

Lega Nord di Treviso: Bisogna fare come le SS.
Fuoco alle polveri nel Veneto sulla questione immigrazione. Questa volta a sparare a zero sui clandestini è stato Giorgio Bettio, consigliere comunale della Lega Nord a Treviso. "Bisogna usare con gli immigrati - ha detto Bettio - lo stesso sistema delle Ss, punirne dieci per ogni torto fatto a un nostro cittadino". L'uscita del consigliere è avvenuta durante un dibattito sull'ordinanza antisbandati del comune di Cittadella. "Non è possibile che gli immigrati vengano a vivere nei nostri condomini e poi comincino a comportarsi come Ras di quartiere o terroristi - dice Bettio - dovrebbero rispettare le regole e invece prima fanno finta di non capire poi, se redarguiti, passano alla minacce." E lancia la sua proposta: "Gli immigrati che chiedono la residenza, se in possesso dei requisiti, dovrebbero essere messi sotto osservazione per sei mesi". E ancora: "Nel momento in cui ottengono la residenza - dice - la commissione dovrebbe assumersi il compito di seguirne gli spostamenti e controllarne il comportamento andando a chiedere informazioni anche ai vicini di casa. Passati questi primi sei mesi - continua Bettio - se gli stranieri si sono comportati bene, allora possono restare, in caso contrario devono essere sottoposti ad altri tre mesi di verifica e poi espulsi". Poi l'affondo: "Sarebbe giusto fargli capire come ci si comporta usando gli stessi metodi dei nazisti. Per ogni trevigiano a cui recano danno o disturbo, vengono puniti dieci extracomunitari".

Sudan:manifestanti invocano pena di morte per maestra britannica
KHARTOUM (Reuters) - Centinaia di musulmani sudanesi oggi sono scesi nelle strade di Khartoum sventolando le bandiere verdi dell'Islam per chiedere la morte dell'insegnante britannica condannata per vilipendio alla religione, dopo che i suoi alunni avevano chiamato l'orsetto di classe Maometto. "Nessuno che abbia insultato il Profeta resti vivo", hanno scandito i manifestanti nel giorno successivo alla condanna di Gillian Gibbons a 15 giorni di carcere e alla successiva espulsione dal Sudan. Almeno mille dimostranti hanno agitato i pugni e le bandiere intonando slogan religiosi e nazionalisti dopo aver concluso la preghiera del venerdì. Gli striscioni invocavano una "punizione" per Gibbons, e alcuni manifestanti hanno bruciato giornali che contenevano fotografie dell'insegnante. La manifestazione è partita dalla Unity High School, dove la maestra insegnava, ed è arrivata all'Ambasciata britannica, dove i manifestanti hanno circondato la residenza dell'ambasciatore intonando slogan religiosi.

Il Crimine paga
"Provo tristezza e sconcerto di fronte a chi sfrutta la morte altrui per acquistare notorietà e denaro". Lo ha detto il ministro della Giustizia Clemente Mastella annunciando l'invio degli ispettori ad Ascoli per il caso di Marco Ahmetovic e stabilire "la compatibilità del suo regime detentivo con lo svolgimento di attività lucrative". Ahmetovic, condannato per aver investito 4 ragazzi, dovrebbe fare da testimonial per una marca di jeans. "La scelta delle misure cautelari compete esclusivamente al Giudice - si legge in una nota del ministero della Giustizia - e su di essa non sono possibili interferenze del ministro della Giustizia, e questo a prescindere dai sentimenti personali del Guardasigilli". Mastella, però sul caso di Marco Ahmetovic, "ha chiesto ai propri uffici di avviare accertamenti specifici sulle modalità del regime detentivo cui è attualmente sottoposto l'Ahmetovic". Il marketing sulla tragedia dei quattro ragazzi di Appignano del Tronto, travolti e uccisi la scorsa primavera da un furgone guidato dal rom ubrico Marco Ahmetovic, 22 anni, condannato a sei anni e sei mesi per omicidio colposo plurimo è cominciata su internet. Sul sito di aste E-Bay è stato messo in vendita, per 159 euro, l'orologio della "Linearom" di cui è testimonial Ahmetovic, attualmente agli arresti domiciliari a San Benedetto del Tronto. E' solo il primo di tutta una serie di gadget, accessori e capi di abbigliamento (compresi jeans, occhiali da sole e profumo) ispirati alla figura e alla cultura gitana del ventiduenne, che dovrebbe anche pubblicare un memoriale. L'agente:"Non è colpa mia se Marco è una star" La "Linearom" è promossa dall'agente pubblicitario Alessio Sundas, che ha difeso l'operazione commerciale in una dibattito radiofonico su Radio 105, con argomenti - a dire la verità - piuttosto zoppicanti. Secondo Sundas "è tutta colpa dei giornalisti se Ahmetovic è diventato una star". "La mia - ha ribadito - è una scommessa. Quella di fare di un assassino, di cui comunque non sono stato il complice, una star. Non me ne vergogno, è il mio lavoro".

Dopo 2 anni Parigi brucia ancora. Peccato che Le Pen l'aveva previsto ma nessuno ha fatto nulla


Un incidente con la polizia, due ragazzini morti alla periferia di Parigi. Era successo due anni fa ed era stato l'inizio della rivolta. È accaduto di nuovo domenica pomeriggio. Villiers-le-Bel, dipartimento della Val d'Oise, 20 chilometri a nord della capitale. Due adolescenti rubano una moto da cross e, senza casco, attraversano i viali che costeggiano le case popolari. Nella zona chiamata La Tolinette, tagliano un incrocio, «senza dare la precedenza», dicono fonti del sindacato degli agenti. L'impatto con un'auto di pattuglia li lascia gravemente feriti sull'asfalto: moriranno in ospedale. Avevano 15 e 16 anni. Il tam tam tra i ragazzi dei caseggiati popolari racconta di due adolescenti morti per colpa della polizia. A decine assediano il comissariato di Sarcelles armati di bottiglie molotov. A fuoco cassonetti dell'immondizia. In fiamme automobili e un garage. Il commissario che tenta di mediare con la folla viene aggredito e ferito. Il sindacato di polizia riferisce anche di colpi di pistola che sarebbero esplosi in direzione degli agenti. Dopo mezzanotte, tornata la calma, il bilancio: 21 feriti tra poliziotti e pompieri. La Direzione centrale della sicurezza pubblica già dopo l'incidente aveva tentato di spegnere l'incendio: «Ci dispiace per la morte di questi giovani - aveva dichiarato in una nota - ma sembra che siano stati sfortunatamente vittime di un incidente stradale». La ricostruzione ufficiale parla di un violento impatto sulla fiancata sinistra. Un cronista della France Press riferisce però di aver visto il parabrezza della volante fortemente danneggiato. Gli agenti ci tengono comunque a precisare: «Non c'è stato nessun inseguimento». Storia diversa, vogliono sottolineare, da quella che a fine ottobre 2005 infiammò le banlieue e mise a dura prova l'allora ministro degli Interni e oggi presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy: due adolescenti di Clichy-sous-Bois morirono folgorati in una cabina dell'elettricità dove si erano rifugiati per sfuggire alla polizia. Seguirono settimane di scontri e violenze tra agenti e ragazzi dei sobborghi, esasperati dalla sortita dell'allora ministro Sarkozy che nella visita a un quartiere popolare li definì «feccia», e aggiunse che avrebbero dovuto essere lavati via con il Kärcher, la macchina per pulire le strade. Da quei ragazzi, che per le presidenziali della scorsa primavera si sono iscritti per la prima volta in massa alle liste elettorali, Sarkozy non ha avuto voti. Anzi. In molti sostengono che le periferie gliel'hanno giurata e aspettano solo l'occasione per riesplodere. Una doppia preoccupazione per il presidente che già deve vedersela con la protesta di universitari e sindacati.

Vergogna senza fine: la Cassazione annulla il permesso di lavoro per Priebke
La prima sezione penale della Cassazione ha annullato con rinvio il decreto con cui, il 25 maggio scorso, il giudice militare di sorveglianza di Roma aveva autorizzato l'ex ufficiale delle SS Erich Priebke, condannato all'ergastolo (che sta scontando agli arresti domiciliari) per l'eccidio delle Fosse Ardeatine, a svolgere all'esterno attivita' lavorativa. Il collegio della Suprema Corte, presieduto da Giorgio Santacroce, ha infatti accolto il ricorso presentato dal procuratore militare della Capitale Antonino Intelisano contro il provvedimento di permesso accordato a Priebke, che venne sospeso proprio il primo giorno di lavoro esterno dell'ex ufficiale: quest'ultimo, infatti, non avrebbe comunicato ai carabinieri il percorso per raggiungere lo studio legale di via Panisperna dell'avvocato Paolo Giachini dove era previsto che lavorasse. Per Intelisano il permesso di lavoro prevedeva un orario troppo libero per un detenuto agli arresti domiciliari.

Basta alloggi popolari assegnati solo agli stranieri!
Cupramontana (Ancona), 12 novembre 2007 - Fabio Fazi nell’occhio del ciclone per la posizione assunta sugli alloggi popolari. Il primo cittadino ha deciso di bloccare l’assegnazione fino a quando la Regione non rivedrà le attuali graduatorie che favoriscono famiglie straniere a discapito delle italiane. E delle cuprensi in particolare. Una scelta che ha subito diviso la piazza tra favorevoli e contrari. Ma lui come sempre tira dritto: "Sono case costruite con i denari dell’ex Gescal — ricorda il primo cittadino — e ho casi di famiglie cuprensi che hanno estremo bisogno di un alloggio e io non posso darglielo, anche se ne ho disponibilità, perché le graduatorie della Regione favoriscono oltre ogni logica gli stranieri”. C’è chi l’ha definita una scelta populista, che però ha fatto molto presa tra i cittadini della “capitale del verdicchio". Ovviamente non tutti sono d’accordo con il sindaco. L’arcipelago della sinistra e quello cattolico si sono subito scagliati contro. Ulivo, Sinistra democratica, Pdci, sinistra radicale, Caritas e Cgil hanno bollato il primo cittadino di aver usato toni xenofobi e sottolineano come ci sia il rischio di creare un clima di divisione. Insomma, una guerra tra poveri da evitare: "Di fronte alle sconcertanti dichiarazioni del sindaco di Cupra Montana tutte le associazioni e i partiti che sottoscrivono questa uscita pubblica sono concordi nel ritenere che l’Amministrazione non possa rifiutarsi di assegnare gli alloggi popolari ai cittadini (italiani o stranieri non deve fare differenza) che hanno i requisiti per richiederli. Gli alloggi popolari sono, per definizione, un bene comune che non può essere gestito in modo privatistico dalla giunta. Esiste una normativa e questa va rispettata, a partire dal primo cittadino. Non ci stupiamo di questo atteggiamento, diciamo eufemisticamente 'soggettivo', che l’avvocato Fazi ha nell’interpretare il mandato popolare che dovrebbe vederlo quale primo tutore della legge e dell’uguaglianza dei cittadini di fronte ad essa. Adesso però ci troviamo di fronte ad una questione sensibile che rischia di avvelenare il clima di convivenza civile ben al di là della semplice questione degli alloggi".

Ritratto di Franca Rame in divisa. Nazista
Gianfranco La Grassa 19/11/2007 Udite un po’ questa spiritosa storiella: «Ho sottoscritto gli emendamenti dei senatori Rossi e Turigliatto, ma mi trovo in una spiacevole situazione. Ma non sono più quella di due anni fa. Ho assunto un impegno con questo governo e devo purtroppo andare contro la mia coscienza. Devo difendere il mio governo e, fino alla fine, voterò con l’Ulivo»: dichiarazione di Franca Rame del 13 novembre u.s., almeno quella riportata su giornali. Avete capito bene? Questa signora (adesso non ho più la memoria ferma, ma mi sembra di averla vista recitare «da compagna» in qualche dove) sostiene di dover votare per il suo governo, pur se contro la sua coscienza. Quindi ritiene qualcosa di «suo» l’entità che pur la fa entrare in contraddizione con la sua coscienza (chissà che cosa intende con questo termine). Ricordo, sempre con la memoria vacillante, che alcuni ufficiali della Wehrmacht furono condannati a Norimberga per delitti commessi, adducendo tuttavia che essi, in quanto militari, non potevano non obbedire agli ordini. Non raccontarono alla Corte che la loro coscienza era in contrasto con gli ordini emanati dal Comando Generale (con al di sopra il supremo potere nazista). Affermarono più semplicemente che, per un militare, gli ordini sono ordini; e che, se non li avessero eseguiti, sarebbero andati davanti alla Corte Marziale con la sicurezza di finire fucilati. La signora in questione, al massimo, rischierebbe di dover andare nel gruppo misto continuando a percepire 15 o 20.000 euro al mese. Del resto, è stata eletta con l’Italia dei Valori (Di Pietro) e mi pare sia già uscita da quel gruppo. In ogni caso, quando più in là cadrà il governo e magari - alla fin fine in qualche modo ci si arriverà - si terranno nuove elezioni, essa vivrà agiatamente e in tutta tranquillità; nessuna fucilazione è prevista. Eppure sarebbe molto bello se ci fosse un equivalente, umoristico e teatrale, del «Tribunale di Norimberga» per questi trasformisti da «strapaese», che recitano «drammi» esistenziali da inizio anni ‘60. Mantenere in piedi questo governo, succursale di un suk, che sfascerà completamente l’intero Paese, mette in sofferenza la loro coscienza; e tuttavia cosa possono farci se è il «loro»? Niente fucilazione, per carità, sarebbe sufficiente bersagliarli con cacca di cavallo mentre recitano per l’ultima volta il copione del voto «contro coscienza» ma per il «loro» governo; non per il Paese, non per quel popolo di cui i fintoni comunisti, sessantottini, rivoluzionari da salotto, volevano «l’emancipazione»: no, solo per il «loro» governo, l’origine di una corruzione e di un marciume mai visti in Italia, che pure ne ha viste di tutti i colori in ogni momento della sua storia. Un’altra signora, grande scienziata, diventata senatrice senza mai essere stata eletta, minacciava qualche mese fa di votare contro il Governo perché tagliava sui fondi per la ricerca; si è poi rabbonita avendo avuto assicurazioni che il Centro Europeo di Ricerca sul Cervello (di cui la signora è presidente) sarebbe stato inserito tra gli Istituti che la legge finanziaria avrebbe sovvenzionato. L’altro ieri, un senatore di AN (incredibile ma è così) ha proposto un emendamento alla Finanziaria che aumenta il contributo da dare ai dottorati di ricerca (le borse dei dottorandi verranno «arricchite» di 300 euro, lordi). Cifra da miserabili, ma non si sa d’altronde quanti dottorandi diano veri contributi alla ricerca. Comunque, non mi sembra una cosa indegna data la situazione della ricerca scientifica in Italia. L’emendamento è passato con i voti della destra più settori moderati (quindi anch’essi destrorsi) della maggioranza. I «grandi ultrasinistri», e la signora grande scienziata, hanno votato contro perché così voleva il governo, per non metterlo in difficoltà, non fargli fare brutta figura (immagino che anche l’altra «signora», più sopra citata, abbia votato per il «suo» governo). Il mondo sembra sottosopra: la destra sensibile alla ricerca e ai poveri dottorandi con borse da fame; la sinistra sensibile ai suoi appannaggi e ferocemente abbarbicata ai «mungitoi». Il disgusto, per chi non sia moralmente insensibile a tutto, è ormai arrivato a livelli di guardia. Come quadro generale ci sono molte differenze, ma per quel che riguarda l’indecenza dei politici e intellettualoidi italiani (e quelli di sinistra, forse perché li conosco meglio, mi sembrano ormai imbattibili), la situazione è invece non dissimile da quella degli anni venti (qui da noi) e da quella della Repubblica di Weimar. Si stia attenti perché la misura fa presto a colmarsi; dopo, che nessuno venga a chiedere di firmare appelli per evitare il peggio, poiché nessuno è in grado di immaginare che ci possa essere qualcosa di peggio di questo governo e di questa «fetenzia» di sinistra che lo appoggia come «suo». Se è «suo», ne sopporterà tutte le conseguenze. Non ci saranno tribunali di Norimberga, ma magari qualcosa di perfino peggiore. Un po’ lentamente, ma ci avviciniamo alla resa dei conti; non si può d’altronde continuare imperterriti a tirare la corda senza che avvenga qualche grosso guaio.

20 Novembre 1945 gli Alleati danno il via alla commedia a Norimberga
Approfondimenti

Gli orrori sconosciuti
Ma quando qualcuno giudicherà le malefatte degli alleati??!!

Piove Governo ladro: ci "ruba" anche la tredicesima
Roma, 17 nov. (Apcom) - La tanto attesa tredicesima quest'anno sarà "più che falcidiata" per far fronte a tasse, bolli, canoni, mutui dopo la crisi dei subprime e per rimborsare debiti pregressi. A fare i conti in tasca agli italiani ci pensa l'Adusbef: secondo l'associazione il monte tredicesime sarà di 33,4 miliardi di euro e per cene, regali, e viaggi resterà solo il 16%, cioè 5,4 miliardi. Il restante 84% infatti risulta già impegnato. Circa il 60% del totale (19,7 mld di euro) verrà speso per pagare tasse, imposte, bolli, mutui e assicurazioni; mentre un altro 24% servirà a pagare i prestiti contratti con banche, finanziarie, parenti amici e/o conoscenti per sopravvivere,dato che stipendi, salari e pensioni non bastano più per far quadrare i bilanci famigliari. Tra le voci più pesanti per quanto riguarda le tasse, l'Ici (imposta comunale sugli immobili): entro il 20 dicembre, saranno infatti versati in totale 5,6 mld di euro (il 16,7 % del monte totale). La Rc Auto, le cui "solenni promesse di riduzioni delle tariffarie dell'Ania è rimasta lettera morta, mangerà 4,5 miliardi di euro, il 13,47% delle tredicesime". Mentre 4,6 miliardi di euro (13,7%) serviranno per pagare le rate dei mutui per la casa sui quali "incombe un pesante rischio di insolvenza per circa 1,9 milioni di famiglie". Il "salasso", prosegue l'Adusbef, non è però ancora finito: "3,5 miliardi di euro(10,47%) se ne andranno per pagare le tasse di auto e moto, mentre 1,5 miliardi (4,49%) spariranno per il canone Rai".

Senza vergogna, senza pudore!!
Il 23 aprile scorso, il rom Marco Ahmetovic, 22 anni, ubriaco fradicio alla guida del suo furgone travolse e uccise quattro ragazzi: Danilo Traini, Eleonora Allevi, Davide Corradetti e Alex Luciani, la cui età era compresa fra i 16 e i 19 anni. Condannato in primo grado a sei anni e mezzo per omicidio colposo plurimo, oggi Ahmetovic sconta la pena agli arresti domiciliari, cioè in un residence di San Benedetto del Tronto. Ma, racconta stamane il quotidiano Libero, si prepara a diventare testimonial di una nuova linea di pantaloni ("Romjeans"). Sui modelli femminili sono stampati coltelli e pistole; su quelli maschili ci sono i simboli dei rom come l'elemosina. Per intraprendere la nuova attività, Ahmetovic ha firmato un contratto che gli garantirà 30 mila euro. Un'altra azienda, di occhiali, l'ha già contatto per girare alcuni spot: naturalmente, onde assolvere i nuovi impegni pubblicitari chiederà al Tribunale il permesso di lasciare per un giorno gli arresti domiciliari. Non è finita: durante la carcerazione, Ahmetovic ha scritto un libro sulla sua vita. S'intitola: "Anch'io sono un essere umano". L'editore afferma di avere già ricevuto 700 prenotazioni e di voler stampare centomila copie. I diritti sono stati ceduti per 100 mila euro. In un primo tempo, Ahmnetovic aveva deciso di devolvere la somma in beneficenza. Siccome ha una famiglia anche lui, ha deciso di versare per ogni copia venduta un euro alla comunità rom, uno alla Chiesa cattolica e uno alle vittime della strada. I familiari di Danilo, Eleonora, Davide e Alex sono fuori dalla grazia di Dio. E non solo loro.

La Fiamma si avviciana ad AN Qualcosa di strano sta succedendo all'interno della CDL, se pensiamo che fino a qualche tempo fà Fini e Romagnoli non si parlavano nemmeno, ora c'è persino l'ipotesi che il movimento di quest'ultimo possa rientrare in AN
Si è svolto a Roma un incontro tra il Segretario della Fiamma Tricolore Luca Romagnoli e il Presidente di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini. Tra i temi trattati anche il possibile ingresso da parte di Luca Romagnoli nel Gruppo Parlamentare Unione per l’Europa delle Nazioni. Di cui, attualmente, fanno parte anche Alleanza Nazionale e Lega Nord. Gianfranco Fini si è detto disponibile al dialogo e alla richiesta di Romagnoli di poter entrare nel Gruppo si è detto “molto contento”. Insieme hanno poi contattato i due europarlamentari Cristiana Muscardini e Mario Borghezio, i quali hanno dato il via libera al suo ingresso. Molto soddisfatto dell’apprezzamento – la pronta disponibilità di AN e della Lega Nord – si è detto lo stesso Luca Romagnoli che così vede riconosciuti la funzione politica e il lavoro svolto in questa prima parte del suo mandato europeo. Tale passaggio dovrebbe essere formalizzato nei prossimi giorni. Luca Romagnoli in precedenza era stato tra i fondatori del Gruppo Parlamentare Identità, Tradizione e Sovranità. Ne ha fatto parte sino alla fine, distinguendosi per la notevole, nutrita, attività parlamentare svolta.

Saddam figlio di Hitler?
Spesso Saddam Hussein è stato paragonato ad Adolf Hitler, per la sua crudeltà e le sue idee di onnipotenza. Nella prima Guerra del Golfo, lo stesso George H Bush Sr. lo aveva definito come “l'’Hitler del nostro tempo”, perchè era riuscito a trasformare il suo potere in “una dittatura personale basata sul culto della personalità”. Ma qualcuno non pensa solamente che sia il suo erede politico. Qualcuno, infatti, pensa che Saddam Hussein sia il figlio segreto di Adolf Hitler. Questa ipotesi è contenuta nel libro “The Coming of the Reichchild“, scritto da J.P. de Sales. In questo libro l’autore svela che in realtà Saddam non era nessun altro se non il figlio illegittimo di Adolf Hitler: “Era scritto che doveva diventare il despota di Baghdad. La sua stessa esistenza era giustificata dall’insaziabile sete di petrolio del Terzo Reich”. Il libro parla simolicamente di “diabolici eventi di un’altra era, quando un seme venne piantato affinché il suo frutto amaro potesse essere raccolto in un’età futura”. Ma l’autore precisa: “Il mio libro combina rigore storico e fiction. Ma non dimentichiamoci che lo stesso Saddam ha sempre ammesso di non sapere chi fosse il suo vero padre. E di essere stato allevato da uno zio ardentemente filo-nazista”. Sarà davvero così? Ecco un’altra prova: “Il fatto che il suo leggendario bunker sotterraneo dislocato sotto i palazzi del potere di Badgad è stato progettato da Karl Bernd Esser. Il tecnico tedesco, nipote di uno scienziato che lavorò alla costruzione del bunker di Hitler a Berlino”.

Approvata moratoria contro pena di morte. Vergogna!!
Con 99 paesi a favore, 52 contrari e 33 astenuti la terza commissione delle Nazioni Unite ha dato il primo via libera alla moratoria sulla pena capitale. Questa cosa la ritengo quanto mai vergognosa mette in serio pericolo la sicurezza delle persone oneste che si aspettano anche una giustizia forte verso chi si macchia di crimini efferati. Questo non è un passo avanti ma molti passi indietro, perchè ciò che conta non è l'effetto deterrente, ma che venga fatta giustizia soprattutto nel rispetto delle famiglie delle vittime, e nel rispetto delle stesse vittime. Evidentemente, per tutte le varie organizzazioni Onu, Amnesty e compagnia cantando; la vita di un innocente vale meno di quella di un pluriomicida

Veltroni contro l'esposizione del Mein Kampf nelle librerie romane
Il “Mein Kampf non può essere esposto nella libreria della stazione Termini ne in quella sulla Tiburtina. «E’ un brutto segno, un segnale molto grave, un atto nazista», dichiara Sandro Portelli, delegato del sindaco Veltroni alla Memoria della citta, in una lunga nota diffusa dalle agenzie di stampa. Il fatto che lo turba in massima parte e ha scatenato tale reazione, è «l’esposizione» del libro del Fuhrer «in decine di copie, come fosse un bestsellers per giunta in luoghi di largo transito. «I cittadini e i consumatori democratici sapranno tenersi alia larga da quelle pile di libri». Siamo andati da Borri Books alla stazione Termini in cerca di una copia dell’odiatissimo libro. La libreria “incriminata” è lì dal 1989, enorme, su tre piani, con ogni tipo di pubblicazione, «senza censure, ne reticenze, ne etichette di destra o di sinistra», dicono i responsabili, decisamente amareggiati per le accuse che arrivano dall’entourage veltroniano. Non se lo aspettavano. Tutto pensavano, tranne che essere tacciati di amici del nazismo e responsabili di fomentare ideologie razziali o pratiche discriminatorie. Si, e vero: la copertina del volume hitleriano non passa inosservata, con quel colore rosso fuoco di sfondo e una grande svastica in primo piano, ma i librai assicurano che non e stata certo esposta in vetrina, ma «semplicemente nel settore “storia”, perchè per noi è storia, come lo è quella del comunismo, di Che Guevara, del fondamentalismo islamico e del mondo cattolico. Noi non siamo ne di destra ne di sinistra», precisano. «Facciamo il nostro lavoro cercando di soddisfare quante piu esigenze possibili. Piuttosto ci displace che quel signore, senza qualificarsi, è venuto qui sabato e se l’e presa con le ragazze alla cassa urlando contro di loro»

Atto vandalico sulla croce di Mussolini
Si è recentemente compiuto l’ennesimo atto vandalico ai danni della croce in ricordo di Benito Mussolini, in Giulino di Mezzegra (Co). Il fatto è stato da noi scoperto in seguito ad una rivendicazione fatta su internet da un sedicente gruppo anarco-comunista con tanto di foto. La scritta recante il nome Benito Mussolini è stata imbrattata con vernice nera con lo scopo di occultarne il nome. Una delegazione della FIAMMA TRICOLORE COMASCA si è recata sul luogo e ha provveduto a ripulire la croce nella giornata di domenica 11 novembre. Sembrerebbe che l’atto vandalico sia stato compiuto da parecchi giorni. Ci chiediamo come mai il sindaco Bordoli che parla tanto di “percorso storico della memoria” non si sia accorto di niente.

Danimarca: vittoria del centrodestra, ma anche l'estrema destra avanza!
Rasmussen ha vinto e per la terza volta guiderà il paese, comunque tutto ciò era ampiamente previsto. Le previsioni di un ridimensionamento dell'estrema destra xenofoba danese sono state smentite. Il partito del popolo di Pia Kjaersgaard ha confermato il suo peso elettorale e resta determinante per la formazione del governo di centro destra. Conquistando un seggio in più, rispetto alle scorse elezioni arrivando a 25 seggi. E ora la leader del partito potrà presentare il conto a Rasmussen, condizionarne la politica, indebolirne il potere.

Il decreto per le espulsioni è un flop
Milano - Dopo essere nato in fretta e furia sta agonizzando moribondo il decreto legge di allontanamento dei romeni «per motivi imperativi di pubblica sicurezza» approvato d’urgenza dal governo la scorsa settimana dopo il brutale omicidio della povera Giovanna Reggiani. Basti pensare, infatti, che nella giornata di ieri, in tutta Italia, non è stato registrato l’allontanamento di nemmeno uno di questi soggetti e l’ufficio stampa del ministero degli Interni non ci ha potuto fornire alcun dato nazionale certo sui romeni allontanati in tutto il Paese sino a ieri. Quel che è certo è che in questa situazione Milano - grazie all’impegno del prefetto Gian Valerio Lombardi (è riuscito a produrre il testo per la modulistica che traducesse in termini concreti i parametri dei cosiddetti «motivi imperativi di pubblica sicurezza») e alle forze messe in campo dall’ufficio immigrazione (che stanno mandando i moduli ai colleghi di quasi tutte le questure d’Italia) - ha fatto scuola e quindi i suoi dati sono significativi: da venerdì scorso sono stati in tutto 4 gli allontanati sotto la Madonnina; altri due, fermati sabato, partiranno stamattina, mentre un altro romeno è stato fermato ieri e, a giudicare dai tempi biblici che queste pratiche stanno prendendo, verrà allontanato fisicamente a metà della prossima settimana. Al momento meglio di Milano hanno fatto solo Roma, con 7 allontanamenti e Lecce, che è a quota 6. Seguono Genova, con 5, Firenze e Torino con 2. Eppure la legislazione d’urgenza, quella dei decreti legge, si addice a un’emergenza e quindi a una sottovalutazione della realtà che il governo ha ammesso implicitamente, anche se nessuno ha dichiarato: «scusate, ma ci siamo sbagliati sulla pericolosità dei romeni». «Inoltre - ci spiegano all’ufficio immigrazione della questura di Roma - in tante città non sanno ancora come comportarsi, come interpretare i “motivi imperativi di pubblica sicurezza“. Ci sono prefetture che non hanno ancora materialmente allontanato nessuno, come Caserta. Senza contare le incongruenze del testo del ddl. L’articolo 7 bis dà i poteri al prefetto di allontanare i soggetti in questione entro 30 giorni, salvo i casi d’urgenza. Ma, nel decreto si dice anche che, «(...) per motivi imperativi (...) è il questore che può eseguire immediatamente l’allontanamento, palesando così un chiaro contrasto di competenze». Da qualche giorno, poi, a Roma, gira una strana voce, peraltro già adombrata nel progetto di legge Amato-Ferrero. «Sembra che a breve il governo, per venire incontro a Rifondazione, - ci spiegano ancora in questura - voglia trasferire i compiti dai giudici di pace a quelli ordinari. Questo manderebbe all’aria le motivazioni di fondo che hanno ispirato il decreto legge: il giudice di pace convalida i fermi ma, anche quando si riserva un’ulteriore verifica, chiude l’udienza; il giudice ordinario, magari sulla base di una menzogna dichiarata dal romeno da allontanare (per esempio: «Aspetto una risposta da un datore di lavoro») blocca l’udienza e, per esperire un supplemento d’indagini, rimette il romeno in libertà... Ci siamo capiti?». Intanto la Romania ha imposto all’Italia di comunicare in tempo reale alla propria ambasciata quanti allontanamenti stanno per essere effettuati. Questo ha portato a violare la Bossi-Fini che imponeva di chiedere a ogni espulso se desiderava o meno comunicare il provvedimento al proprio consolato. Ora, grazie a una circolare del ministero degli Affari esteri, non solo l’espulso non viene interpellato, ma il consolato è bypassato per trasmettere tutto all’organo politico, l’ambasciata.
Il Giornale

Non dimentichiamo Gabriele
Oggi il calcio si sarebbe dovuto fermare e non si è fermato. Ma come spesso accade in un paese delle contraddizioni, si usano due pesi e due misure, così come esistono morti di serie A e morti di serie B: alla morte di Raciti il calcio si è fermato, ma la morte di un tifoso non vale quella di un poliziotto e percui per dirla all'inglese: "The show must go on".





Dalla Russia con amore
La Russia sta cercando di liberarsi di certi scheletri, e anche delle mummie e della iniziando da quella di Lenin, che ricordano un triste passato come quello sovietico. Ecco che in Italia Oliviero Diliberto, evidentemente fiero di quel passato di oppressione cerca di portare a Roma questo squallido souvenir. Non dimentichiamoci che fu proprio Lenin ad aprire i primi campi di lavori forzati noti come gulag. Io però propporei uno scambio: ci prendiamo l'innocua mummia e noi gli diamo in cambio Diliberto, che finalmente si troverebbe a casa sua

Legge Levi-Prodi un serio pericolo per la rete
La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro. L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete. Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog? La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile. Il 99% chiuderebbe. Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura.
Petizione online

Martiri triestini del Novembre 1953
Pietro ADDOBATI PRESENTE!
Emilio BASSA PRESENTE!
Leonardo (Nardino) MANZI PRESENTE!
Saverio MONTANO PRESENTE!
Francesco PAGLIA PRESENTE!
Antonio ZAVADIL PRESENTE!


Rom e romeni la differenza c'è eccome!
In questo periodo si stà mettendo rom e romeni tutto insieme in un gran calderone. Ma cè una grande differenza:

Basta alla propaganda fascista nelle scuole
ROMA - Basta con la propaganda nelle scuole per chi si definisce fascista. Questo il contenuto di una lettera inviata al ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, nel corso di un'iniziativa organizzata a Roma, presso la Casa della memoria e della storia, dall'Anpi, l'Associazione nazionale partigiani e da alcune associazioni studentesche. Obiettivo, denunciare le intimidazioni e le aggressioni, da parte di gruppi di estrema destra, nei confronti degli studenti di alcune scuole romane. A questo proposito "chiediamo al ministro - si legge - di ricevere una rappresentanza che possa consegnare un dossier sulle attività di tali gruppi". Le lettera è stata inviata anche al Prefetto di Roma, Carlo Mosca, perché "è inaccettabile che in una città, che si vuole esempio di legalità, si possano aggredire degli studenti in pieno giorno". Gli episodi sono numerosi. Come il tentativo di infiltrazione da parte di "squadracce" nel corteo organizzato a Roma, lo scorso 12 ottobre, dall'Unione degli studenti. O alcuni casi nel 2006, dall'aggressione a due ragazzi al liceo Tasso (uno è finito all'ospedale, cinque punti di sutura alla testa) al volantinaggio davanti al liceo Newton degenerato in un agguato con catene (anche in quel caso due ragazzi in ospedale), alle scritte contro alcune ragazze lesbiche comparse davanti al liceo Aristofane e corredate da disegni di croci celtiche e svastiche. Nella lettera viene definito "inaccettabile" che "ai diversi livelli della rappresentanza studentesca si candidino gruppi dichiaratamente fascisti, che talvolta prendono persino le difese del Terzo Reich". Un appello, quindi, "affinché siano predisposte adeguate misure per far sì che non possano esserci, nelle scuole, propaganda e rappresentanza studentesca con idee di matrice evidentemente neofascista". E al quale hanno già aderito Alessandro Portelli (storico e delegato del Comune alla memoria), Rosario Bentivegna (medaglia d'oro della Resistenza), il consigliere comunale del Pd Massimiliano Valerian, il filosofo Gianni Vattimo, l'ex calciatore del Livorno (ora gioca in Ucraina) Cristiano Lucarelli, il senatore del Prc Giovanni Russo Spena, Mauro Bulgarelli dei Verdi, Marco Rizzo del Pdci, i Cobas scuola e l'Arcigay Roma. Il presidente provinciale dell'Anpi, Massimo Rendina, esprime preoccupazione per "l'insorgere dei fascismi, non solo quello storico ma quello strisciante, che ha portato alle aggressioni di Renato Biagetti (accoltellato dopo un concerto a Focene, sul litorale romano, nell'agosto 2006, ndr) e recentemente a Torbellamonaca". Nel corso dell'iniziativa, uno studente ha ricordato le aggressioni compiute al liceo Tasso, nella capitale, da parte "di fascisti che rivendicano di esserlo apertamente". E ha lanciato la proposta di un'assemblea, il 30 novembre, al liceo Farnesina, dove lo scorso anno apparve per la prima volta il Blocco Studentesco, l'organizzazione legata alla Fiamma Tricolore. La consigliera comunale di Rifondazione, Adriana Spera, accusa le istituzioni di "troppa leggerezza sull'argomento" e contesta al Comune di Roma che, "ancora una volta", nell'organizzare l'annuale viaggio ad Auschwitz per le scuole, non siano stati invitati gay, rom e disabili. Ai ragazzi che torneranno da quel viaggio, il consigliere dell'Ulivo in Campidoglio, Paolo Masini, propone di ripulire i muri della città da scritte razziste e xenofobe. "Abbiamo aderito all'appello - spiega Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma - perché le persone lesbiche, gay e trans sono tra le prime vittime della propaganda neofascista. Crediamo che favorire una cultura dell'accoglienza e del dialogo sia tra le missioni principali della scuola". Intanto Rendina ha fatto sapere che l'Anpi ha costituito un pool di avvocati, che avranno il compito di denunciare eventuali omissioni di atti d'ufficio da parte di autorità e istituzioni nei confronti di chi propaganda il fascismo, vietato dalla Costituzione e dalle legge Scelba e Mancino.

4 Novembre Festa Nazionale
La guerra contro l'Austria-Ungheria che, sotto l'alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l'Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 Maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi è vinta.La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso Ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuna divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatre divisioni austroungariche, è finita. La fulminea e arditissima avanzata del XXIX corpo d'armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l'irresistibile slancio della XII, dell'VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente. Nella pianura, S.A.R. il Duca d'Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute. L'Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni e nell'inseguimento ha perdute quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecento mila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinque mila cannoni.I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.
Diaz



MERKEL: NO AL BANDO DEL PARTITO NEONAZI
Il cancelliere tedesco Angela Merkel (CdU) è contraria alla proposta di legge di sciogliere il partito di estrema destra tedesco Npd e preferisce lo scontro politico a quello in tribunale. <>,ha detto la Merkel a un settimanale degli ebrei tedeschi circa la richiesta avanzata dai socialdemocratici con i quali governa in <> la Germania da due anni.
Tratto da il Giornale

Roma città dei campi nomadi
Dopo la morte di una donna per le violenze subite da un rom il comune di Roma cosa fà per la sicurezza? Nulla! Anzi, ora il sindaco di Roma: Walter Veltroni tempo fà si è inventato i villaggi della solidarietà con i soldi dei cittadini romani che vengono quasi tutti destinati ai rom. Mentre vengono sacrificati altre scelte urbanistiche come quelle per aree verdi o di interesse pubblico. In queste spese ci sono anche progetti di integrazione e di inclusione sociale. Ma mentre loro si occupano di ciò, non si preoccupano minimamente del degrado, dei furti ecc... Si preoccupano solo delle proteste più che legittime e dall'insorgere della popolazione che vive a fianco dei campi. Ma si sono chiesti che cosa significa integrazione? Si sono chiesti se la gente vuole questa integrazione? Io ad esempio non ho alcuna intenzione di integrarmi con zingari e rom nè ora nè mai! Io credo che Roma abbia problemi assai più urgenti, che occuparsi così assiduamente dei rom e da meritarsi persino una piscina per affrontare la canicola estiva. Mi chiedo perchè non vengono rispediti indietro? Ogni popolo ha la sua terra e Roma non è la città dei rom o dei nomadi, ma dei romani

Donna in fin di vita violentata e stuprata da un rom
Sembra sempre che le tragedie siano già annunciate quando sono presenti dei campi nomadi nelle varie città, non importa che siano grandi o piccoli comuni. Appigliano ieri con la morte di 4 ragazzi investiti da un rom ubriaco, e oggi a Roma una donna stuprata e violentata sempre da un rom a Roma. Ora il Governo a modo suo cerca di correre a ripari, ma perchè bisogna che accada una tragedia affinchè si faccia qualcosa, però in passato per pietismo soprattutto il centrosinistra ha cercato sempre di dare una giustificazione a tutto. L'emergenza rom c'è sempre stata, e nulla è mai stato fatto fino ad adesso per far rispettare le leggi, ora credo che davanti a ciò una giustificazione non è più possibile, se non si vuole che a violenza si risponda con violenza.

Pacchetto sicurezza o semplicemente un pacco??
Si stà strombazzando da diversi giorni un certo pacchetto sicurezza. Peccato che:
  1. è lo stesso governo che un anno fà ha messo in libertà circa 30 mila delinquenti grazie all'indulto
  2. è lo stesso governo che ha messo nel dimenticatoio un precedente pacchetto per la violenza contro le donne;
  3. è lo stesso governo che ultimamente, si erge a paladini difensori dei Noglobal e sfasciatori simili
  4. è lo stesso governo che sta richiamando a gran voce cladestini verso le noste coste e confini
  5. è lo stesso governo che con la finanziaria ha fatto grossi tagli alle forze dell'ordine
Analizzando tutti i vari punti, nessuno mi vieta nel pensare che è semplicemente un pacco, utile a propaganda politica ma che nei fatti non cambia nulla!

Boom di immigrazione
Alla fine del 2006 gli stranieri regolari presenti in Italia, rileva il rapporto, erano poco meno di 3,7 milioni, per la precisione 3.690.000, tra comunitari e non comunitari, con un'incidenza sulla popolazione totale del 6,2% e per un aumento pari al 21,6%. L'Italia, spiega il rapporto, si colloca, con la Spagna, subito dopo la Germania tra i più grandi paesi di immigrazione dell'Unione Europea e, per quanto riguarda l'incremento annuale, i due paesi mediterranei non hanno uguali in Europa, superando in proporzione gli stessi Stati Uniti (che, con una popolazione cinque volte superiore a quella italiana, registrano l'ingresso di un milione di nuovi immigrati all'anno). Gli 880 mila immigrati provenienti dall'UE a 27 (25,9%) quasi si equivalgono con gli altri immigrati provenienti dai Balcani e dagli altri paesi dell'Est Europa (25,3%) e denotano nell'insieme una forte presenza europea. La Romania (556.000 presenze, secondo la stima del Dossier) sfiora un sesto del totale (15,1%) e distanzia di quasi cinque punti il Marocco (387.000) e l'Albania (381.000). Poco meno di 200.000 unità hanno l'Ucraina (195.000) e la Cina Popolare (186.000), entrambe con la percentuale del 5%. Le Filippine si attestano a quota 113.000, cifra dalla quale non sono lontane la Moldavia, la Tunisia, l'India e la Polonia. Vi è quindi un gruppo compreso tra le 80.000 e le 50.000 unità: Serbia, Bangladesh, Perù, Egitto, Sri Lanka, Ecuador, Macedonia, Senegal, Pakistan e Stati Uniti. Le persone coinvolte nelle quote annuali (più del doppio rispetto alle 250.000 dell'anno precedente), insieme alle altre venute in Italia, specialmente per ricongiungimento familiare, hanno portato la popolazione immigrata ad aumentare di un sesto (più di mezzo milione di unità) alla fine del 2006. Nel passato gli aumenti rilevanti della popolazione straniera avvenivano a seguito delle regolarizzazioni; negli ultimi due anni ciò è avvenuto anche in assenza di tali provvedimenti. Gli stranieri irregolari intercettati lo scorso dalle forze dell’ordine sono stati 124.383. Di questi solo il 36,5% è stato rimpatriato effettivamente, quasi la metà di quelli del 1999. Il 13% di questi irregolari sono giunti via mare, ossia 22.016 persone, quasi mille in meno rispetto al 2005. “Così il mare - afferma il rapporto - da fondamentale elemento per gli scambi, continua ad essere uno sconfinato cimitero”. Ma le tragedie via terra non sono da meno: si viaggia e spesso si muore nascosti nei tir, sotto i treni ed addirittura nei carrelli degli aerei. Nel 2006, sono stati rimpatriati solo il 36,5% (45.5449) è stato effettivamente rimpatriato contro il 64,1% del 1999. Tuttavia, segnala la Caritas, se si tiene contro dell’ultimo allargamento della Ue e il numero degli intercettati in posizione irregolare scende dopo tanti anni al di sotto delle 100 mila unità, ossia a 84.245. Sugli irregolari, per il rapporto, “aiuta il ragionamento e non la paura”. Servono norme più più agili e politiche di contenimento che insistano sulla virtualità dei rimpatri assistiti. Soprattutto se, per effetto dell’ampliamento dell’Ue, per la prima volta i cittadini stranieri intercettati in posizione irregolare sono scesi al di sotto delle 100 mila. Gli stranieri incidono per quasi un quarto sulle denunce penali ed altrettanto per presenze in carcere. I maggiori protagonisti a livello penale sono gli irregolari (4 casi su 5) per lo più per reati legati allo sfruttamento della prostituzione, all’estorsione, al contrabbando e alla ricettazione. L’acquisizione della cittadinanza nel 2005 ha avuto un vero e proprio boom (19.266 casi) se si considera gli 11.945 del 2004.Il 40% dei casi sono cittadini dell’est europeo. Nel periodo 1995-2005 sono state presentate 213.047 domande per ottenere la cittadinanza, delle quali 125.535 definite positivamente. Nella maggior parte si è trattato di matrimoni (80% da cittadini dell’est) mentre si sono ridotti i casi di naturalizzazione (20.731).

Rissa tra fedeli e centri sociali
Una rissa in piena regola è scoppiata tra aderenti ai centri sociali e fedeli. Motivo del contendere la beatificazione a Roma di 498 martiri franchisti uccisi in Spagna durante la guerra civile. Gli autonomi hanno esposto uno striscione contro i nuovi beati fuori dalla chiesa di Sant'Eugenio. Quando i fedeli l'hanno visto la situazione è degenerata. Per sedare gli animi è stato necessario l'intervento dei carabinieri e della polizia. I giovani aderenti al collettivo "Militant" e del collettivo "Facciamo Breccia" della rete antagonista della capitale hanno esposto uno striscione davanti alla chiesa con scritto: "Chi ha ucciso, torturato e sfruttato non può essere beato". Insieme allo striscione è stata esposta una riproduzione su un pannello di due metri per cinque della Guernica di Picasso. Quando i fedeli cattolici sono usciti dalla chiesa, al termine della funzione religiosa, la protesta ha provocato la loro ira. Una trentina di fedeli ha urlato e strappato lo striscione e fatto a pezzi la riproduzione del celebre dipinto. Secondo quanto riferito da aderenti ai collettivi, i cattolici avrebbero "aggredito anche fisicamente i giovani e inneggiato a Franco". La rissa alla fine è stata sedata dall'intervento dei carabinieri, che hanno fermato e identificato sei persone mentre mentre la polizia ha bloccato il furgone dei collettivi in via Bruno Buozzi: all'interno del mezzo vi era una scala, una telecamera e una macchina fotografica con cui gli aderenti ai collettivi avevano ripreso l'intera rissa. Quando i manifestanti hanno fatto la loro protesta hanno utilizzato anche della vernice rossa a terra a simboleggiare "il sangue versato in nome dell'antifascismo", mentre i fedeli usciti dalla messa sono stati sostenuti nella loro protesta anche da un prete della chiesa. I rappresentanti dei centri sociali dal canto loro hanno distribuito anche un volantino, firmato "Militant", in cui era scritto: "Oggi, domenica 28 ottobre 2007, lugubre ricorrenza della marcia su Roma, 498 franchisti saranno beatificati a San Pietro. E' significativo che le alte gerarchie vaticane, sempre più ostaggio dell'Opus Dei, abbiano scelto proprio l'anniversario del colpo di Stato che portò il fascismo al potere in Italia per commemorare quelli che il clero spagnolo ha impudicamente definito martiri della Repubblica". Tra i 498 nuovi beati da ricordare, ci sono due vescovi (di Cuenca e Ciudad Real), 24 sacerdoti diocesani, 462 religiosi (frati e suore), un diacono, un sottodiacono, un seminarista e sette laici. Cinque sono i nati fuori dalla Spagna: due in Francia, due in Messico e uno a Cuba. Tra i futuri beati, 145 al momento della morte avevano tra i 20 e i 30 anni, 107 tra i 40 e i 50 anni, 97 fra i 30 e i 40, 72 tra i 50 e i 60 anni. Ce ne sono anche 18 che avevano tra i 16 e i 19 anni, 41 tra i 60 e i 70 anni, 15 tra i 70 e i 78 anni (dei restanti tre non si conosce l’esatta data di nascita). Nel numeroso gruppo, ci sono due martiri «della persecuzione religiosa che ebbe luogo nell’ottobre del 1934», 489 vennero uccisi nel 1936, sette nel 1937.

27 ottobre 1922 Il più grande avvenimento della storia italiana
La Marcia su Roma

L'idea di marciare a Roma era già stata fatta circolare dai legionari fiumani, ma anche i Fascisti avevano simulato una "marcia" su Ravenna, alla guida di Italo Balbo. La decisione di marciare su Roma fu presa durante l'adunata di Napoli, il 24 ottobre 1922. Furono prescelti i comandanti delle varie colonne (Perrone Compagni, Bottai e Igliori, al comando rispettivamente di 4000, 8000 e 2000 Fascisti, provenienti da Civitavecchia, Tivoli e Monterotondo), e al termine della parata per le vie della città Mussolini proclamò: "O ci daranno il governo o lo prenderemo, calando su Roma". Il 27 ottobre il governo Facta dà le dimissioni, mentre i Fascisti cominciano la marcia di avvicinamento. Durante la marcia si impadroniscono senza resistenza di uffici postali e telegrafici, di grande utilità per i collegamenti delle varie colonne. Anche le stazioni ferroviarie furono occupate, permettendo ai Fascisti di "marciare" in treno fino all'interruzione delle linee. Nella notte tra il 27 e il 28 ottobre, Facta chiese al Re di firmare lo stato d'assedio, in modo da far intervenire il Regio Esercito, ma ottenne un rifiuto. Infatti, Vittorio Emanuele III diede ascolto ai consigli di Federzoni, noto nazionalista, e al generale Armando Diaz, che proponevano un accordo con Mussolini. Mussolini era rimasto a Milano per attendere lo sviluppo degli eventi, e nella notte raggiunse Roma in un vagone letto. Il 28 ottobre si presentò al Sovrano che gli diede incarico di formare il governo. Il governo fu formato il 30 ottobre 1922, mentre le squadre marciavano per la città. Il Governo era composto da una coalizione di Fascisti, nazionalisti, popolari, democratico-sociali nittiani, giolittiani, salandrini, indipendenti filofascisti. Non era un vero e proprio governo di coalizione, in quanto Mussolini non aveva consultato i gruppi parlamentari, ma si era rivolto direttamente ai singoli. Il Duce, oltre che essere Capo del Governo, assunse ad interim i ministeri dell'Interno e degli Esteri. Ai fascisti andarono i ministeri di Giustizia, Affari di Culto, Finanze, Tesoro, Assistenza e Pensioni, Terre Liberate. Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio fu nominato Acerbo, l'estensore della legge elettorale del 1924. La Camera votò la fiducia con 306 voti favorevoli, 116 contrari e 7 astenuti.

E ci risiamo, la vergogna non ha fine Pino Rauti indagato. Forza Pino!
Pino Rauti, segretario dell'Ms- Fiamma Tricolore ed ex dirigente dell'Msi, e' stato iscritto nel registro degli indagati della procura di Brescia nell' ambito della terza inchiesta sulla strage di Piazza della Loggia. L' ipotesi di reato, secondo quanto riferisce l’agenzia Ansa, e' di concorso in strage, mentre non si conoscono le accuse che vengono mosse all'esponente politico dai Pm bresciani. Nella terza inchiesta sulla bomba, che il 28 maggio del 1974 uccise otto persone e ne feri' 103 nel corso di una manifestazione sindacale, risultano indagate 15 persone, sui nomi delle quali i magistrati bresciani mantengono il riserbo. Il coinvolgimento di Rauti sarebbe dovuto alle dichiarazioni di uno dei collaboratori di giustizia sentiti nei mesi scorsi dai pm Roberto Di Martino e Francesco Piantoni. Rauti, per svariati anni deputato dell' Msi e poi europarlamentare, fu anche coinvolto nell'inchiesta in relazione alla strage di Piazza Fontana, per poi essere assolto con formula piena. Oltre a quello di Rauti, emerso oggi, sono noti i nomi di altre quattro persone coinvolte nell' indagine: il generale dei carabinieri Francesco Delfino, all' epoca della strage comandante del nucleo operativo dei Carabinieri di Brescia, l' ex ispettore di Ordine Nuovo per il Triveneto Carlo Maria Maggi, l' ordinovista veneto Delfo Zorzi e il neofascista milanese Mario Di Giovanni. Del coinvolgimento di questi ultimi tre si era appreso in occasione di una richiesta di proroga delle indagini alla quale gli indagati si erano opposti. Nelle scorse settimane il Consiglio dei ministri aveva emanato un decreto in base al quale i termini delle indagini per il reato di strage vengono estesi a quattro anni. Il provvedimento, in attesa di conversione da parte del Parlamento, riguarda solamente fatti avvenuti prima del 1989, anno di entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale, e caratterizzati da particolare complessita'.

Governo sotto 4 volte
Questo governo ormai è come un malato in stato vegetativo,che si trascina stancamente verso la sua fine. E oggi è andato sotto ben 4 volte: su un emendamento sulla giustizia presentato da Tommaso Barbato (Udeur), uno sul ponte di Messina il più grave visto che l'emendamento della Commissione proponeva di liquidare mentre il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, si era detto contrario volendo incorporare la spa nell'Anas, e altri due emendamenti alla finanziaria. Non sono bastati i senatori a vita "stampelle". Ormai è chiaro: cadono, continuano a cadere, e cadranno viste le divisioni che hanno nel loro interno.
E adesso per il "bene" dell'Italia siete stati eletti, ora andate a casa!!

Carta blu europea
Prendendo spunto dall carta verde americana dovrebbe nascere la carta blu europea, che permetterà agli immigrati di poter venire in Europa come manodopera più qualificata. E i giovani europei cosa fanno? I giovani europei diplomati e laureati ormai costretti in lavori sempre più precari prestandosi a qualsiasi occupazione, ed ora rischiano di essere ulteriorimente discriminati da una sciaguarata proposta, di una Unione Europea sempre più distante dai suoi cittadini

Budapest 23 Ottobre 1956 scoppia la rivolta
All'ora come adesso
Contro il comunismo di ieri, e ai comunisti riciclati di oggi
Avanti ragazzi di Buda, avanti ragazzi di Pest!!


Elezioni in svizzera: trionfo della destra
Dopo una lunga campagna elettorale, ed anche tra le più calde per le insinuazioni di razzismo nei confronti della destra. Finalmente il trionfo per l'UDC è arrivato, con il 28,8% di voti e guadagnando 61 seggi su 200 si conferma nuovamente il primo partito svizzero. Invece l'opposizione socialista perde ben 9 seggi senza arrivare nemmeno al 20%. In calo anche il partito radical-liberale che perde 6 seggi. Si può proprio dire che la campagna elettorale seppur molto discussa e accesa ha dato i suoi frutti

Tolta l'inchiesta a De Magistris e Mastella ora può esultare
Il pm Luigi De Magistris è incompatibile a indagare su Mastella. In sostanza questa la motivazione con la quale è stata tolta al pm di Catanzaro l’inchiesta Why not relativa al presunto uso illecito di finanziamenti pubblici che vede tra le persone coinvolte il presidente del consiglio Romano Prodi e il ministro della Giustizia Clemente Mastella. La richiesta in corso di trasferire De Magistris da Catanzaro avrebbe dovuto, secondo la Procura, far desistere il pm dall’iscrivere il ministro Mastella, ovvero colui che ha chiesto di mandarlo via dalla Calabria, nel registro degli indagati. Ma non è andata così, e il procuratore Favi ha sentito il bisogno di intervenire direttamente. Per la situazione determinatasi dopo la richiesta di trasferimento è stata dunque avocata l’inchiesta che riguarda il presunto utilizzo illecito di finanziamenti pubblici da parte di un gruppo di esponenti politici, amministratori ed imprenditori che avrebbero fatto capo ad un comitato d'affari con base operativa e finanziaria nella Repubblica di San Marino. Il procuratore generale di Catanzaro, Dolcino Favi che ha deciso sulla questione ha applicato l’articolo 372 lettera A del codice di procedura penale, secondo il quale il procuratore è obbligato a disporre l'avocazione dell’inchiesta nel momento in cui si presenti una situazione di incompatibilità con il titolare dell’inchiesta stessa. Il pm De Magistris dice di non sapere nulla dell'avocazione: «Ancora una volta» - ha affermato - «vengono rese pubbliche a mezzo stampa notizie riservate che riguardano il mio ufficio, le mie indagini, e la mia persona. Ci avviamo al crollo dello stato di diritto, registrandosi anche, nel mio caso, la fine dell'indipendenza e dell'autonomia dei magistrati quale potere diffuso».

La sinistra fà opposizione al suo premier
Comunque sia andata la manifestazione di Roma il Governo è ormai spaccato, c'è chi fà parte di questa Governo: come alcuni ministri e senatori che si divertono a fare anche l'opposizione. E se a questo ci aggiungiamo l'oscura ombra minacciosa della nuova finanziaria, questo Governo e Prodi non avranno ancora molto tempo per governare, aprendo di fatto una grave crisi che manderà tutti a casa, visto che la sinistra radicale potrebbe far mancare i numeri a questo già barcollante governo, non dandogli la fiducia che finora gli è sempre servita da quando è in carica

Azione Futurista contesta il Festival del cinema a Roma
Una sostanza ha colorato di rosso la famosa fontana di Trevi a Roma in un lato è stato anche ritrovato una scatola con volantini che rivendicavano l'atto. L'azione è stata rivendicata da Azione Futurista che attacca aspramente il Festival del cinema di Roma - Per noi futuristi un nuovo millennio, una nuova adesione alle evolute tecniche e ai nuovi mezzi espressivi, interpretando un rinnovamento totale”. Ma l’ignoto vandalo si scaglia anche contro “società mercatocentrica”, che trascura “precari, disoccupati, anziani, malati, studenti, lavoratori” e finanzia iniziative come la Festa del Cinema: “Ancora la festa de Cinema viene sintetizzata in 15 milioni di euro scialacquati, 2,5 milioni di euro solo per pagare il conto degli alberghi, e la chiamano festa”. Infine: “Quattro cortigiane, una vecchia gallinaccia e un puffo - è scritto nel volantino - questo è il Cinema di Roma”. Vedo con simpatia il gesto, visto che l'idea futurista non è scomparsa ma è ancora viva nella nostra società. E sono contento che il movimento di Marinetti finalmente si stà rifacendo strada

Operaio si suicida per il mutuo troppo caro
Si sta facendo un enorme parlare delle dichiarazioni di Storace,(a cui va' la mia solidarietà) delle accuse delle ridichiarazioni delle contro accuse. Però è passata quasi in sordina la notizia di un uomo operaio che si suicida impiccato nell'azienda dove lavorava in quanto preoccupato di non riuscire più a far fronte alle rate del mutuo. Nonostante il posto fisso alla Meloni in contrada Rancia di Tolentino (Macerata), l'operaio non riusciva più a far fronte a tutte le spese da quando nel settembre scorso la moglie aveva perso il lavoro precario. L'uomo lascia anche un figlio di sei anni. Questo è il vero volto di del paese! Persone che hanno il diritto alla casa e si sentono isolati davanti alle istituzioni e purtroppo compiono l'estremo gesto "strozzati" da mutui assassini e onerosi. Sarebbe giusto che qualcuno cominci a intervenire, perchè la casa è un diritto!

I Neri sono meno intelligenti dei bianchi
James Watson, lo scienziato che nel 1962 ha vinto il nobel per la medicina, per il contributo dato alla scoperta del DNA si stà tirando dietro le accuse di razzismo, dopo le ultime dichiarazioni secondo le quali sostiene che la gente nera è meno intelligente di quella bianca. La Commissione per i diritti umani, che in Gran Bretagna ha appena sostituito quella per l'eguaglianza razziale, ha subito fatto sapere che sta studiando parola per parola le dichiarazioni di Watson. Lo scienziato ha argomentato che "è un desiderio naturale" che tutti gli esseri umani siano uguali, ma "chi ha a che fare con dipendenti di colore pensa che questo non sia vero" Nel 1997, ricorda l'Independent, lo stesso Watson dichiarò alla stampa britannica che una donna doveva avere il diritto di abortire se un test avesse potuto determinare la natura omosessuale del nascituro. In seguito suggerì un legame fra colore della pelle e comportamento sessuale: i neri avrebbero una libido maggiore, il che giustificherebbe un monitoraggio scientifico e ingegneristico in campo genetico sull'assunto che la "stupidità" possa essere un giorno curata

A un anno dall'indulto carceri ancora pieni!
La sicurezza e le carceri - compresi coloro che dentro i penitenziari vivono e lavorano - sono in fondo alle priorità della classe politica italiana. Detta in parole più semplici: non gliene frega niente a nessuno. Il risultato è che, un anno e due mesi dopo l’entrata in vigore dell’indulto, stanno peggio sia i detenuti, che vivono in prigioni di nuovo affollate oltre il limite della capienza, sia i cittadini, che hanno visto aumentare le violenze ai loro danni proprio per colpa di chi è stato scarcerato grazie a quella legge. Dei beneficiati dal provvedimento, 6.194 individui, pari al 22% del totale, sono già stati rispediti in cella. Il loro ritorno ha portato il totale dei detenuti a quota 45.985, quasi tremila in più di quanti ne possano essere ospitati. Non doveva andare così. L’indulto era stato presentato come l’occasione per correre ai ripari ed evitare che si ripetessero situazioni come quella del luglio 2006, quando in carcere c’erano 60.710 detenuti, il 40% in più di quanti le celle ne potessero sopportare. Grazie al provvedimento di clemenza, il loro numero scese a 38.847, ma era intuibile che presto molti sarebbero tornati dentro. Per tenere fede all’impegno preso con i cittadini - che intanto stavano pagando in prima persona la messa in libertà di certi personaggi - si sarebbe dovuta fare l’unica cosa suggerita dal buon senso: costruire in fretta nuovi penitenziari. Si è preferito non fare nulla. Innanzitutto - è stata la spiegazione - perché la pecunia, come da tradizione, nelle casse pubbliche scarseggia. Però i soldi per continuare a far viaggiare gratis gli ex deputati non sono mai mancati, in quest’anno la ditta Prodi & Padoa Schioppa è riuscita a far evaporare un “tesoretto” fiscale pari a 10 miliardi di euro e pochi giorni fa il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, al termine di una conferenza sui mutamenti climatici che è stata spernacchiata dal maggior esperto italiano del settore, Franco Prodi (fratello di Romano), ha presentato ai contribuenti un conto di 300 milioni di euro l’anno, minimo indispensabile per placare le sue ansie ecocatastrofiste. Quando vogliono, insomma, i soldi sanno dove trovarli e come spenderli. L’altro motivo per cui non ci si sbatte per costruire nuove prigioni è la contrarietà di una fetta importante del centrosinistra, la quale pensa che fare certe cose sia “di destra”. Se ne deduce che sia di sinistra (delle due l’una) o tenere i detenuti pigiati nelle celle come sardine in scatola o lasciare delinquenti conclamati liberi di rapinare e ammazzare. Quando governava la Casa delle libertà (metà della quale condivide con il centrosinistra colpe e meriti dell’indulto) non si brillava per decisionismo, ma almeno i problemi delle carceri si limitavano al bilancio e non vi erano pregiudiziali ideologiche. Oggi, quando dice che intende aumentare i posti nei penitenziari, l’attuale ministro della Giustizia, Clemente Mastella, deve fare i conti con alleati politici assai più ostili di quelli che circondavano il suo predecessore, il leghista Roberto Castelli. Ambedue i ministri, almeno a parole, hanno avuto presente lo sfascio del sistema carcerario. Tanto che, grazie all’ampliamento dei penitenziari esistenti, stanno per aggiungersi 5.886 posti a quelli attuali. Ma è troppo poco, servono nuove strutture. Per costruirle, però, occorre uno sforzo politico e finanziario che nessuno ha voglia di fare. Eppure il confronto internazionale parla chiaro: l’Italia ha 75 posti in carcere ogni centomila abitanti, la Francia ne ha 82, la Germania 97, il Regno Unito 131. A conti fatti, resta l’ennesima occasione perduta. Il tempo per realizzare nuovi penitenziari c’era tutto. Non sarà elegante ricordarlo, ma in poco più di un anno - dal gennaio del ’36 all’aprile del ’37 - Benito Mussolini costruì i grandi studi di Cinecittà. Sarebbe bello continuare a non rimpiangerlo, se solo ce ne fosse la possibilità.
Da: Libero

Una farsa dall'esito scontato
L'elezioni primarie per il Partito Democratico sono state a mio parere un'autentica farsa. Un partito nuovo che sa già di vecchio: solite facce, soliti nomi, soliti personaggi. L'elezione fin dall'inizio partiva con un risultato scontato: ossia che il leader sarebbe stato Veltroni perchè già scelto dall'alto. Si parla di 3 milioni di persone al voto: il risultato potrebbe essere sorprendente se al voto non aggiungessimo gli immigrati e i sedicenni, e con brogli assai evidenti con persone che hanno votato più di una volta in seggi diversi.
Di certo di una cosa possono gioire tutti i candidati, dei milioni di euro arrivati in questa inutile farsa

Non già appagati di non rispettare i diritti umani ecco le ultime da Pechino
Sarà bandita anche la relgione!

Continua la marcia di avvicinamento alle Olimpiadi di Pechino 2008, un'edizione dei Giochi che rappresenta non solamente un grande traguardo sportivo, ma anche e forse soprattutto un passo politico di avvicinamento tra la Repubblica Popolare Cinese ed il resto del mondo. Le profonde differenze tra la cultura cinese e quella occidentale, però, traspaiono chiaramente nella lista degli oggetti vietati all'interno del villaggio olimpico, un elenco reso noto dal comitato organizzatore cinese. Oltre alle classiche prescrizioni relative alle armi, alle bevande alcoliche e agli animali, tra i prodotti indesiderati risultano anche il materiale religioso, quello di propaganda politica e anche le bandiere di paesi o regioni non partecipanti ai Giochi. Queste restrizioni vogliono evitare l'esplodere di casi politici riguardo, ad esempio, a regioni contese come il Tibet, invaso nel 1950 dall'esercito cinese. L'immagine di Sydney 2000, quando Cathy Freeman fece il giro d'onore dopo l'oro nei 400 con la bandiera aborigena, non sarebbe assolutamente accettata a Pechino. Il villaggio olimpico, dunque, sarà "off limits" per tutti i cappellani delle varie delegazioni olimpiche, a meno di un dietro-front del comitato organizzatore che però ha già abituato tutti con la sua rigidità. Mancano solamente 300 giorni alle Olimpiadi, ma francamente c'è ancora tanta strada da fare per coniugare lo spirito olimpico con la rigidità culturale di Pechino.

Giornalista fascista sei la prima della lista!
Nuovo scandalo per le frasi della giornalista Eva Herman in difesa della Germania nazista

Un mese fa fu licenziata in tronco dalla prima rete televisiva pubblica tedesca per aver difeso il ruolo della donna e della famiglia durante il nazismo. Ora la più famosa anchorwoman tedesca, Eva Herman, è stata cacciata da un talk-show prima della fine della registrazione. La sua colpa, ancora una volta, la difesa di Adolf Hitler. Ieri sera l'invito al programma: un'occasione per la giornalista, ha detto il conduttore, per chiarire le sue clamorose dichiarazioni. Per una buona mezz?oretta la Herman ha cercato di evitare di ripetere le sue affermazioni. Poi l'affondo: "se non è permesso parlare dei valori familiari dei nazisti, allora non si può neanche parlare delle autostrade costruite in quel periodo. Autostrade sulle quali ancora oggi viaggiamo". Apriti cielo: le proteste degli altri ospiti, l'imbarazzo del moderatore, infine la richiesta di lasciare la trasmissione. Detto fatto. Eva Herman si è alzata e se n'è andata, non prima però di aver pronunciato un'altra pesantissima frase: "Devo prendere atto che non si può parlare della storia tedesca senza mettersi in pericolo".

Genocidi di serie B
Come è noto gli USA hanno sempre spinto, e continuano a spingere affinchè la Turchia entri nell'UE, nascondendo tanti scheletri dentro gli armadi. Questi scheletri appartengono al genocidio armeno avvenuto nel 1915 con il massacro di quasi un milione di persone.
(ANSA) - WASHINGTON, 10 OTT - George W. Bush chiede al Congresso di opporsi alla risoluzione sul Genocidio degli armeni all’esame della commissione Esteri. Pur dispiaciuto per le sofferenze del popolo armeno, Bush ritiene che questa risoluzione non e’ la risposta giusta a questo massacro storico. Secondo il presidente la risoluzione provocherebbe ‘danni considerevoli’ ai rapporti tra Stati Uniti e Turchia. La Turchia ha chiesto al Congresso americano di non approvare la risoluzione sul genocidio degli armeni.

Nuova sparatoria in una scuola americana
CLEVELAND (USA) - Ancora una sparatoria in una scuola americana. Ad aprire il fuoco in un liceo di Cleveland, nello stato americano dell'Ohio, la Successtech Academy, è stato un ragazzo di 14 anni che era arrabbiato per essere stato sospeso. Successivamente il ragazzino si sarebbe tolto la vita (secondo quanto affermano la polizia e il sindaco della città). Almeno 2 studenti e 2 insegnanti sono stati colpiti, i due docenti in maniera grave. Molti studenti e insegnanti sono rimasti barricati a lungo nell'edificio scolastico, mentre interveniva la polizia con squadre speciali Swat.

DINAMICA - Uno dei feriti è stato raggiunto da un proiettile all'addome, ma quando i paramedici lo hanno soccorso era cosciente, mentre l'altro è stato ferito a un braccio. Secondo le testimonianze di vari studenti, il quattordicenne era irritato per una sospensione ricevuta nei giorni scorsi. Il ragazzo viene descritto come uno studente difficile, che aveva già provocato problemi in passato. Il giovane si è presentato a scuola con due pistole ed ha iniziato a sparare appena giunto nell'androne, hanno raccontato i ragazzi alle emittenti locali. Secondo il sindaco, quattro persone sono state colpite a pallottole, due professori di 42 e 57 anni che versano in gravi condizioni e due ragazzi, di 14 e 17 anni. Un quinto studente si è ferito ad un ginocchio nel fuggi fuggi che si è scatenato dopo la sparatoria.

La Bindy mette il Burqa alle donne
Per evitare qualsiasi fraintendimento, il Burqa è quella veste che compre il corpo intero lasciando una leggera finestrella all'altezza degli occhi. Ebbene il ministro per la Famiglia Rosy Bindi ha giustificato l'uso del Burqa, per una diatriba nata a Treviso tra il prefetto e il sindaco della città veneta. La Rosy Bindi si dovrebbe solo vergognare di tale affermazione, visto che il burqa è in pieno contrasto con la legge italiana che vieta la circolazione a viso coperto, e priva le donne della loro dignità di persona nascondendole in una forma di vessazione Mediovale!

Avviso dell'Europa all'Italia! I conti non sono in regola!
Le regole del Patto di Stabilità valgono per tutti e soprattutto per l'Italia che ha il livello di debito pubblico più elevato: lo ha ribadito il commissario Ue, Joaquin Almunia, all'entrata della riunione dell'Ecofin a Lussemburgo. "Siamo in una fase economica favorevole e dobbiamo usare le entrate aggiuntive per un ulteriore consolidamento di bilancio - ha sottolineato Almunia - questa è la mia posizione. Queste sono le regole". In particolare il commissario Ue ha ricordato che il deficit 2007 sarebbe più basso se tutte le entrate fiscali aggiuntive fossero state utilizzate per il risanamento. Inoltre, ha sottolineato, nel 2008 la correzione del deficit sarà dello 0,2%, contro lo 0,5% l'anno pattuito. Ma la critica più forte è quella sul mancato consolidamento: "Se non fossero stati utilizzati alcuni maggiori introiti per aumentare le spese il deficit potrebbe essere inferiore dell'1% del Pil" ha spiegato Almunia. La richiesta di maggiore disciplina nei conti pubblici, ha detto Almunia, "è la posizione adottata dall'Eurogruppo non solo per l'Italia ma per tutti i membri dell'area euro". "Siamo in una fase economica favorevole e dobbiamo usare le entrate aggiuntive per un ulteriore consolidamento di bilancio", un principio questo "che si applica anche nel caso dell'Italia che ha il livello debito pubblico più elevato nell'Ue". "Questo è un momento estremamente importante per rafforzare il consenso sulla necessità di rispettare gli obiettivi- ha detto il commissario- so che certe volte, se ci sono delle entrate extra è difficile dire che non si possono spendere, ma so anche che se un governo non resiste a questa tentazione il deficit e il debito aumentano, si mette a rischio la sostenibiltà dei conti, le condizioni macroeconomiche si indeboliscono e non si puo' affrontare la sfida dell'invecchiamento".

L'invasione dei nomadi Alberto Ronchey
Annunciato dalla Conferenza di Firenze sull'immigrazione, ora è atteso un piano governativo per contrastare le ondate di reati che destano allarme sociale, rapine, furti, scippi, risse, insediamenti abusivi e aggressivi dell'immigrazione clandestina. L'insicurezza collettiva, di fatto, non è imputabile solo alla criminalità nazionale, mafia, camorra, sacche d'illegalità urbane o suburbane. Anzi, oltre alla criminalità nazionale, non è più sostenibile quella d'importazione. Secondo un rapporto del Viminale a Montecitorio, 36,5 su cento reati commessi nel 2006 sarebbero imputabili a residenti stranieri, 19,4 per cento immigrati clandestini. Ma ora si discute in particolare sui rom, che non sono più immigrati clandestini, bensì cittadini comunitari dopo l'ingresso della Romania nell'Ue. Non si possono respingere, ma solo espellere all'occasione per motivi di ordine pubblico. «Dalla Romania — come ha segnalato però il ministro Amato — è in corso un vero e proprio esodo». In Italia, sarebbero già moltitudini e arrivano ancora. Alle origini, furono allevatori di cavalli nelle steppe eurasiatiche, poi giostrai, calderai ambulanti, o anche violinisti di strada. Le loro doti artistiche, passionali e spontanee, furono apprezzate fino a costituire un vero e proprio genere, la celebre commedia tziganka, spettacolo tradizionale al teatro «Malyj» di Mosca. Eppure, non poterono né vollero integrarsi mai nelle nazioni che li ospitavano. Montanelli, forse il solo cronista che per una volta fu ammesso a viaggiare nei loro carrozzoni tirati dai cavalli, ricordava sul Corriere: «... Nel '39 mi trovavo in Albania, dove conobbi un ebreo greco del Cairo che faceva l'impresario di violinisti tzigani andando a scoprire talenti nelle loro randage tribù. Costui, facendomi passare per il suo assistente, ottenne un posto anche per me in una carovana da Còrizza fino a Salonicco attraverso Macedonia e Tessaglia... In quel viaggio imparai sulla vita degli zingari molte cose, ma soprattutto una. L'inutilità di spiegargli il motivo per il quale eravamo inseguiti spesso a fucilate da contadini e pastori, che poi era uno solo. Rubavano tutto quello che trovavano per le strade, agnelli, galline, farina, attrezzi... Ma non si rendevano conto di ciò che facevano perché il concetto di proprietà non era mai entrato nei loro cervelli...». Ora, più di mezzo secolo dopo, saranno un po' diversi. Eppure Achille Serra, già prefetto di Roma, qualche mese fa dichiarava: «Visito personalmente i loro campi... Le donne non si vedono, forse perché sono sulla metro a scippare borsette, gli uomini dormono perché forse hanno lavorato di notte svaligiando abitazioni». Precisava, s'intende, di non voler generalizzare, ma concludeva insistendo sul pericolo che verso quegli stranieri l'insofferenza della gente raggiunga «forme di razzismo alle quali guardo con terrore» ( Repubblica, 19 maggio). Già intorno ai campi nomadi si ripetono aspri conflitti. Da una parte, ruberie di automezzi, ciclomotori, benzina, denaro dei parcometri, persino panni stesi. Dall'altra parte, incursioni di rappresaglia imputabili anche alla primaria xenofobia razzista dell'inconsulta violenza. Il piano governativo in discussione, che include fra le misure d'emergenza più poteri a prefetti e sindaci, ripropone un quesito al quale non è facile rispondere. Fino a che punto, in Italia come altrove, si può davvero integrare oltreché ospitare qualsiasi flusso d'immigrazione?

Dopo i bamboccioni, ecco la nuova boutade di quella Schiappa di Padoa
'Le tasse sono una cosa bellissima, un modo civilissimo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili quali istruzione, sicurezza, ambiente e salute''. Lo ha detto il ministro del Tesoro Tommaso Padoa-Schioppa intervistata durante la trasmissione tv 'In mezz'ora'. ''Ci puo' essere insoddisfazione sulla qualita' dei servizi che si ricevono in cambio - ha osservato ancora il ministro - ma non un' opposizione di principio sul fatto che le tasse esistono e che si debbano pagare''. Padoa Schioppa ride, ma tra poco anche tu sarai a ridere come nelle peggiori dittature di stampo stalinista
Destra radicale si svegli!!
L'estrema sinistra ossia: Verdi, PRC, PdCI, e Sinistra democratica hanno deciso di unirsi, e di varare un nuovo progetto politico unitario per affrontare le prossime elezioni europee, politiche e amministrative. E la destra radicale? Tutta la galassia di partiti che stanno a destra di AN cosa fa? Storace, Mussolini, Fiore, Romagnoli devono mettere da parte le vecchie ruggini e screzi, perchè divisi non si và da nessuna parte

Bush: si alla guerra, no all'assistenza sanitaria per bambini poveri
Da più parti è stato interpretato come un vero e proprio suicidio politico. Mentre crollano i consensi sulla guerra in Iraq, a poco più di un anno dalla fine del suo secondo mandato il presidente degli Stati Uniti George W.Bush ha posto un veto che potrebbe costargli molto caro: ha bloccato il programma di salute pubblica per i bambini. In altri termini, ha negato l'assistenza medica gratuita a quasi quattro milioni di bambini americani, le cui famiglie non sono in grado di pagare le costose polizze assicurative private. È caduto nel vuoto l'appello del dodicenne Graeme Frost, che ha messo in seria difficoltà la massima autorità degli Stati Uniti con una domanda tanto innocente quanto scomoda: "Scusi, perché mi vuole morto?". Il ragazzo è affetto da gravi danni celebrali, a seguito di un incidente stradale.Il capo della Casa Bianca ha posto il veto sullo State Children’s Health Insurance Program o Schip, il piano che dà la copertura sanitaria pubblica ai figli di coppie a basso reddito, approvato al Congresso con ampia maggioranza bipartisan. La decisione di Bush potrebbe inasprire i suoi rapporti con i parlamentari repubblicani, preoccupati per i risultati delle prossime elezioni politiche. La legge avrebbe stanziato 35 miliardi di dollari aggiuntivi per più di cinque anni per un programma di sanità pubblica amministrato dagli stati. Le risorse aggiuntive sarebbero state coperte dall'aumento delle tasse sui prodotti derivati dal tabacco. I sostenitori del provvedimento dicono che l'aumento avrebbe coperto le spese sanitarie di circa 10 milioni di bambini. Secondo Bush, l'aumento della spesa avrebbe snaturato il programma, nato per far fronte ai bisogni dei bambini più poveri, costituendo un pericoloso passo verso un sistema sanitario pubblico. Per questo, ha proposto un aumento di soli 5 miliardi di dollari. Il capo della Casa Bianca ha poi già minacciato di mettere il veto su una serie di provvedimenti per mantenere la spesa pubblica al di sotto del limite dei 933 miliardi di dollari, con l’intento di far apparire i Democratici come poco attenti al bilancio dello Stato e di riguadagnare consensi nella parte più conservatrice dell'elettorato

In 400 davanti al tribunale di Ascoli a invocare giustizia!
Oltre 400 studenti delle scuole superiori di Ascoli Piceno hanno aderito allo sciopero indetto da Lotta Studentesca nella giornata di venerdì 5 Ottobre per manifestare davanti al tribunale nel quale veniva processato Marco Ahmetovic, il rom ventiduenne che lo scorso aprile investì e uccise 4 ragazzi di Appignano del Tronto. Ad aspettarli sul posto i familiari e gli amici delle vittime assieme a ai militanti di Forza Nuova. Per tutta la mattinata i manifestanti hanno presidiato la zona esponendo uno striscione con su scritto “Stato Assente Noi Presenti”, sventolando decine di bandiere tricolori e con vessilli forzanovisti. Più che una manifestazione di protesta si è trattato di una manifestazione di presenza, come ha sottolineato il coordinatore regionale di FN Marco Gladi, una risposta all’assenteismo delle istituzioni e al distacco sempre più evidente di tutta la classe politica ormai asservita ad interessi anti-nazionali e nemica del popolo. Un forte applauso ha sancito l’entrata in scena di Roberto Fiore, segretario nazionale di FN, che ha raggiunto i manifestanti direttamente da Roma per esprimere la propria solidarietà e vicinanza ai familiari e amici delle vittime. Con l’occasione Fiore ha anche lanciato, tramite una conferenza stampa effettuata sul posto, la proposta d’istituire delle leggi speciali per i fenomeni di criminalità legati all’immigrazione che ormai sono diventati una vera e propria emergenza nazionale. La manifestazione di Ascoli Piceno, come di recente avvenuto in altre città d’Italia, conferma la nascente sinergia che si sta rafforzando giorno dopo giorno tra l’avanguardia militante forzanovista e i cittadini italiani sempre più esasperati ed abbandonati, l’esigenza di una Forza Nuova che irrompa nella politica nazionale espressione di una vera e propria unità di Popolo contro Poteri Forti e corruzione.

Un qualcosa di cui la sinistra si può vantare
Oltre 7 milioni e mezzo di individui poveri nel nostro Paese, nel 2006. E questa condizione non segna battute d'arresto. Lo rivela l'Istat, in un'indagine sulla poverta' relativa in Italia, resa nota oggi. In base alle cifre fornite dall'Istituto di statistica, dunque, le famiglie della Penisola che vivono in situazioni di poverta' relativa sono 2 milioni 623 mila e rappresentano l'11,1% delle famiglie residenti: si tratta, pertanto, di 7 milioni 537 mila individui poveri, pari al 12,9% dell'intera popolazione. Anche per l'anno precedente, il 2005, la poverta' stimata riguardava l'11,1% delle famiglie, corrispondente al 13,1% degli italiani. L'Istat, pertanto, osserva che, da quattro anni, la poverta' e' "sostanzialmente stabile, cosi' come sono immutate le principali caratteristiche delle famiglie in condizioni di poverta'". Il fenomeno rimane per lo piu' diffuso nel Mezzogiorno (qui, infatti, risiede il 65% delle famiglie povere), fra i nuclei numerosi e dove vivono persone anziane. La spesa media mensile per persona rappresenta la soglia di poverta' per una famiglia di due componenti che, nel 2006, e' risultata pari a 970,34 euro (+3,6% rispetto alla linea del 2005). Le famiglie composte da due persone, si legge ancora nell'indagine Istat, che hanno una spesa media mensile pari o inferiore a tale valore vengono, a questo punto, classificate come povere.

Caruso libero grazie all'indulto
L'esponente del movimento dei Disobbedienti Francesco Caruso è stato condannato a tre anni e quattro mesi di reclusione al termine del processo per l'irruzione di un centinaio di manifestanti no global all'Ipercoop di Afragola. Il deputato è stato ritenuto responsabile del reato di estorsione per quella che da molti fu definita un'azione di "esproprio proletario". La stessa pena è stata inflitta ad altri otto imputati. La pena è stata condonata di tre anni grazie all'indulto. Per gli imputati il tribunale ha stabilito l'interdizione per cinque anni dai pubblici uffici e 400 euro di multa. Una vicenda assai contrastata e che ha visto contrapposte due "verità". Per gli imputati infatti si trattò di un un'azione di disobbedienza civile, per protestare contro l'aumento dei prezzi e l'impoverimento delle fasce sociali più deboli; per l'accusa fu invece un'azione violenta, di quelle che negli anni Settanta venivano definite "espropri proletari" e che per il codice penale configurano il reato di estorsione. L'episodio è avvenuto il 27 ottobre 2004, quando alcune centinaia di persone attuarono una manifestazione all'Ipercoop di Afragola. Dopo aver riempito i carrelli della spesa fino all'orlo con merce prelevata alla rinfusa dagli scaffali, i manifestanti occuparono la barriera delle casse chiedendo lo sconto ''del 50% del prezzo di vendita''. Secondo l'accusa, per questo motivo uno dei responsabili avrebbe consegnato loro generi alimentari per un valore di 350 euro. Gli imputati respingono l'addebito sostenendo che non vi fu violenza, e che il direttore dell'ipercoop, convinto delle ragioni della protesta, decise di consegnare un paio di quintali di merce (pasta, acqua, e altri generi alimentari) che venne poi distribuita ai clienti.

Ecco le nuove multe... Da brividi!
Novità in vista per tutti gli automobilisti. Il Senato ha infatti convertito in legge il decreto del ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi con nuove norme per aumentare la sicurezza sulle strade. Queste le principali modifiche: alcol vietato nei locali notturni dopo le 2 e guerra a chi guida in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di droghe. Inoltre chi terrà il motore acceso in sosta per far funzionare l'aria condizionata rischia una multa fino a 400 euro. Aumentate le sanzioni anche per chi guida telefonando al cellulare senza vivavoce o auricolare (dai 148 ai 594 euro). Attenzione a portare i figli piccoli in moto o scooter: si potrà solo dopo i 5 anni di età. Mai dimenticare la patente. Chi guida senza potrà essere punito con una multa da 2.257 a 9.032 euro. I neopatentati da meno di un anno non potranno guidare auto con potenza superiore a 50 kilowatt. Per quanto riguarda la velocità, chi supera i limiti di oltre 40 km/h rischia una sanzione tra i 370 e i 1.458 euro e la sospensione della patente da 3 a 6 mesi. Dai 500 ai 2.000 euro oltre i 60 km/h. Ma le principali novità riguardano l'acol e la droga. Multa da 500 a 2.000 euro e l'arresto fino ad un mese per un tasso alcolico compreso tra 0,5 e 0,8 grammi per litro, da 800 a 3.200 e l'arresto fino a 3 mesi tra 0,8 e 1,5. Per chi supera invece 1,5 grammi per litro c'è un'ammenda tra i 1.500 e i 6.000 euroe l'arresto fino a 6 mesi. Resta in vigore la sospensione della patente. Chi guida sotto effetto di droga rischia invece una sanzione da 100 a 4.000 euro e l'arresto fino a 3 mesi. Cambiano le regole anche per i locali notturni, come pub e discoteche. Vietata la vendita di alcolici dopo le 2.

Macchina bruciata perchè italiana!
Ad una signora di Maia Alta(Merano), come riportato dal quotidiano Alto Adige, è stata bruciata la macchina. La vittima è un insegnante di italiano in pensione. Già in passato aveva subito simili attentati anti-italiani. I concittadini tedeschi non avrebbero gradito la sua presenza nella zona abitata in gran parte da tedeschi. I suoi alunni la chiamavano "walsche", e l'hanno terrorizzata per anni. Uno dei suoi cani addirittura è stato avvelenato,piu volte infranto i tergicristallo dell'auto e forato i pneumatici. Un'altra prova questa, del disagio degli italiani in Alto Adige. FORZA NUOVA MERANO esprime piena solidarietà alla donna anziana, che tra l'altro è anche invalida.

Poco alla volta Mussolini, Storace, Fiore, Romagnoli, Rauti e tutti i partiti che presiedono stanno entrando nella Casa di Berluska. Chi altro manca??
Luxuria...No comment
Forse neanche tra i c...oni che hanno eletto Luxuria, al secolo Vladimiro Guadagno non hanno immaginato che personaggio hanno con i loro voti messo in Parlamento. Ebbene in questi tempi di tagli e ristrettezze economiche, ecco che spunta l'Authority sul sesso. Ossia una commissione che deve chiarire se un ex uomo è: ancora uomo, mezzo uomo, frou-frou, donna oppure se è rimasto ancora sotto sotto un uomo. E ovviamente la possibilità di cambiare sesso a spese dello stato Disegno di legge

Finanziaria: L'elemosina di Prodi
Come da tempo si paventava la tassazione delle rendite finanziarie vengono innalzate dal 12,5% al 18,5%. Nell’articolato fiscale della Finanziaria c’è spazio per un aumento della detrazione Ici che salirebbe fino ad un massimo di 200 euro Chi dichiara meno di 15.493 euro può avere una detrazione d’imposta di 300 euro all’anno. Chi ne guadagna meno di 30mila, una di 150 euro, sempre all’anno. Vale a dire, uno sconto di 12,5 euro al mese d’affitto! L'altra mossa sembra ispirata al film Febbre da Cavallo: si prevede infatti la restituzione dei farmaci non utilizzati in caso di decesso di un parente. Inoltre ci sarà un ulteriore riduzione per le Forze dell'ordine e nella pubblica amministrazione. Per risparmiare si chiuderanno 6 tribunali militari e gli statali dovranno utilizzare internet per telefonare e la posta elettronica per comunicare
Questa finanziaria comunque sembra fare l'elemosina, come mossa elettorale visto che ormai questo governo con i contrasti interni e la mancanza di una vera maggioranza, è sempre più pronta ad andare a casa
Il regime Marxista della Birmania sta sopprimendo nel sangue una pacifica manifestazione, che da giorni si sta svolgendo nella sua capitale. Si contano già 9 morti tra cui un fotografo giapponese e più di mille arresti. Ma l'UE e gli U$A dove sono? Persino il presidente degli Stati Uniti George Bush, fa segnare un punto a suo favore, quando chiede l’intervento dell’ONU, quando parla di un Paese diventato ‘il regno della paura’, e annuncia l’inasprimento delle sanzioni, così come afferma la Presidenza di turno dell’UE”. “Per l’opposizione birmana è come per la lotta decennale del popolo Karen, molto rumore in Europa e negli USA, ma che se la sbrighino da soli, in quella terra, in quanto per ora non sono a rischio interessi transnazionali. Per ora all’UE bastano le solite parole” E i poveri birmani come da 44 anni a questa parte, possono continuare ad attacarsi al tram visto visto che la loro situazione non interessa a nessuno

Prodi,inutile e idiota!
Il nostro sciagurato Primo Ministro era presente anche lui all'assemblea delle Nazioni Unite. Ha parlato e straparlato come al suo solito, ma nessuno dice che il povero idiota ha parlato a notte fonda in una sala quasi completamente vuota!!


Si sta facendo un gran can can mediatico (direi inutile), sulla presenza di Ahmadinejad a New York al palazzo delle Nazioni Unite, e sul sospetto che l'Iran stia producendo l'arma nucleare. Ma perchè nessuno parla e condanna le parole qui di seguito di questo professore isrealiano?

(IAP News) -- An Israeli professor and military historian hinted that Israel could avenge the holocaust by annihilating millions of Germans and other Europeans. Speaking during an interview which was published in Jerusalem Friday, Professor Martin Van Crevel said Israel had the capability of hitting most European capitals with nuclear weapons. "We possess several hundred atomic warheads and rockets and can launch them at targets in all directions, perhaps even at Rome. Most European capitals are targets of our air force." Creveld, a professor of military history at the Hebrew University in Jerusalem, pointed out that "collective deportation" was Israel's only meaningful strategy towards the Palestinian people. "The Palestinians should all be deported. The people who strive for this (the Israeli government) are waiting only for the right man and the right time. Two years ago, only 7 or 8 per cent of Israelis were of the opinion that this would be the best solution, two months ago it was 33 per cent, and now, according to a Gallup poll, the figure is 44 percent." Creveld said he was sure that Israeli Prime Minister Ariel Sharon wanted to deport the Palestinians. "I think it's quite possible that he wants to do that. He wants to escalate the conflict. He knows that nothing else we do will succeed." Asked if he was worried about Israel becoming a rogue state if it carried out a genocidal deportation against Palestinians, Creveld quoted former Israeli Defense Minister Moshe Dayan who said "Israel must be like a mad dog, too dangerous to bother." Creveld argued that Israel wouldn't care much about becoming a rogue state. "Our armed forces are not the thirtieth strongest in the world, but rather the second or third. We have the capability to take the world down with us. And I can assure you that that this will happen before Israel goes under."
Islamic Association for Palestine (IAP)